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Casella pec, Cassazione su remissione in termini per mancata lettura e saturazione

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Gli avvocati, dal momento in cui è stata ad essi affidata una casella pec, sono tenuti a gestirla con diligenza e con una periodicità tale da consentire loro la conoscenza in tempo reale di ogni comunicazione sia loro inviata da parte di uffici giudiziari o colleghi, e la corretta e tempestiva gestione di ogni adempimento collegato. In ogni caso, proprio in quanto responsabili della predetta gestione, essi non possono chiedere al giudice alcuna rimessione in termini nel caso in cui non abbiano assunto conoscenza del contenuto di alcune comunicazioni, anche se tale circostanza fosse stata addebitabile alla saturazione della casella a causa della sovrapposizione di una pluralità di comunicazioni, dato che, tra gli altri adempimenti cui l'avvocato deve procedere, c'è anche quello di pulizia della casella in modo da salvaguardare la continuità del servizio. 

La giurisprudenza di merito, sia pure in casi particolari, aveva in subiecta materia conosciuto delle aperture, ma adesso con la sentenza n. 13532 del 20 maggio 2019, odiernamente in commento, a Corte di Cassazione Civile, sezione Lavoro, ha chiarito che, "con specifico riferimento alla ipotesi di saturazione della casella PEC, è stato escluso che tale saturazione configuri un impedimento non imputabile al difensore al fine di legittimare la richiesta di rimessione in termini per la notifica di un atto".

 Tale affermazione", ha precisato la Cassazione, "si pone in continuità con precedenti pronunzie di questa Corte che hanno sottolineato come, una volta ottenuta dall'ufficio giudiziario l'abilitazione all'utilizzo del sistema di posta elettronica certificata, l'avvocato che abbia effettuato la comunicazione del proprio indirizzo di PEC al Ministero della Giustizia per il tramite del Consiglio dell'Ordine di appartenenza, diventa responsabile della gestione della propria utenza, nel senso che ha l'onere di procedere alla periodica verifica delle comunicazioni regolarmente inviategli dalla cancelleria a tale indirizzo, indicato negli atti processuali, non potendo far valere la circostanza della mancata apertura della posta per ottenere la concessione di nuovi termini per compiere attività processuali".

Nel caso specifico, la Suprema Corte di legittimità pertanto rigettato il motivo di ricorso di un avvocato, ribadendo il principio dopo aver ricostruito la normativa presupposta. Nel caso in cui si chieda una rimessione in termini pertanto, la richiesta dovrà essere supportata da elementi circostanziati che siano fondati su comportamenti o fatti esterni ed indipendenti alla gestione da parte del professionista, come, da ultimo, dall'attacco di Anonymous alle Caselle PEC degli avvocati di Roma e non solo.

 

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