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Attacco ad avvocati, violate 150mila caselle pec, possibile un decreto di sospensione dei termini processuali

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Una lettera di OCF - Organismo Congressuale Forense - diretta alle ministro di Giustizia Alfonso Bonafede per chiedere l'emanazione di un decreto di sospensione dei termini processuali a decorrere dal 7 maggio 2019, in modo da tutelare gli avvocati italiani dalle conseguenze dell' attacco informatico ai sistemi di posta elettronica certificata avvenuto nei giorni scorsi, che ha interessato, niente di meno, che 150.000 legali. Una problematica, quindi, molto più ampia ed estesa di quanto originariamente si fosse fatto credere, come intuito anche da questo giornale, che fin dalle prime ore aveva rilevato che fosse ben poco credibile che l'attacco si fosse indirizzato soltanto ad uno dei Fori italiani, quello capitolino, per quando il Foro con maggior numero di iscritti. Ed infatti, da indiscrezioni, riconoscimenti di alcuni Coa ed ammissioni di decine di avvocati, sembra che ad essere colpiti siano stati molti altri territori, In particolare quelli dell'Italia centrale e della Campania.

Ma ecco la lettera al Ministro, che, è bene specificare, non è stata al momento ancora seguita da un decreto:

Lettera al Ministro Bonafede sull'attacco informatico ai sistemi di posta elettronica certificata degli Avvocati Italiani.
"Abbiamo scritto al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per segnalare che nei giorni scorsi taluni gestori di servizi di posta elettronica certificata, tra cui certamente "Lextel-Visura" e "Infocert", hanno subito un grave attacco da parte di non meglio identificati hacker, che sono riusciti a porre in atto intrusioni nelle caselle pec dei singoli utenti con l'acquisizione illecita dei dati riservati ivi contenuti.

Il fenomeno ha interessato circa n. 150.000 caselle p.e.c. intestate ad Avvocati Italiani ed utilizzate quale strumento di interazione con gli uffici giudiziari, per le comunicazioni e le notifiche di giustizia e per il deposito degli atti.

La situazione configura dunque il serio rischio che si verifichino un gran numero di incolpevoli decadenze da adempimenti processuali in tutti i settori della Giurisdizione, cosicché ne risulterebbero sicuramente pregiudicati i diritti dei cittadini e delle imprese di cui sia in corso la tutela giurisdizionale.

Per tali ragioni abbiamo invitato il Ministro a valutare l'ipotesi di disporre già da subito una proroga di tutti i termini processuali a partire dalla data del 7.05.2019 (giorno in cui è cominciato l'attacco informatico) fino a quando la problematica non sia definitivamente risolta e non sia ripristinata la piena funzionalità degli strumenti di posta certificata violati".

Ma ecco, per quei pochi che non avessero seguito l'accaduto, la cronaca di quelle ore "calde" come documentata nel nostro giornale.

 «Voi avvocati siete parte di questa giustizia, che difende i ricchi e condanna i poveri». Sembra essere questa la motivazione dell'attacco hacker che ha già violato oltre 30.000 indirizzi PEC di altrettanti avvocati italiani, al momento sembra - ma non è certo - del Foro di Roma. I numeri sono stati forniti dal Corriere della Sera poco fa, e sui fatti sono in atto indagini da parte della polizia postale, che è alla ricerca dei responsabili di un attacco che potrebbe non essere ancora concluso. Secondo indiscrezioni, l'attacco hacker sarebbe opera del gruppo informatico anarchico denominato Anonymous, diffuso in tutto il pianeta ed anche in Italia, che si è distinto negli anni scorsi per una serie di imprese clamorose, come l'attacco alla rete informatica del Ministero per l'istruzione italiano. D'altra parte, che dietro l'attacco in corso possa esserci proprio l'organizzazione in parola sembrerebbe anche accreditato dalla rivendicazione della medesima: è stato infattiil blog della divisione italiana ad annunciarela violazione di oltre 30mila indirizzi di posta certificata di altrettanti avvocati.

Proprio perché l'attacco non potrebbe non essere concluso, si rende necessario da parte dei potenziali destinatari l'adozione di tutte le misure utili a ridurre i pericoli, il più consistente dei quali è la perdita irreversibile di tutti i dati contenuti nella casella. Alcuni Consigli dell'Ordine stanno, proprio per questa ragione, consigliando i propri iscritti di cambiare la password, salvare immediatamente i dati contenuti nelle caselle, ma anche di verificare, tramite simulazioni, se i messaggi in partenza giungano regolarmente ai destinatari.

"L'attacco informatico subitodall'Ordine degli Avvocati di Roma rappresenta una gravissimaviolazione non solo della privacy degli iscritti e dell'integrità dell'istituzione forense, ma anche una violazione penalmente rilevante di un diritto costituzionalmente garantito,quale quello dell'inviolabilita' della corrispondenza". Lo haaffermato poco fa il presidente del Consiglio dell'ordine degli Avvocati di Roma, Antonino Galletti.

"In questo momento, i tecnici della azienda di software che
fornisce l'infrastruttura tecnologica all'Ordine forense romano
- spiega - sono al lavoro insieme ai funzionari della polizia
postale per verificare l'entita' del danno e chiudere la falla.
Secondo le verifiche dell'azienda, le caselle di posta violate
sono quelle i cui titolari non hanno cambiato la password
iniziale assegnata dal fornitore. Tutti i responsabili - conclude Galletti - saranno naturalmente denunciati all'autorita'
giudiziaria".

Tra i professionisti colpiti anche il sindaco di Roma Virginia Raggi. Anonymous ha spiegato le motivazioni dell'attacco hacker, riportandoalcuni screenshot dell'account Pec del sindaco:«Con l'avvicinarsi dell'anniversario della loro cattura, vuole ricordare i vecchi Amici Aken e Otherwisearrestati nel Maggio 2015. Non avete capito che Anonymous non ha leader? Arrestati 2 altri 100 ne nascono». Una sorta di ritorsione, quindi, per il fermo dei due attivisti, con l'organizzazione che ha individuato come responsabili anche gli avvocati:«Dopo anni di attacchi ancora non avete capito chi sono i veri cattivi. Voi avvocati siete parte di questa giustizia, che difende i ricchi e condanna i poveri».

 

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