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Frontiere dell'educazione: l'epistemic trust e la capacità di fidarsi delle conoscenze dell'ambiente.

Cultura, un parola che può dire tutto senza dire niente. Forse il motivo sta nel fatto che, fino ad ora, è stato sottovalutato un ipotetico legame fra le leggi dei processi culturali e i principi di formazione delle conoscenze sociali. Questi propositi introducono un'ottica in cui l'ambiente vissuto diventa la sede delle trasmissioni concettuali e le emozioni sono concepite come veri e propri flussi comunicativi. Tutto ciò avviene sotto i nostri occhi, nelle quotidiane relazioni interpersonali, le quali rappresentano concreti canali per cui ogni giorno si effettuano gli apprendimenti della nostra vita.

Negli ultimi anni, Peter Fonagy, psicoanalista inglese di origini ungheresi, ha fornito molte risposte in merito. Egli è noto per aver formulato la teoria della mentalizzazione, noto ormai come uno dei fondanti costrutti della psicoterapia moderna. Si tratta della capacità di comprendere noi stessi e gli altri in termini di intenzioni e di stati mentali (bisogni, desideri, sentimenti, credenze, obiettivi e ragioni). L'intento dello psicologo è trovare un connubio tra i lavori del passato e le ispirazioni del suo futuro e così ha elaborato il principio dell'Epistemic Trust, o Fiducia Epistemica.

I riferimenti coinvolgono grandi modelli dell'ambito scientifico: l'evoluzionismo Darwiniano, la psicologia clinica, gli studi sull'apprendimento e le scienze sociali. L'autore sostiene che l'adattamento di una specie dipenda molto dalla conoscenza degli aspetti sociali dell'ambiente che viene vissuto. La stessa evoluzione testimonia come le interazioni sociali siano state il motore dello sviluppo della società moderna. L'uomo ha sempre avuto bisogno dei rapporti interpersonali per vivere. La sopravvivenza della nostra specie è stata fin dall'inizio determinata dalle aggregazioni di due o più esseri umani, che insieme provvedevano alla soddisfazione dei propri bisogni. Quella umana rappresenta l'unica specie che riuscì a progredire un semplice gruppo in una complessa società. E' perciò importante che l'individuo abbia consapevolezza del contesto in cui avvengono le interazioni interpersonali, fondamentali per provvedere alla propria esistenza.

Inoltre, tutti noi abbiamo un nostro modo personale di interagire con l'ambiente e viene definito personalità. Quando si nasce sono già in noi aspetti temperamentali di natura assolutamente ereditaria, innata. Crescendo poi viviamo una molteplicità di contesti la cui diversità porterà ai primi processi di socializzazione. Questi rappresentano la serie di modalità con cui un individuo impara gli atteggiamenti caratteriali e le condotte, adeguandosi ad un preciso sistema di valori. Così i nostri tratti di personalità vengono forgiati e rafforzati sempre più. I processi di strutturazione della personalità sono essenziali per comprendere l'organizzazione delle varie conoscenze che una persona sviluppa e attribuisce all'ambiente esterno; essi sono gli strumenti con cui vengono interpretati gli eventi del proprio vissuto.

Peter Fonagy

​ Che cos'è la fiducia epistemica? La definizione deriva da Episteme, termine con cui il pensiero Platonico indicava la conoscenza certa, il sapere acquisito. Si tratta della fiducia nell'autenticità delle conoscenze trasmesse nelle reti sociali e culturali del mondo vissuto. L'ambiente in cui si vive è molto complesso e le informazioni da elaborare sono moltissime. Serve pertanto una loro attenta selezione, in modo da mantenere un costante stato di fiducia epistemica verso l'esterno. Può essere dannoso per l'individuo elaborare indiscriminatamente tutte le informazioni, poiché si rischia di vivere uno stato di vigilanza epistemica, un comportamento difensivo attuato quando viene assimilata una quantità eccessiva di elementi, ingestibile per la mente. La vita psicologica dell'uomo, secondo l'autore, è una continua oscillazione fra la fiducia verso gli apprendimenti sociali e la paura di non poterli gestire.

Visto il considerevole bisogno umano di possedere un'adeguata conoscenza sociale, Fonagy ricorre alla teoria della pedagogia naturale di Csibra e Gergely e la integra al suo lavoro. Si suppone l'esistenza di una specifica forma di cognizione sociale nell'uomo che si è evoluta per consentire la trasmissione delle conoscenze sociali e culturali. Una relazione in cui viene percepita una accesa fiducia interpersonale favorisce l'apertura di specifici canali comunicativi. Questo avviene poiché l'interlocutore viene percepito motivato ed informato, dunque affidabile. Chi riceve le informazioni, fiducioso di chi ha davanti, mette inconsciamente in atto particolari atteggiamenti pedagogici con cui dimostra incondizionata apertura. Questi atteggiamenti sono spronati da segnali ostensivi accennati dall'interlocutore, quali contatto visivo, il turno di parola e l'uso di un particolare tono di voce. Nel momento in cui viene attivato un atteggiamento pedagogico il ricevente viene informato della rilevanza delle informazioni trasmesse. La fiducia epistemica pertanto consente chi riceve le informazioni a ridurre i livelli di vigilanza epistemica, così che si accetti più agevolmente l'importanza dei messaggi inviati. Secondo l'autore, le conoscenze acquisite in questo modo verrebbero assimilate nelle regioni semantiche e procedurali della memoria.

"Se avete fiducia in voi stessi, ispirate fiducia agli altri" - Goethe

E' evidente quanto il pensiero di Peter Fonagy si mostri rivoluzionario. Esso prevede intelligenti sviluppi delle scienze sociali che suggeriscono una pluralità di applicazioni, nella psicoterapia, nell'educazione, nei mass media ecc. 

La ricerca è ancora agli inizi, ma si stanno già formulando metodi che permettano di incrementare la fiducia epistemica delle diverse tipologie di relazioni umane. Di seguito i tre sistemi di comunicazione pensati dall'autore per migliorare la fiducia epistemica.


L'insegnamento e l'apprendimento del contenuto.

Ogni forma di relazione, che sia quella psicoterapica con un paziente o quella didattica tra insegnante e studente, si rivela efficace se l'interlocutore che trasmette i messaggi possiede l'abilità di trasmettere un modello di comprensione della propria esperienza. Ciò permette al ricevente di riconoscere e identificare i propri stati mentali. Questo avviene dando delle spiegazioni, offrendo nuove strategie, tentando delle interpretazioni, esprimendo segni non verbali, o una combinazione di queste. I processi ostensivi implicano già l'abilità di insegnare e ricevere nuovi messaggi in un modo che faccia riconoscere i cambiamenti del proprio Sè.


La ri – emergenza di una robusta mentalizzazione.

Quando il ricevente si apre verso un contesto che è stato in precedenza rovinato dalla vigilanza epistemica, si accende in lui l'interesse verso la mente dell'interlocutore e i suoi originali modi di ragionare e provare sentimenti. Qui vediamo sorgere una nuova forma di consapevolezza che esorta ad intraprendere processi mentalizzanti. L'individuo viene trattato come una persona, concependolo come un essere agente che ha molto da insegnare. Di conseguenza, il vissuto soggettivo del paziente porta all'autentica confessione dei propri stati emozionali. Inoltre, i segnali ostensivi servono a capire l'importanza della trasmissione e il suo valore. Un buona mentalizzazione perciò rende sicuro ambiente e promuove l'apprendimento direttamente nel contesto vissuto.


La ri – emergenza dell'apprendimento sociale.

La riduzione della vigilanza per mezzo dei primi due sistemi di comunicazione incrementa la sua sensibilità verso l'apprendimento sociale. Egli ora ha l'opportunità di impiegare le sue nuove competenze mentalizzanti nell'apprendimento. Il maggior beneficio di tale comunicazione consiste nel generalizzare la fiducia epistemica, orientando l'acquisizione di significati verso ciascuna relazione della vita dell'individuo.

 

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