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L'ombra della Colpa - Mio padre me lo disse: stati attento, ed io mi sono sporcato

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 Ho chiamato Giulia al telefono.

- Cos'hai ? Mi ha subito risposto. La ragazza continua a conservare una sensibilità prodigiosa per la mia anima.

Sa intuire gli scrosci della vita, meglio di una rabdomante.

- Sono un po' nelle peste.

Dopo dieci minuti è a casa. Ha ancora le chiavi. Anche questa difficoltà a recidere una volta per tutte i miei legami, è una specie di sindrome da cui non riesco a liberarmi.Sono tanto deciso nella mia vita professionale quanto irresoluto in campo sentimentale. Tagliare i ponti con una donna con cui sono andato a letto, ed ho condiviso il cuore nel bene e nel male, mi crea insicurezza. E' come se abbandonassi una parte del mio io per strada, e comunque penso che non sia giusto o corretto dimenticare una persona alla quale restiamo legati. I fili sottili sono quelli più difficili da tagliare, Mario, mi ha detto una volta Ottavio. Ho infilato le sue acciughe in forno mentre Giulia ha apparecchiato per due.

- Prima ti faccio due spaghetti aglio e olio.

In tre secondi mette su la cena. Si è raccolta i capelli biondi a coda di cavallo ed ha imbandito la tavola.

- Dimmi cosa succede.

Siamo sempre stati due coniugi – ora ex – che amavano parlarsi durante la cena. Quando arrivavo a casa, le dicevo tutto, il bello ed il brutto della giornata, senza neanche un'esitazione. Era meglio di una seduta psicanalitica. Mi ascoltava, con gli occhi attenti, come fa ora. Poi dice quel che pensa. Non giudica mai, esprime opinioni.Che, guarda caso, molto difficilmente sono sbagliate. Credo sia la voce ancestrale delle donne nordiche. Giulia è una tedesca, nel senso che è nata a Bolzano e la sua famiglia è montanara. Possiede la sapienza contadina incisa nelle piastrine e nei globuli rossi. Le dico tutto. Dalla Salmaso alla mia informazione di garanzia. Al fatto che di notte mi vengono gli incubi e che – quando sento le sirene – ho perfino paura che mi vengano ad arrestare. E' una confessione fiume. Non perde una parola. Si mette a rigovernare i piatti. Sento che il suo cervello sta elaborando tutto quello che le ho raccontato.

- La Salmaso non mi preoccupa. So che riuscirai a venirne fuori. Quello che non mi piace è il tuo procedimento penale. Non lo capisco. Non capisco perché ti abbiano fatto una cosa simile. Sei l'avvocato più onesto che conosca.

Mi fa una carezza. Finiamo a fare l'amore in cucina. Come due pazzi. Come quando la prendevo le prime volte, da affamato. Sembriamo la strega ed il capitano di una nave che si amino per la prima o l'ultima volta.

Facciamo l'amore come non l'abbiamo mai fatto. Che cosa stia succedendo, non lo capisco nemmeno io. La paura è come la morte. Scatena impulsi erotici ancestrali finalizzati alla riproduzione della specie ?

Dopo, dormo come non mi capitava più da tempo. Quando mi sveglio all'alba – i gabbiani stridono fuori dalle finestre e forse piove – me la ritrovo nel letto che dorme come un angelo. Subito non capisco, e poi ricordo la sera e la notte, il nostro amore furioso, dolcissimo. Non è vero che tutto il miele è finito, penso dentro di me. Non ancora. E mi rimetto a dormire ancora un'ora.

Gli affanni stiano a guardare in piedi.

Please.

 Ho fatto il pieno di energie in una notte. Non facevo l'amore così da un anno. Con quell'intensità intima che ti fa sorpassare la curva del semplice sesso. Qualcosa in più del mero atto fisico:una specie di ritorno dentro la madre terra dei miei sentimenti. A volte penso che tornare con Giulia sarebbe la soluzione per tutti i miei problemi esistenziali.Sono pronto ad affrontare l'onda. Agata è già in studio, quando arrivo. Ha la faccia patibolare di chi deve comunicarmi la ferale notizia del dì. E' un po' come l'albo del giorno. Non mi invidio e non la invidio. Deve sempre fare da avanguardista con me. Tutti vedono in lei una specie di mio clone sostitutivo a cui fare riferimento.

- Mario, devi chiamare Massimo. Hanno fissato il tuo interrogatorio.

- Per quando ?

- Tra una settimana.

- Fammi vedere. 

 Mi consegna il foglio contenente l'avviso di fissazione dell'interrogatorio. Rileggo quello che dovrebbe essere il capo d'imputazione. Incollato con lo sputo. Mi accusano di avere favorito il mio cliente durante l'effettuazione delle indagini difensive svoltesi nel mio studio. Il primo pensiero che si accende in mente in modo automatico è che mi avvarrò della facoltà di non rispondere.

In una fase così liquida delle indagini, cosa potrei dire ? Discolparmi, oppure rispondere che non è vero, che tutte le informazioni da me recepite sono state riversate sulla carta, senza omettere alcunchè ? E questo, il fatto di rispondere, non equivarrebbe a venire meno al mio segreto professionale, a violarlo ? Se rispondo, non rivelerò in qualche modo cose o notizie poste a tutela del mio assistito come sentinelle fedeli che non bisogna mai violare nel loro nucleo più nascosto ?

Agata mi guarda e mi chiede cosa possa fare per aiutarmi. Mi vede tirato come le corde di un violino. Non pensavo che alla mia età, e con la mia esperienza professionale, potessi reagire così malamente ad un incidente simile. Non siamo mai abbastanza pronti.

- Agata, al momento puoi soltanto stare tranquilla. Adesso chiamiamo Massimo e lo avvisiamo. D'altro canto la nomina non l'abbiamo ancora depositata e quindi non può saperne nulla.

Telefono e, dopo avergli parlato cinque minuti secchi come un ramo, gli spedisco via fax la richiesta di interrogatorio. Mi dice soltanto una cosa al telefono.

- Scommetto che ti mangeresti una merda.

- Se ti riferisci alla mia ingenuità cristiana, chiamiamola così, potrei farci anche un banchetto. Con la merda.

Metto giù. Grazie a Dio, ho ancora la forza di sorridere. Massimo rispedisce la nomina firmata anticipata via fax. Posso anche presentarmi con lui direttamente all'interrogatorio ma nel frattempo la deposito già in versione fax.La consegno poi ad Agata che mi guarda negli occhi e parte a razzo. Non mi chiede nulla. Ha già capito che mi sto preparando mentalmente per il grande balzo. Sono sdraiato prono sul tappeto. Ogni volta che nella mia vita la pressione sale, la mia vecchia ernia si fa sentire. Metto in esecuzione il piano terapeutico che l'osteopata aveva escogitato quando mi ero separato. Ogni ora, devo stare sdraiato almeno tre minuti in questa posizione,a faccia in giù.Le vertebre si allungano, si distendono trasmettendo alle mie cellule nervose una sensazione meravigliosa di allungamento. Il sollievo è immediato. Le prime volte Agata entrava di scatto nella mia stanza e si spaventava perché mi vedeva riverso a terra. Ha finito per abituarsi anche a questo. Finiamo per fare il callo a tutto. D'altro canto devo fare conto che nella vita di un avvocato possano accadere eventi del genere. Mi costringo a pensare a cosa avrebbe detto mio padre in questa circostanza. Probabilmente mi avrebbe ricordato che bisogna sempre andare in udienza con due sporte, come diceva lui, che avvocato non era. Una per darle ed una per prenderle. Il fatto è che qui rischio di prenderle soltanto io. Per la prima volta sono la lepre. La cosa non è per niente piacevole. Quello che mi fa arrabbiare più di tutto è la mia ingenuità. Avere favorito un mio cliente, nero, e affamato quanto volete, ma sempre un mio cliente che aveva commesso un reato, e di averlo fatto così stolidamente, non mi fa dormire. Sono stato un vero scemo, a fidarmi. Non ti fidare di nessuno, anche questo diceva mio padre, di nessuno.Nell'occasione mi avrebbe detto una sola cosa: escine in fretta, esci da questa situazione che è come un bastone merdoso. Comunque lo tocchi, ti sporcherai sempre. Una delle persone sentite in sede di indagini difensive ha poi smentito quanto da me verbalizzato. So chi è. Ora comprendo tutto. Lambrati si chiama,un tizio che diceva di avere assistito alla scena dentro il supermercato. Era venuto da noi ed aveva detto di avere visto il mio cliente prendere il prosciutto per poi andare verso le casse. A quanto pare, ha invece dichiarato di averlo visto mangiare molto prima di arrivarci.Una dichiarazione che avrei dovuto verbalizzare mentre non l'ho fatto. Tutto qui.

Forse mi sono già sporcato, Papà.

 

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