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Disabili, l'anno scolastico inizia con il solito calvario, inutili anche gli scioperi della fame. No, la buona scuola è solo quella dei fatti, non dei proclami

Disabili, l'anno scolastico inizia con il solito calvario, inutili anche gli scioperi della fame. No, la buona scuola è solo quella dei fatti, non dei proclami

 La buona scuola non è quella dei proclami, bensì quella dei fatti. E i fatti raccontano che è stato un calvario l'avvio dell'anno scolastico per gli alunni siciliani con disabilità. A un mese dall'inizio della scuola, molti di loro non sono ancora entrati in classe. Anche per quest'anno scolastico mancano i sostegni adeguati, insegnanti curricolari, insegnanti di sostegno, assistenti all'autonomia e alla comunicazione, assistenti igienico-personali, supporti didattici personalizzati, classi formate secondo i limiti normativi, abbattimento delle barriere architettoniche e sensopercettive e trasporto scolastico. Una situazione che ogni anno, purtroppo, tende a ripetersi e i posti per l'insegnamento non vengono mai coperti tutti all'inizio anno scolastico.

  Due alunni con disabilità su cinque non hanno ancora l'insegnante di sostegno e fra questi, per ovviare alla situazione, uno su tre è stato invitato a non andare a scuola o a ridurre le ore di presenza. Come se quello all'istruzione per lui non fosse un diritto, come per tutti gli altri alunni. Come se lui, senza la "sua" insegnante di sostegno a scuola non ci dovesse andare. Come se lui non fosse un alunno di tutti gli insegnanti, al pari di tutto il resto della classe. Sono i primi dati che emergono dal monitoraggio fatto dalla Fish (federazione italiana superamento handicap) sull'attuazione del diritto allo studio per gli alunni con disabilità. Al questionario online hanno risposto 1.600 famiglie, un campione significativo. Di queste, il 41% denuncia la mancanza della figura del sostegno e fra queste il 30% dichiara di essere stato invitato a non portare a scuola il proprio figlio o di ridurne la frequenza. Un altro dato preoccupante è quello relativo alla reale specializzazione degli insegnanti di sostegno assegnati: solo il 30% risulta in possesso, stando alle dichiarazioni delle famiglie, dei relativi titoli.

 «È inconcepibile dover ricorrere ad uno sciopero della fame per sollevare l'attenzione sui diritti negati di troppi alunni con disabilità, in Sicilia e in tante altre parti del Paese: chiediamo l'immediato intervento del ministro per la Famiglia e le Disabilità» ha dichiarato Roberto Speziale, presidente nazionale dell'ANFFAS, esprimendo il sostegno della propria Associazione ad Antonio Costanza, presidente dell'ANFFAS di Palermo e vicepresidente dell'ANFFAS Sicilia, che aveva avviato uno sciopero della fame in difesa dei diritti degli alunni con disabilità siciliani. Quella che vivono gli alunni con disabilità in Sicilia è purtroppo una situazione che accomuna gli studenti con disabilità di tutto il Paese, da Nord a Sud. È una costante che si ripete tutti gli anni e che vede l'inclusione scolastica sempre come un miraggio e non come un diritto di bambini, bambine, ragazzi e ragazze a frequentare la scuola in condizioni di pari opportunità con i loro compagni senza disabilità. Tradotto nella pratica, significa vanificare il lavoro di progettazione e inclusione svolto per anni da dirigenti e docenti di molte delle scuole siciliane, riuscendo a trasformare in modelli da replicare anche alcuni istituti considerati "di frontiera". Si tratta delle stesse figure che non si sono mai limitate al proprio ruolo, mettendo in campo professionalità e umanità per accogliere e inserire gli studenti con disabilità. Gli stessi che non attendono l'insegnante di sostegno per accompagnare al bagno l'alunno disabile a cui scappa la pipì. Non è scritto nei decreti, lo si legge negli sguardi di gratitudine. 

Maria Di Benedetto

Insegnante e Vicaria all'IC "Portella delle Ginestre" di Vittoria (RG)


 

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