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Il bullo e la Bestia: Salvini ridicolizza un ragazzo dislessico

sergio-echamanov

Sui social del leader della Lega è stato "confezionato" e pubblicato un video-sfottò che ha per protagonista un giovane affetto da DSA 

Ogni volta si pensa che Salvini abbia toccato il fondo, invece tocca ricredersi. È il turno di Sergio Echamanov, ha 21 anni ed è l'ennesima vittima dell'arrogante bullismo del leader leghista. Nella vita fa il rappresentate porta a porta e soffre di un disturbo dell'apprendimento che, tuttavia, non gli ha impedito di salire sul palco, qualche giorno fa, al fianco delle Sardine. Poco abituato alle platee, come può capitare a tutti noi, si è impappinato per l'evidente imbarazzo di parlare in pubblico. Il "capitano" ha pensato bene di prendere il video, strumentalmente tagliato per far risaltare le incertezze, e darlo in pasto ai suoi follower incarogniti. Stavolta lo staff di Matteo Salvini offre alle fauci della Rete una Sardina con problemi di dislessia. Lo fa su Facebook mettendolo nel girone "Contestatori un po' impacciati a Bologna", e commentando (con faccine che ridono): «Guardate la carica e la grinta che avevano pesciolini e sinistri poco fa a San Pietro in Casale. Se pensano di fermarci così… abbiamo già vinto!». La Bestia, macchina social del leader leghista, si mette subito in moto e provoca centinaia di commenti rabbiosi rivolti al ragazzo che ha avuto l'ardire di parlare dei libri «come unico modo di renderci liberi dall'odio» e, impappinatosi per una frazione di secondo, è diventato il bersaglio perfetto per i meschini adepti del baciatore di rosari e per le loro inguaribili frustrazioni. La stessa sorte toccata a tutti quei ragazzi che, in questi anni, sono finiti per qualche giorno nel tritacarne di matrice salviniana, come Erika Labbe – la ragazza del dito medio – o Gaia e Matilde – che si baciarono in un selfie con l'allora ministro dell'Interno. Giovani che hanno scelto di non restare nell'ombra davanti al più potente dei bulli italiani.

Poco conta il fatto che Sergio sia affetto da DSA e che il Senatore padano avrebbe potuto non saperlo. Si tratta di un ragazzo che cerca di affrontare le proprie difficoltà, dando voce al suo pensiero, che invece si ritrova pubblicamente ridicolizzato da un uomo che si professa cristiano, devoto alla Madonna, e buon padre di famiglia e che, tuttavia, non sa mostrare comprensione, o compassione, calpestando chiunque dissenta dalla strategia del disprezzo. Il ragazzo adesso rischia anche di dover lasciare il lavoro. Gli è stato consigliato di interrompere l'attività lavorativa di agente di commercio per motivi di sicurezza dopo il video in cui è stato bullizzato da Matteo Salvini sui social. A causa dell'odio che si è scatenato nei suoi confronti e per le minacce che ha ricevuto, la Prefettura e la Questura di Ferrara lo hanno contattato per fargli notare che, visto il lavoro che fa e il livello di animosità nei suoi confronti, sarebbe meglio pensarci un attimo prima di tornare alla sua professione. A raccontarlo è stato Mattia Santori, uno dei leader delle sardine. «Mi sento orgoglioso del mio imbarazzo – scrive Echamanov – non avevo preparato nulla, nemmeno il discorso, perché volevo essere me stesso. Credo in una politica che non brutalizzi l'umano, ma che renda libero ogni essere umano di essere ciò che è. Grazie Matteo, ma a me l'unica cosa che hai tolto è il lavoro».

Sergio ha detto di voler sporgere querela. «Questi metodi, ormai sistematicamente utilizzati dall'ex Ministro contro chiunque la pensi diversamente da lui, non possono più essere tollerati. Non si può vivere nel terrore di dire la propria davanti a 50 persone, di inciampare sulle parole, perché poi si finisce con l'essere ridicolizzati davanti a milioni di italiani. Molti dei quali non aspettano altro per sfogare il proprio odio», ha detto l'avvocato Cathy La Torre, cofondatrice della campagna 'Odiare ti costa', che ha deciso di difendere in tribunale il ragazzo. L'auspicio è che questa volta Salvini non la passi liscia: la disumanità è una prerogativa di individui senza valori e non può essere un elemento della battaglia politica.

 

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