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Da Palamara al "Tonno buono". Nino Di Matteo al Csm, esulta l'Italia onesta

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​ Lui è Nino Di Matteo e fa il magistrato, per la precisione il pm. Un magistrato anomalo: in ventotto anni, non si è mai iscritto ad una corrente e per questo non ha mai fatto carriera. Avrebbe voluto fare il procuratore aggiunto, gli hanno detto no. Sarebbe voluto andare alla procura antimafia, il Consiglio Superiore della Magistratura gli ha risposto picche.
Ultimamente, perfino Cafiero de Raho lo ha liquidato in malo modo perchè Di Matteo si era permesso, udite udite, di rilasciare una intervista dicendo cose arcinote, in un ambiente in cui altri magistrati sono soliti parlare perfino con i muri per metterli al corrente di questioni che, coperte dal segreto istruttorio, il giorno dopo finiscono nelle prime pagine dei giornali.
Un magistrato anomalo, Nino Di Matteo. Un tipo amato dalla gente, in particolare dai giovani, che parlano con lui e di lui come del moderno Giovanni Falcone, un altro inviso al sistema e a molti colleghi, come d'altronde anche l'amico Paolo.
Lui, Di Matteo, che ha accettato di servire la Repubblica rinunciando in pratica alla propria vita - i boss lo vogliono morto e sul suo capo pende una condanna a morte decretata da Totò Riina, uno esperto in mattanze come l'amico Giovanni Brusca che un altro magistrato avrebbe voluto, qualche giorno fa, trasferire dalle patrie galere a casa propria che, riferendosi a Di Matteo, lo chiamava il "tonno, il tonno buono da uccidere" - non si è fatto intimorire ed è andato diritto come un treno. Dal processo "Trattativa" durante il quale si è meritato dall'indifferenza agli improperi di alcune altissime cariche di uno Stato dalla condotta non proprio adamantina, a tutte le più controverse vicende, compreso l'ultimo capolavoro giudiziario sull'ergastolo ostativo, definito dal pm, senza troppi giri di parole, un tradimento della memoria dei giudici massacrati dai boss.

La ruota però gira per tutti e dopo il terremoto "Palamara", che, giocando sul nome, l'allora capo dello Stato Francesco Cossiga paragonò ad una marca di tonno (Palmera), il Csm è andato in frantumi, ed un altro tonno, ma lui, Nino, quello "buono", poco fa è stato eletto, a valanga, membro del Consiglio Superiore della Magistratura. I 1900 Colleghi che si sono recati alle urne si saranno detti, forse, che qualcosa bisognava cambiare. Che non era più il tempo delle correnti, delle camarille, degli accordi sottobanco. Che ci voleva qualcuno che fosse l'immagine vivente, plastica, di un cambiamento prima di tutto etico. Che Nino era l'uomo giusto al momento giusto.
E lui non ha deluso le attese. Le sue prime parole valgono più di mille requisitorie: "Sono qui" ha detto "per dare una spallata ad un sistema che è affetto dal cancro". È stato perfino troppo buono. Lei ha le spalle larghe, Dr. Di Matteo. La dia bella forte, quella spallata. Anche a nome nostro.

 

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