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Come sopravvivere quando i clienti pagano (se pagano) anni dopo (da "Volevo fare l'avvocato")

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Le difese d'ufficio. Cominciamo da qui.
Il vero avvocato è quello che ha subìto, sperimentato e goduto delle difese d'ufficio.
Oggi esiste un cervellone che assegna la difesa d'ufficio – secondo il turno – al difensore che in un dato giorno si trova inserito dentro una specie di casella elettronica.
Quando ho iniziato – già vent'anni fa circa, maledizione – la difesa d'ufficio era di chi se la prendeva. Mi spiego meglio. Partite dal principio che essa era ed è – ancora oggi – considerata una vera e propria rottura di coglioni per un avvocato "serio", un inciampo di giornata che vi fa perdere tempo e basta. Per tutta una serie di motivi.
I difesi d'ufficio ti arrivano addosso – come camion senza autista – animati dalla ferrea convinzione che tu sia pagato dallo Stato e loro non ti debbano un soldo.
Non è vero. Sono loro a dover pagare. Almeno funzionava così fino a un passato molto vicino.
L'art. 38 Disp. Att. al Codice di Procedura Penale stabilisce che la difesa d'ufficio è comunque retribuita.
Tutti gli avvocati iscritti alle difese d'ufficio scrivono sempre una lettera informativa all'assistito di turno in cui gli comunicano di essergli stati assegnati e che il pagamento del difensore d'ufficio non spetta allo Stato bensì all'assistito direttamente.
Il cliente di ufficio non paga di tasca propria ma scarica il suo obbligo di retribuire l'avvocato sullo Stato soltanto quando sia irreperibile o latitante. A te resta l'onere in questo caso di dimostrare l'effettiva irreperibilità del tuo assistito.
Se dovete farvi pagare dal cliente – perché non è irreperibile ma sempre vicino a voi e telefonicamente molto vivace (vi stressa in continuazione anche sul cellulare che voi gli avete dato pensando di essere un avvocato all'americana reperibile h24) – sono dolori. Quando il soggetto capisce finalmente di dovervi pagare di persona, prima inizia le telefonate ai limiti dello stalking, poi comincia ad accampare le scuse più fantasiose del mondo.
Ogni volta che farete una telefonata per farvi portare qualche soldo (siamo ai limiti della questua), ne sentirete di ogni. Per evitare inutili perdite di tempo è necessario prendere di petto il vostro difeso d'ufficio fin da subito, siate chiari.
Prima ancora di dirgli senza giri di parole che vi deve pagare, domandategli se abbia un difensore di fiducia che lo assista abitualmente. Se esiste, mandatelo da lui. È un vostro dovere. Detto questo, buona fortuna.
Il cliente potrà dirvi va bene, vado dal mio avvocato di fiducia, oppure, no grazie, non ce l'ho, resto qui da lei, anzi la nomino di fiducia.
In quel caso stipulate con lui un contratto in cui fissate l'importo del vostro onorario. Un contratto scritto vi eviterà tutta una serie infinita di discussioni.
Sia chiara una cosa.
Dovrete – pagati o no – dare il massimo, anche se il cliente è uno stronzo e non vi vuole pagare a tutti i costi. Se la difesa va male e il vostro difeso d'ufficio non vi ha pagato ma rischia di andare dentro, sappiate che un qualunque vostro errore – anche minimo – sarà utilizzato per invocare la vostra negli- genza, imprudenza o imperizia.
A prescindere, il vostro lavoro consisterà nell'aver svolto una difesa ineccepibile, tale da farvi dire da chiunque lo prenda in mano: bravo.
Se le difese d'ufficio vengono considerate una seccatura ci sarà un motivo ben preciso, pecunia a parte. Arrivano sempre quando meno te l'aspetti, nei momenti più clou dell'anno. È la vigilia di Natale, è Ferragosto oppure Pasquetta?
Una telefonata dei Carabinieri, della Polizia o della Guardia di Finanza, vi informerà verso le quattro di mattino che è stato arrestato Tizio e voi siete il difensore d'ufficio del giorno prescelto.
I clienti d'ufficio non potete sceglierli.

 Sono loro a farlo mentre voi non avete la possibilità di rinunciare a quel mandato se non in casi assolutamente eccezionali.
Non preoccupatevi.
Dalle difese d'ufficio ricaverete sicuramente un sacco di seccature ma esse restano – bisogna dirlo senza ipocrisia – il territorio di miglior apprendimento per un avvocato penalista.
In assoluto. Qui non importa il soldo.
La direttissina – per esempio – che è la difesa d'ufficio per antonomasia, ti scaraventa in aula in dieci secondi netti e tempo per studiare gli atti non ce n'è. Ti ritrovi davanti a una persona sconosciuta che è in difficoltà totale perché non ha più la sua libertà e a volte fa pure fatica a respirare. Una volta difesi una ragazza che restò scollegata dalla realtà per tutta la durata dell'udienza. Una specie di catatonia processuale.
I migliori penalisti sono stati – e continuano ad essere – anche avvocati d'ufficio. Ho superato l'età delle difese d'ufficio tutti i giorni e per questo mi accorgo di essere diventato meno pronto.
Saranno pure una rottura di coglioni ma quando ho iniziato erano l'unico campo dove mi era permesso giocare a calcio.
Nessuno ti dava la sua fiducia. Nessuno ti nominava di fiducia.
Se mi assegnavano dei clienti d'ufficio studiavo come un matto per tirare fuori chi si era ritrovatouno come me.
Sono state anche l'energia umana da tirar fuori ogni qualvolta fosse necessario affrontare qualcuno che fino a un minuto prima era un perfetto sconosciuto.
Sono state il primo momento in cui ho provato la solitudine delle decisioni.
Un minuto prima sei al bar a parlare di calcio, dopo sei in aula con un disgraziato bagnato di sudore acido la cui vita per i prossimi anni dipende da quello che riuscirai a fare tu in dieci minuti. Se uno ci pensa, c'è da farsi venire i brividi.
La difesa d'ufficio è un'amante occasionale ma che ti sta sempre addosso. È l'abbraccio del lebbroso, la prova del fuoco, l'ordalia da superare sui carboni ardenti e a piedi nudi.
Uno dei miei migliori clienti l'ho guadagnato con le difese d'ufficio.
Ancora oggi quella persona sostiene che i migliori avvocati si trovino annidati nelle difese d'ufficio perché lo Stato – secondo lui – sa bene chi iscrivervi. Teoria personale a parte va detto che i ragazzi veramente vogliosi di imparare si troveranno sempre a difendere le persone di ufficio.

 È il vero banco di prova in cui capisci subito cosa sai fare. Senza rete di protezione. Diciamolo senza ipocrisia.
Nelle difese di ufficio impari a spese del tuo difeso che molto difficilmente potrà farti causa per imperizia o negligenza perché è solitamente un soggetto che proviene dalle fasce più depresse della società.
Se non ci fossero le difese d'ufficio, nessuno di noi avrebbe imparato a fare il penalista.
Non bisogna scandalizzarsi per questo.
Tutti noi commettiamo errori in danno delle persone così come lo stesso accade per i medici.
Quando lo si dice senza infingimenti inutili troviamo sempre qualcuno capace di levare al cielo grida di protesta e di indignazione: dobbiamo imparare, mettetevelo bene in testa. L'importante è imparare in fretta e potete permettervi soltanto un errore alla volta. Come quando si caccia: vi è concesso un solo colpo alla selvaggina.
Non lamentatevi quindi se i difesi d'ufficio non vi pagano abbastanza. Imparate anche grazie a loro.
Le difese dei non abbienti sono invece fatte di una pasta diversa.
Negli Stati Uniti si chiamano pro bono e indica-no quell'attività che viene svolta nell'interesse delle classi sociali più modeste.
Da noi esiste il patrocinio a spese dello Stato dove chi paga è appunto lo Stato, anche se questa volta non dovrete rincorrere il vostro cliente a ogni latitudine ma semplicemente dimostrare che lo stesso possiede un reddito basso, o meglio inferiore a una soglia predeterminata per legge. Tutto qui. Da quando il vostro cliente verrà ammesso al gratuito – noi per semplicità lo chiamiamo così – vi si aprirà davanti una via meravigliosa oppure lastricata di incubi.
Diciamo una cosa. Il cliente ammesso al gratuito vive nella convinzione ferrea che voi gli dobbiate garantire una difesa a ogni ora, a ogni minuto, perché lo Stato vi paga e quindi la vostra reperibilità deve per lui essere assoluta.
L'unico strumento per disincagliarvi da un guaio simile è trattarlo come un cliente (pagante) di sua tasca. Assegnategli i limiti normali e fisiologici che ogni attività professionale dovrebbe possedere per- ché la si possa svolgere in condizioni normali.
Sappiate una cosa.
Se incappate in un gratuito che vi porta lontano in senso geografico, siete fregati. L'ultimo processo che avevo curato con il gratuito era un penale per cui nell'arco di circa quattro anni (così è durato il primo grado) ho complessivamente speso in albergo, benzina, autostrada e pranzi circa dieci volte quello che poi lo Stato mi ha graziosamente elargito dopo un sacco di tempo. Perché, vedete, il punto è anche questo.
Il pagamento del gratuito e delle difese d'ufficio arriverà sempre dopo e sempre troppo tardi. Non avrete mai un riscontro in tempo reale (fantascienza) o dopo qualche mese (fiction allo stato puro).I pagamenti vi verranno riversati – se va bene – almeno un anno dopo, oppure circa due o tre anni a venire. Così, se voi vi fate ammaliare dalla sirena meravigliosa e suadente di una bella difesa penale (dalla quale potete pensare di ricavare non solo conoscenza ma anche qualche alloro professionale), compratevi prima di tutto un atlante ed uno stradario. E, se proprio decidete di assumerla, stipulate una convenzione con qualche ostello della gioventù in modo da poter dormire circa quattro o cinque anni a un prezzo calmierato. Altrimenti, ci rimetterete, è sicuro.

 

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