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"Ce l'ho fatta con tanta fatica". Maria, una vita ad insegnare, è dirigente: "Mi asciugo le lacrime e torno nella mia Sicilia".

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Roma risplende di una luce diversa in questa tarda mattinata di metà giugno.Mi sono accasciata su una panchina di fronte alla sede in cui ho affrontato la prova orale, l'ultimo scoglio concorsuale, e avverto brividi nonostante il sole riscaldi le lacrime che mi rigano il volto. È finita. Ce l'ho fatta! Non riesco ancora a credere che poco più di un anno fa ero una dei 35mila aspiranti Dirigente Scolastico che si apprestavano ad affrontare un concorso difficile e pieno di incognite. Sono una docente con qualche lustro di esperienza che ha appena svolto la prova orale relativa al concorso dirigenti scolastici. Ho superato la preselettiva, lo scritto e anche l'orale. Non senza fatica, anzi. "Ma chi me l'ha fatto fare?", mi chiedevo mentre leggevo il mio nome tra gli ammessi alla prova scritta, consapevole di ciò che mi aspettava e dell'impegno che mi stavo assumendo dopo avere superato un'impegnativa selezione con quesiti sul sistema scolastico, con tempi ridotti e non adatti a risposte di ampio respiro. Ho quasi paura a guardare indietro ripensando agli sforzi, alle centinaia di pagine piene di appunti e sottolineature, alla rabbia, ai pianti e alle notti insonni di questi ultimi dodici mesi.

  La fatica, lo scoraggiamento e le difficoltà nel far coincidere le esigenze di famiglia con quelle di lavoro e di studio, veri e propri equilibrismi. Il timore di deludere le aspettative che percepivo intorno a me. La voglia di mollare che mi assaliva ogni volta che mi rendevo conto di dovermi misurare con migliaia di nozioni da acquisire con un metodo mnemonico per superare i test. E poi il costo economico per testi e corsi di formazione, e quello – che non ha prezzo -per aver "congelato" i sentimenti. Un carico di stress inimmaginabile che ha finito per spegnere anche il mio proverbiale sorriso.

  "Gli esami non finiscono mai" diceva Eduardo de Filippo, e ogni tanto ci sta bene un esame di coscienza. Mi sento leggera e decido che sì, è ora di accendere il telefono per gridare alle persone che mi vogliono bene che, in un concorso caratterizzato –secondo alcuni- dal torbido, ce l'ho fatta. Da sola e con tanta fatica. Un lieve brezza mi scompiglia i capelli mentre asciugo le lacrime e mi alzo dalla panchina. È ora di tornare a Vittoria, nella mia Sicilia, dove tutto è iniziato e da dove ripartirò da dirigente scolastica. Ce l'ho fatta, quindi grazie alle colleghe e alle dirigenti che mi hanno supportata e capita nei momenti di scoraggiamento; grazie a mio figlio che ha sopportato i miei sbalzi di umore e, soprattutto, bravissima me!

 

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