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Andrea Camilleri “Passione e ideologia”

rizzo

Andrea Calogero Camilleri (1915 – 2019), dopo una lunga vita vissuta intensamente, sia sul piano letterario, sia su quello sociale e politico, se n'è andato lo scorso 17 luglio.

Conosciuto in tutto mondo, soprattutto, per i suoi libri sul "Commissario Montalbano. Ai più, forse, è sfuggito che questo nostro "eclettico Personaggio", oltre a scrivere libri, più di 140, è stato anche sceneggiatore, regista, drammaturgo, dirigente Rai e insegnante all'Accademia di arte drammatica di Roma.

La sua scomparsa, annunciata a causa delle settimane di agonia che l'hanno preceduta, ha destato, come ormai è uso comune, anche la curiosità, in perfetto stile dei siti comunicativi, FB., Twitter, Instagramm e vari Blog e non sono mancate le contumelie le offese nei confronti di questo straordinario Personaggio, che non doveva godere, evidentemente, la simpatia degli eroici "leoni da tastiera".

Ne abbiamo letto di tutti i colori da chi oramai si crede depositario di ogni e qualsiasi "verità".

A prescindere!

Perché a prescindere. In un clima di eterna ed esasperata campagna elettorale l'accusa più pesante: "è un comunista".

Perché a prescindere. Tanto oggi si scrive di tutto senza uno straccio di argomentazione, senza l'onestà intellettuale di citare fonti, ricerche, letture…! Attività che costano fatica, impegno, disponibilità all'ascolto e al coraggio di "cambiare", quando si crede essere necessario. E, soprattutto, grande rispetto nei confronti di chi si trova, a torto o a ragione, dall'altra parte di un intelligente e civile dibattito.

Andrea Camilleri ha scritto su molti giornali e riviste, ha partecipato a dibattiti pubblici, a tavole rotonde e non ha mai disdegnato il portare rispetto nei confronti di altri interlocutori.

La rivista "MicroMega" aveva preparato un numero speciale, "Tutto Camilleri", quando la malattia dello scrittore era diventata irreversibile. E lo ha messo in circolazione lo stesso giorno dopo la scomparsa.

Il numero contiene tutti gli articoli scritti da Camilleri e pubblicati sulla Rivista dal 1999 al 2018: "Dalle poesie incivili" al Diario elettorale di Montalbano; dai Saggi e interventi sulla viltà degli intellettuali sulla costituzione antifascista, sulle lotte operaie, sull'Eutanasia". E su tanto altro ancora.

Ecco uno strumento adeguato al pensiero e all'azione, soprattutto di uno Scrittore e di un cittadino, che ha sempre evitato la "cultura del suddito". Per amor del cielo: si può essere favorevoli o contrari. Ma in maniera civile

Per i più giovani, soprattutto, forse è un bene ricordare il dibattito sul rapporto tra l'intellettuale e la società e sul ruolo della letteratura sviluppatosi intorno alla metà del secolo scorso, iniziando con il Convegno "Gruppo 63", tenutosi a Palermo, proprio nel 1963. Convegno che rappresenta le tracce della nuova avanguardia letteraria.

I modelli a confronto erano tra "gli scrittori che narravano la realtà" e quelli che dopo averla descritta "intervenivano per favorire nella realtà un cambiamento", a volte anche radicale. E i modelli erano: Italo Calvino, narratore, e Pier Paolo Pasolini, impegnato ed interventista.

Ora a leggere questo interessantissimo numero di "MicroMega" non sarà difficile, con tutti i "ma" e i "se" del caso, collocare le scelte di Andrea Camilleri con il massimo rispetto a chi non esita, come si suol dire ai nostri giorni "metterci la faccia".

In una delle "Poesie incivili", aprile 2008, Camilleri scrive: "Guardate bene, ma tutte in fila, queste belle facce, / non hai che da scegliere tra la stupidità e l'arroganza, / tra la scelleraggine e l'acqua santa, tra la supponenza / e la scempiaggine, tra la dissennatezza e la demenza.

Tra la truffa e la rapina, tra l'aspersorio e il manganello, / tra l'inganno e il mercimonio, tra la chiesa e il bordello, / tra il corrotto e il corruttore, tra il razzista e l'alalà, / tra il baro e il mentitore… E non finisce qua". (pag.183). Ed eravamo nel 2008. 

Il 2 dicembre 2005l'Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) e la rivista Forze civili, organo dell'Associazione, organizzano una "conversazione" con Andrea Cammilleri, Giovanni Aliquò, Carlo Morselli, Paolo Di Fonzo, Giuseppe Simonelli, Antonia Napoli, Salvatore La Rosa e Antonio Giordano. La "conversazione" apparirà nel numero 3 del mese di marzo 2006 con il titolo "Perché faccio scomparire il Commissario Montalbano" (pagg.146/ 165). Ma dalla lettura invece si capisce che il "Commissario Montalbano", ora conosciuto in 27 Paesi del Mondo, anziché sparire, andrà avanti per le raccomandazioni di Elvira Sellerio.

Ma perché Cammilleri ha scelto un uomo della polizia, anziché un carabiniere o un finanziere?

"Perché ho scelto un poliziotto? Io sono siciliano, e ho letto, in uno studio che è stato fatto, che Campania, Sicilia e Lazio danno il meglio apporto di uomini della polizia. Bene, essendo io nato in Sicilia nel1925, e avendo avuto modo di arrivare fino ai miei 17 anni sotto il fascismo, ricordo che dalle mie parti ci si fidava più dei carabinieri che non della polizia, perché la polizia era più politicizzata, e quindi un latitante preferiva consegnarsi ai carabinieri. (…) Finii con lo scegliere un commissario di pubblica sicurezza, perché c'è una certa rigidità militare nei carabinieri che mi faceva scarso gioco". (Mi chiedono: a chi somiglia Montalbano? E io, fino a qualche anno fa, non ho mai saputo spiegare a chi somigliasse.

Poi mia moglie mi disse: 'Ma ti rendi conto che stai facendo un lungo ritratto di tuo padre? '. Era vero. Agli occhi di mia moglie – che non è siciliana, ma di educazione milanese, e quindi si trova a una certa distanza da ciò che scrivo - appariva chiaro che stavo facendo, e ho continuato a fare a tratti, a spezzoni, un ritratto di mio padre. Credo che i caratteri migliori che voi potrete trovare in Montalbano, sono il riflesso dell'insegnamento quotidiano di mio padre. Il quale non seppe insegnarmi nulla, se non essere quello che sono. Mi sembra un altissimo insegnamento" (pagg.151 – 152 - 153). 

 "Esiste una destra civile?" ne discutono Camilleri, il direttore di MicroMega" e Fabio Granata giovane rampante dell'Alleanza nazionale" di Gianfranco Fini.

Granata, dopo essere stato assessore della giunta regionale della Sicilia, approda al Parlamento nazionale del governo Berlusconi.

Al di là delle perizie politiche di Fabio Granata, la "conversazione" (pagg. 195 – 212) rappresenta un modello di rispetto umano e politico dell'avversario, mai nemico.

Certo! Era un altro clima, ed erano altri personaggi, capaci di parlare non alla pancia dell'elettore, ma alla testa.

"Cammilleri esordisce: "Io e l'onorevole Granata abbiamo storia politiche molto diverse. Io non sono un politico, ma non ho mai nascosto la mia formazione e le mie idee di sinistra, mentre Granata è cresciuto nel Movimento sociale italiano e adesso è parlamentare del 'Popolo delle libertà'.

Dando per acquisite queste differenze, credo possiamo passare direttamente a confrontarci, in modo pacato e sereno, su quello che sta succedendo oggi in Italia. E soprattutto su quello che potrà accadere in futuro, perché i problemi con i quali abbiamo a che fare sono di enorme portata storica e proiettano le loro ombre molto al di là del presente" (pag.195).

Granata dà grande importanza a questo incontro ed elenca tutta una serie di iniziative, anche parlamentari, a testimonianza di quanto gli sia "stretto" il contatto di personaggi della sua stessa parte politica.

E, ad un certo punto, afferma: "Noi per adesso stiamo facendo un lavoro 'gramsciano' (questa volta riprendo una categoria che, al contrario della citazione di Pound, penso possa essere apprezzata dai miei interlocutori). Stiamo lavorando sul metodo e sul linguaggio e su questi tempi ci stiamo giocando la nostra partita" (pag.201).

E per concludere, permettetemi un ricordo personale.

Nel 2002 Salvatore Silvano Nigro ha curato, per i Meridiani Mondadori, le due edizioni de "I Promessi sposi": quella del 1827 e quella del 1840.

La presentazione dell'opera a Catania era stata affidata ad Andrea Cammilleri che, dopo una dotta, rigorosa e puntuale presentazione dell'Opera, con la sua voce rauca e ammiccante, cita un episodio che aveva visto protagonisti Alessandro Manzoni e lo stesso Cammilleri.

Cosa era successo.

Nel 2000, il Collegio dei docenti del Liceo classico di Ispica (RG) approva la proposta di un professore d'italiano di rimpiazzare, come libro di testo, "I Promessi sposi" col romanzo "Il birraio di Preston" di Andrea Camilleri. La notizia fece scalpore e Cammilleri scrisse una lettera / articolo scusandosi con il Maestro e che venne pubblicata sul quotidiano "La Stampa" di Torino.

Una lettera da leggere e da meditare.

 

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