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Braccialetti elettronici ancora non disponibili, e noi tutti paghiamo!

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 Il servizio per la fornitura e la gestione dei braccialetti elettronici sarebbe dovuto partire dallo scorso ottobre, ma per far ciò il ministero dell'Interno avrebbe dovuto nominare la commissione di collaudo di tutto il sistema riguardante l'emissione del servizio, quindi l'infrastruttura, la sala di controllo e i device. Commissione che, però, è stata nominata solamente nelle settimane scorse e quindi il collaudo non è ancora partito. Detto in breve, il ministero dell'Interno non ha rispettato i tempi in modo da garantire l'entrata in funzione come già programmato.

Nel frattempo ci si deve accontentare dei 2000 braccialetti elettronici di Telecom in tutta Italia che sono del tutto insufficienti: liste di attesa per detenuti che potrebbero uscire ma che non lo fanno perché non c'è la disponibilità dello strumento di controllo. I braccialetti elettronici potrebbero essere facilmente utilizzati per le misure alternative, per le cosiddette sanzioni di comunità, come nel caso di persone che devono scontare pochi mesi. Ci sarebbe un importante sfollamento delle carceri, questione non secondaria visto il numero dei detenuti sta aumentando in maniera esponenziale. Al 31 dicembre 2018, infatti, secondo i dati aggiornati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, risultano 59.655 detenuti rispetto ad una capienza regolamentare di 50.581 posti. Una soluzione per dare effettività all'art. 275 bis comma 1 del codice di procedura penale che prevede, appunto, l'utilizzo del braccialetto. 

 La compagnia telefonica Fastweb, che ha vinto la gara d'appalto, fornisce l'intera infrastruttura per il collegamento e il controllo a distanza dei dispositivi, installando presso le abitazioni delle persone sottoposte agli arresti domiciliari le centraline (base station) collegate al Centro elettronico di monitoraggio che segnalano alle centrali delle Forze dell'Ordine l'eventuale allontanamento della persona soggetta a provvedimento restrittivo dal raggio di copertura. Il ricorso al braccialetto elettronico serve, quindi, non solo a sfoltire le carceri dai detenuti per pene brevi e di lieve entità, ma è utile anche alle forze di polizia che possono evitare di impegnare il personale per visitare e controllare giornalmente i detenuti ammessi a fruire di misure detentive domiciliari. Ricordiamo che ci saranno 1.000 braccialetti elettronici al mese fino a un surplus del 20 per cento, con i relativi servizi di assistenza e manutenzione per 36 mesi. Avrebbero dovuto già essere in funzione, ma ci vuole il collaudo, e il ministero degli Interni ha nominato la commissione solo un paio di mesi fa. Nel frattempo un detenuto continua a costare oltre 150 euro al giorno alle tasche dei cittadini. Di tutti, anche di quelli che vorrebbero "buttare la chiave". Cui prodest?

 

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