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"Chiedere verità su Giulio Regeni non è roba di sinistra" ma chi rimuove gli striscioni è indegno della fascia che indossa

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"Chiedere la verità sulla morte di Regeni non è una roba di sinistra". Lo ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, rispondendo ad alcuni quesiti di lettori. Lo ha fatto, mentre in questi giorni la questione sembra essere saltata a pie' pari all'interno di un dibattito politico che dovrebbe occuparsi d'altro, tra polemiche e sindaci attenti, subito dopo il loro insediamento, a rimuovere gli striscioni che chiedono verità e giustizia per il giovane ricercatore italiano.

Lei ha ragione, dottor Cazzullo, in ciò che ha scritto. Non è questione di sinistra, di destra e non è questione di schieramenti. Ricercare la verità su questo giovane, ucciso dopo essere stato torturato, è un dovere di ogni rappresentante delle nostre istituzioni e chi rimuove gli appelli delle associazioni alla ricerca della verità è semplicemente indegno della fascia tricolore che indossa. Per questo, noi vorremmo che la sua bella nota fosse letta da ogni uomo libero.

Cari lettori,
Vi confesso che anche io talora ho avuto l'impressione che lo striscione o i cartelli – in sé giusti e doverosi – che chiedono «verità per Giulio Regeni» siano diventati, nella percezione di molti, una sorta di sigillo di democraticità controllata e garantita, ad uso non solo di palazzi pubblici ma di librerie ed esercizi commerciali. Un modo non soltanto per esprimere solidarietà – in sé giusta e doverosa – alla vittima e alla sua famiglia, ma anche un po' per «sentirsi migliori». Ma questa non è una buona ragione per toglierlo, lo striscione. È vero il contrario: il fatto che il nuovo sindaco leghista di Sassuolo abbia avvertito come una priorità togliere quel segno di solidarietà per Regeni, conferma ed enfatizza una lettura di parte che è invece ingiusta e inopportuna.
Giulio Regeni era un giovane italiano di talento: non si entra a Cambridge per caso. È morto sotto le torture degli sgherri di un regime. Chiedere che l'Egitto collabori con le autorità italiane a fare luce sull'omicidio e punisca gli assassini non è una «cosa di sinistra»; è quello che fa un Paese unito nei propri valori, nella difesa dei propri cittadini, nel rispetto di se stesso. Se poi a togliere quel segno di solidarietà è il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, vale a dire la terra di Giulio e della sua famiglia, l'errore è ancora più grande.

 

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