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Alfredo De Marsico, l'avvocato condannato a morte: "Il sole tramonta su questa Corte d'Assise"

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 Alfredo De Marsico, avvocato, giurista, uomo politico, fu tra i massimi oratori del Novecento, Docente di diritto e procedura penale a Napoli e a Roma, deputato al Parlamento dal 1924 al 1943, anno in cui divenne Ministro di Grazia e Giustizia e fu condannato a morte in contumacia per aver votato contro Mussolini nella seduta del Gran Consiglio del fascismo del 24 luglio 1943.

Numerosa è stata la sua produzione di opere giuridiche. Nel 1978 è stato pubblicato un volume di Prefazioni dall'editore Schena, Fasano di Puglia e nel 1989, presso lo stesso editore, Il sole tramonta sul tavolo di questa Corte di Assise, pagine da un diario epistolare, a cura di Maria A. Stecchi De Bellis .

da: Il sole tramonta sul tavolo di questa Corte di Assise, 1989.

Voglio intanto dirti che Pirandello e uno dei pilastri della mia educazione intellettuale. Grande il letterato e lo scrittore teatrale, grandissimo lo psichiatra. Tutta la sua opera è l'illustrazione scenica della schizofrenia: egli studia la moglie, che era ospite di una casa di salute per questa malattia. Il romanziere e il novellista non hanno pregi minori. Il fu Mattia Pascal risente di Unamuno. È splendidamente architettato e tocca la psicanalisi profondamente. Dal punto di vista politico fu, indubbiamente, un fascista. Nel 1929 fu nominato Accademico d'Italia e fu, poi, Premio Nobel. Io non escludo, come già ti accennai, che la sua fortuna di massimo autore teatrale del suo tempo, fu anche agevolata dalla disgrazia in cui cadde Bracco per la sua ostilità al regime, ma i suoi meriti sono altissimi. Ritengo che il suo maggior lavoro sia l'Enrico IV.

Roma, 19 febbraio 1977, ore 15

Finito il mio lavoro, ho avuto tempo di fare colazione da mio nipote, il discepolo prediletto di Ildebrando Pizzetti, nella bella casa che guarda su Villa Torlonia. Torno a Napoli attratto dalla necessità di continuare - stavo per dire e sarebbe più giusto - immergermi nello studio dei due processi di cui ti ho fatto cenno. Domani sarò nella zona di Eboli per studiare un reticolato di strade che E: necessario conoscere per comprendere le trame di un delitto del quale dovrò discutere a Salerno il 25. Sarà l'unico brandello di cui potrò disporre prima di quella data, essendo nei giorni precedenti occupato a Napoli.

 Napoli, 21 febbraio 1977

Ieri passai parecchie ore sulle colline tra Eboli e Oliveto Citra, per studiare la zona in cui si è verificato un gravissimo delitto. Un sole abbagliante, i pendii ricoperti di una soffice erba primaverile, una successione di panorami suggestivi.Oggi ho discusso in Assise e mi preparo per domani ad altra discussione. La morsa del lavoro non si allenta.

Mi è giunto ieri, dal libraio Marotta (che è solito, per le pubblicazioni di un certo tipo, non attendere le mie ordinazioni) un libro di Claudio Schwarzenberg, ordinario di storia del diritto all'Università di Palermo, su Diritto e giustizia nell'Italia fascista edito da Mursia. Vi sono citato spesso.

A proposito della registrazione della mia conversazione a Mantova, tengo a farti presente che, in rapporto al pensiero criminologico del Ferri, l'argomento è vastissimo e che io lo scelsi, sì, in omaggio al culto che Mantova serba del suo grande figlio ma mi fermai appena a toccare qualcuno degli aspetti che il tema presenta. È perciò che desidero non sia quel breve discorso pubblicato: ascoltato dopo cena poté essere perdonato ma per chi lo legge... a digiuno non può essere che intollerabile.

Napoli, 22 febbraio 1977

(Piazza Amedeo, 15)

Stupido e irritante questo giorno che dovrebbe segnare la fine del Carnevale. Aria di svogliatezza dovunque; bisogno di lavoro che incalza; i giovani... praticanti che fanno la vacanza prima, senza avvertirmi, nell'esercizio di un loro diritto; manipoli di scioperanti e fasci di bandiere rosse per le strade, che ostacolano il traffico. Queste, ormai, le manifestazioni della vita cittadina, ed è scoraggiante.

Mi rintanerò nello studio con i miei processi, qualcuno dei quali, come ieri, può diventare una fonte di amarezza, e con i miei libri. Stamattina, al risveglio, sono riuscito a leggere l'articolo di Citati su Proust; mi piace e te lo mando: le impressioni su Amsterdam e Venezia, incantevoli città di laguna; i pensieri su Rembrandt e Monet e quelli su Pùskin sono bellissimi. V`è un periodo, che ho segnato a margine, in cui è espressa felicemente la maggiore comprensione di se stessi per l'ammirazione che un altro spirito suscita.

Napoli, 24 febbraio 1977

(Piazza Amedeo, 15)

A Salerno, dove sono stato meno di due ore, ho saputo dall'avvocato Sofia del viaggio a Bari. Avremmo stabilito di spostarlo al 9, perché il 5 dovrò parlare al Circolo Artistico, in risposta a quanto dirà il senatore Guarino sull' aborto.In data più vicina, sabato 26 corrente, dovrò parlare a S. Angelo dei Lombardi perla inaugurazione del nuovo Palazzo di Giustizia. Interverrà il Ministro Bonifacio e sarà una strana cerimonia: la presenza del ministro di Grazia e Giustizia, infatti, costituirebbe quasi una garanzia, certo una promessa: una commissione recentemente nominata, invece, prospetta la soppressione di alcuni Tribunali.

Io sono stato scelto di sorpresa a tenere il discorso: venne tre sere fa il Sindaco ad invitarmi per il solo intervento. Ma ieri ho visto, nelle mani di colleghi(non mi è giunto neppure) l'invito a stampa, e vi ho trovato il mio nome. Non mi dispiace, per esporre qualche mia idea al Ministro, non dolcemente.

Proprio ieri il Tribunale di Napoli ha giudicato i due nappisti che ferirono nelle carceri i difensori andati a colloquio e non solo ha respinto la costituzione di parte civile che il Consiglio dell'Ordine chiedeva di fare, ma ha assolto con formula piena quei manigoldi. È il segno di una frattura che si apre tra Ordine giudiziario e Ordine forense ed io ho già preso posizione, convocando di urgenza il Consiglio e prendendo - iersera - la decisione di pubblicare una deliberazione di protesta piuttosto ferma che Il Mattino ed il Roma hanno infatti pubblicato stamani.

L'Avvocatura va certamente diventando una professione pericolosa ed è abbandonata dai giudici per quanto attiene la difesa di se stessa!Distratto dal lavoro di questi giorni non ho ancora corretto Michelangelo. Lo farò stasera e domani lo spedirò a Ricci. La prossima settimana metter mano ad Apogeo. Mi fa sorridere questo ricordare i miei capricci, non so se letterari o psicologici, quando da tutte le parti germoglia e si espande una produzione attraente, che posso guardare solo di sghembo, levando qualche volta gli occhi dalle pagine dei processi!

Napoli, sera del 27 febbraio 1977

(Piazza Amedeo, 15)

Oggi, dunque, sono stato a S. Angelo dei Lombardi: un nido di aquile dove, in fondo ad una vallata, e stato costruito il nuovo Palazzo di Giustizia. Presenti due Ministri (Bonifacio e De Mita) alcuni deputati e qualche senatore. Molti magistrati, molti avvocati, moltissimi cittadini. Hanno parlato il Sindaco, il Primo Presidente della Corte d'Appello, il Presidente del Tribunale, il Presidente del Consiglio dell'Ordine forense locale; poi io e, dopo di me, il Ministro Bonifacio. Io non mi sono limitato a rievocare gli avvocati di S. Angelo coi quali ho lavorato per anni, ed a sottolineare l'importanza che questa piccola sede montana ha per me: vi discussi a meno di 22 anni (nel febbraio 1910) la prima causa di Tribunale, avendo la spaventosa sorpresa di trovare avversario De Nicola, che da allora mi protesse con la sua benevolenza. Né ho raccontato solo che, poco dopo, con lo stesso De Nicola percorsi a piedi - sulla neve altissima, » che impedì alla carrozza portarci dalla stazione al paese - otto chilometri di strada di montagna, slittando ad ogni passo. Ho preso a criticare le riforme che proprio ieri, (a quanto riferiscono i giornali) il Ministro ha proposto al Consiglio dei Ministri per la soppressione dei Pretori e la istituzione dei giudici onorari. L'ho criticato senza riguardi, ed ho concluso che l'Italia è nelle orribili condizioni attuali per i provvedimenti catastrofici che i Governi, l'uno dopo l'altro, hanno emanati sebbene di ciascuno fossero prevedibili le conseguenze: queste riforme abbatterebbero gli ultimi pilastri contro il caos, infiacchiti dallo scuotimento di tutti gli edifici dello Stato, ma ancora esistenti. Ha risposto lui, prodigandosi in complimenti, ma eludendo il problema, come sempre, ed ha ricominciato a fumare la pipa... Non ho mancato di dire che non sentivo ragioni per soffocare il mio pensiero su problemi che interessano la Patria.Posso assicurarti non solo del consenso di tutti ma del compiacimento di coloro che erano in grado di valutare la sostanza delle questioni. Ora, dopo un viaggio attraverso l'alta Irpinia, sono di nuovo a Napoli.

 Napoli, 28 febbraio 1977

(Piazza Amedeo, 15)

La tua ultima mi ha portato anche una foglia ~ come ingiallita! – caduta dall'albero del passato.Quella lettera di Del Giudice risveglia i miei ricordi su Calandra e la mia devozione per il grande discepolo di De Sanctis, per l'uomo di Stato che trapunse la più gloriosa bandiera che l'Italia abbia impugnata. Lo commemorai a Lucera, su invito di G. B. Gifuni, nel 1953, e dettai la lapde che è murata nell'atrio di quel liceo (dove era stato alunno). È una delle poche epigrafi da me dettate, in località Fuori dalla Campania e, particolarmente, di Avellino.

Interrompo perché viene un collega che m'intratterrà per dettare una memoria non breve.

1° marzo, all'alba

Riprendo la lettera. Iersera ho finito di dettare la memoria alle 23,30 e, subito dopo, ho dovuto ricevere un vecchietto fornito di due lauree (in medicina e in legge), ridotto dalla miseria ad una larva d'uomo, che mi ha interessato ad una sua causa derivata, egli sostiene, da una persecuzione della polizia.

Sto ora per andare a Salerno e partecipare ad una laboriosa udienza in Assise. In altro periodo la cosa, forse, non mi sarebbe gradita: in questo sì, perché parecchie ore saranno assorbite da un dovere professionale che mi attrae.

Roma, 2 marzo 1977

(carta intestata Hotel Atlantico)

Sarei già partito, dopo la discussione del ricorso, che mi ha tenuto impegnato fino alle 13,30, se non avessi desiderato fare una tappa in casa di Emilia. Partirò alle 18, e comincerò a prepararmi a un fine settimana particolarmente intenso: studierò il processo che dovrò discutere proprio il mattino del sabato, a Salerno, (un intrico soprattutto topografico da sciogliere, mi auguro) e la sera stessa di sabato 5, interverrò alla discussione sull'aborto al Circolo Artistico.Questo secondo impegno che richiederà probabilmente un pubblico folto ed eletto, mi ha indotto a leggere un bellissimo libro stampato dalle Edizioni "du Seuil" di Parigi, che raccoglie i discorsi pronunciati da studiosi cattolici, in un convegno tenutosi a Parigi alcuni anni or sono.Vi parteciparono medici, psicanalisti, psichiatri, teologi numerosi, intervenendo ognuno dal proprio punto di vista, tracciando un orizzonte veramente vasto e vario delle questioni che il grave problema suscita. È un libro durissimo ma nutriente: le posizioni più avanzate sono raggiunte da un professore di teologia di Parigi.

Napoli, 6 marzo 1977

(Piazza Amedeo, 15; carta intestata Hotel Lutetia, Paris) All'indomani di una giornata trionfale o, meglio, in cui la fortuna mi ha arriso, come quella di ieri, non è immeritato l'onore che mi concedo scrivendo su un foglio parigino vetusto di quarantun'anni.

La causa di Salerno, intricata e difficile, si da indurmi a dedicare, come sai, una domenica allo studio dei luoghi sulle colline tra Eboli ed Oliveto Citra, finita con una sentenza di assoluzione per l'imputato per non aver commesso il fatto (ed il P. M. aveva perfino chiesto un aumento della pena a cui era stato condannato, da 16 a 23 anni); l'incontro di ieri sera all'Artistico col Senatore Guarino, sull'aborto, superato tra le manifestazioni di un uditorio apertamente favorevole a me.

Parlò lui per primo: e un oratore suggestivo, avvincente, nutrito di una profonda cultura romanistica (e Ordinario di storia del diritto romano all'Università di Napoli), ed uno studioso dei problemi politici e sociali del nostro tempo. Approvo il principio della legge che e in discussione al Senato (il diritto delle donne di interrompere la gravidanza nei primi 90 giorni, per motivi che nascono dalle previsioni di malattia per lei o per il nascituro, o per preoccupazioni economiche) e si occupò poi largamente di un problema che la Stampa lascia oggi nell'ombra: la posizione degli uomini politici cattolici, quale egli si professa, di fronte all'aborto (operarlo no, ma dovere di aiutare il legislatore, nell'affrontare il problema).Concludeva, sostenendo la necessità di abolire le sanzioni penali per i reati previsti dal Codice fascista e sostituirle con sanzioni che siano analoghe (ma quali?) a quelle medicinales del Codice canonico (la scomunica). Io approfondii, con ostilità, la sua prima affermazione: affrontai la seconda questione, dimostrando che, oggi, anche religiosi docenti di teologia, attendono a risolvere un quesito fondamentale ed oscuro (quando comincia la vita); negai il diritto o il potere di distruggerla (fondandomi sull'opera di Monod, Premio Nobel per la biologia, Caso e necessità, opera celebrata in tutto il mondo); confutai il divorzio fra coscienza individuale e dovere politico dei cattolici; ribadii la necessità di sanzioni penali contro l'aborto.

Il mio intervento partiva dalla necessità di rispondere, improvvisamente, ad argomenti che ignoravo perché i temi li poneva lui: mi aiutò molto l'aver letto il libro Avertissement et respect de la vie humaine di cui feci cenno nella mia di ier l'altro.La notte, dopo le prove ben riuscite di due discussioni, mi ha dato il ristoro di una dormita più lunga del solito (dall'una alle sei); poi la lettura mi ha legato e alle 10 lo studio mi ha risucchiato. Domani sera col piroscafo partirò per Palermo, dove dovrò difendere un medico; sarò di ritorno qui mercoledì mattina, anche col piroscafo e verso le otto e mezza partirò per Bari con Giovanni Sofia e i volumi dell'Eloquenza. Porterò anche qualche lettera e una fotografia.

Napoli, 28 marzo 1977

(Piazza Amedeo, 15)

Che cosa dicono, che cosa sono queste nuvole che salgono d`improvviso all'orizzonte e mi fermano il passo? Temo che siano il presagio ed il prodromo dell'epilogo! Avevo tutto prestabilito, anche nel mio cervello, un tessuto di idee ma la mattina del 25, verso le 5, mi prese un dolore al braccio, nella zona precordiale, ch'era un chiaro avviso di costrizione coronaria più forte, e non potei che disdire il viaggio per Foggia. Prima della decisione, che mi dispiacque, tentai distrarmi e cacciare il male, legandomi ad una lettura che doveva essere interessante, ma le fitte insistevano e non mi permettevano neppur di capire i periodi che leggevo. Ricordai il precetto del mio ottimo medico curante: è un male cui non si può opporre che un solo rimedio: l'immobilità assoluta a letto e lo osservai. Ma domattina mi leverò per andare in Assise.

L'elettrocardiogramma fatto la sera da Lo scalzo, non ha rivelato nulla di nuovo; la traccia del disturbo avuto l'anno scorso resta, ed è ormai incancellabile, ma per fortuna manca ogni segno di aggravamento. Si sono aggiunte delle aritmie, che posso constatare io stesso: esse, però, mi assicura il medico, non hanno alcuna importanza.

Ricorda che il 4 sera, alle 19, parlerò a Salerno per il beato Moscati. Il 7 mattina sarò a Milano. Comincio a pensare al discorso di Fasano e stamani ho ricevuto dal Rotary alcuni cartoncini d'invito. Negli ultimi tre giorni trascorsi a letto, ho meditato tutto il volume (sono 160 pagine densissime) Venezia e Bari che tu mi donasti: e assai ricco di notizie e di osservazioni e quell'Armando Perotti, di cui sono ristampate quattro conferenze, è davvero figura nobilissima. Curioso: gli autori delle postille (ve n'è una di Paratore) lo fustigano severamente, ma lo additano all'ammirazione dei lettori.

 

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