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Come essere veramente felici: le "ricette" di Sigmund Freud ed Erich Fromm sono a portata di tutti noi

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 Oggi il concetto di Felicità, su cui da sempre si è filosofeggiato, teorizzato e scritto, è inglobato nel più ampio concetto di Qualità della Vita, secondo il quale essere felici equivale ad essere soddisfatti delle proprie condizioni di vita.

Questo è un costrutto "moderno", la felicità non è sempre stata vista in questi termini. Ad esempio, fra le voci più autorevoli ricordiamo quella di Freud, padre della psicoanalisi, per il quale la felicità corrisponde all'esercizio della propria libertà e alla possibilità di procurarsi piacere. Da queste premesse ne viene fuori che essere felici è molto difficile, poichè già il fatto di appartenere ad un sistema (familiare, sociale) comporta delle perdite, prima fra tutte quella della "libido", ovvero della possibilità di poter soddisfare i propri bisogni e piaceri. Rinunciare ai propri istinti per rispettare le regole della civiltà comporta disagio, frustrazione, sofferenza. Freud arriva quindi alla conclusione che l'uomo civile ha scambiato una parte delle sue possibilità di essere "felice" per un po' di sicurezza.

Ritengo molto interessante anche il pensiero di Erich Fromm, per cui l'essere umano potrebbe essere felice solo se riuscisse a essere un individuo "solidale", lontano da egocentrismi e individualismi, e sempre più vicino agli altri uomini; infatti uno dei bisogni e desideri più forti per l'uomo, secondo Fromm, è proprio quello di relazionarsi con gli altri individui. In questo modo può sperimentare il vero senso dell'esistenza, dell'amore, della gioia della condivisione, allontanandosi dalla modalità esistenziale dell'avere, del possedere, dell'egoismo.

 Certamente la felicità può essere tutto ciò, ma resta anche una faccenda assolutamente privata, per cui ognuno di noi può realmente sapere cosa costituisca per lui l'essere o meno "felice". Ognuno ha la sua idea di felicità, o più idee di felicità, che sicuramente hanno a che fare con il proprio vissuto e con il sistema in cui si vive e sono influenzate da una molteplicità di fattori che interagiscono tra loro.

Può addirittura la felicità rappresentare l'infelicità: illuminante, ironico e del tutto vero credo sia infatti il lavoro di Paul Watzlawick, psicoterapeuta austriaco contemporaneo, che nel suo libro "Istruzioni per rendersi infelici" dichiara apertamente che non saremmo nulla senza la nostra infelicità. Fornisceaddirittura proprio una serie di istruzioni per diventare "infelici", in quanto la ricerca dell'infelicità risulta molto più facile rispetto a quella della felicità.

Fra questi l' Esaltazione del proprio passato, perché è vero che il tempo spesso aiuta a guarire dalle proprie ferite quindi, per evitare che ciò accada, rimuginare su eventi trascorsi può essere un buon esercizio. La parte più divertente sarà il simpatico imbarazzo di molti di noi di ritrovarsi già "esperti" in questi istruzioni.

Denebola Ammatuna, Psicologa-Psicoterapeuta

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