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Il costituzionalista Curreri sul caso Salvini: "Altro che responsabilità politiche, l'ordinanza parla di ipotesi di reato"

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​"Se chi ritiene che quella del Tribunale dei ministri sia una decisione tutta politica si fosse preso la briga di andare a leggere la ordinanza di richiesta di autorizzazione a procedere, avrebbe constatato che le ipotesi giuridiche formulate sono tutt'altro che politiche e si fondano esattamente sulle regole costituzionali e internazionali".

Salvatore Curreri, docente di diritto costituzionale all'università Kore di Enna , con un post pubblicato sulla propria bacheca Facebook, fornisce la propria versione. L'intervento del costituzionalista segue quello del ministro affidato stamane alle colonne del Corriere della Sera. Salvini con una lettera al quotidiano si è puntigliosamente difeso, punto per punto, da tutte le accuse rivolte nei suoi confronti dal tribunale dei ministri chiedendo al parlamento di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere. Nulla di più infondato, sostiene invece il professore, in quanto la condotta di Salvini, a leggere l'ordinanza dei magistrati, potrebbe essere stata suscettibile di concretizzare alcune ipotesi di reato per cui nessuna esimente può essere in questa situazione vantata. Ma riportiamo l'intervento del costituzionalista.

"Mentre in politica ognuno può esprimere le opinioni che crede, nel diritto non è così. Ci sono regole e procedure che devono essere rispettate e che sono state create proprio per limitare il potere politico. 

Secondo i capigruppo della Lega "nell'esercizio delle sue funzioni di ministro dell'interno, ha contemporaneamente agito nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione e ottemperato al mandato ricevuto dagli elettori".
Ora a parte che a me risulta che gli elettori hanno dato alla Lega il 17% dei voti, e non certo la maggioranza (ma questa è ovviamente una considerazione politica opinabile), sul piano giuridico quali sono le leggi vigenti in materia che sarebbero state rispettate?
Si è rispettato il diritto di asilo che la Costituzione riconosce - che piaccia o no - agli stranieri cui è impedito "l'effettivo esercizio della libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiane"?
Nell'impedire lo sbarco (perché di questo stiamo parlando, non dell'obbligo di accogliere tutti gli stranieri: che sia chiaro!!!) agli stranieri si è violato o no il divieto di respingimento, che è una di quelle convezioni internazionali alle quali il legislatore si deve conformare nel regolare la condizione giuridica dello straniero (sempre articolo 10 cost., stavolta secondo comma)?

A me pare di no, ed invero non pare solo a me ma anche alla Corte europea dei diritti dell'uomo che per la politica dei respingimenti in mare ci ha condannati nel 2012.
Se chi ritiene che quella del Tribunale dei ministri sia una decisione tutta politica si fosse preso la briga di andare a leggere la ordinanza di richiesta di autorizzazione a procedere, avrebbe constatato che le ipotesi giuridiche formulate sono tutt'altro che politiche e si fondano esattamente sulle regole costituzionali e internazionali che a te danno tanto fastidio.
Avrebbe letto che "il ministro ha agito al di fuori delle finalità proprie dell'esercizio del potere conferitogli dalla legge, in quanto le scelte politiche o i mutevoli indirizzi impartiti a livello ministeriale non possono ridurre la portata degli obblighi degli Stati di garantire nel modo più sollecito il soccorso e lo sbarco dei migranti in un luogo sicuro". "Non è ravvisabile la scriminante ipotizzata, in quanto la decisione del ministro ha costituito esplicita violazione delle convenzioni internazionali sulle modalità di accoglienza dei migranti soccorso in mare". Non c'erano ragioni legate alla "tutela dell'ordine pubblico o della sicurezza pubblica" di cui il ministro è responsabile.

Tutte affermazioni giuridicamente fondate, opinabili, ma certo non dettate da motivazioni politiche come ovviamente fa comodo credere a chi vuole buttare tutto in caciara.
Perché è questo in ultima analisi il problema essenziale: il potere politico e i suoi limiti.
Sotto questo profilo trovo assolutamente condivisibile l'art. 96 Cost. che prevede per l'appunto che ci posssano essere degli interessi superiori che giustificano un ministro nel commettere un reato, assumendosene la responsabilità politica.
Quindi, in conclusione, a ciascuno il suo: i giudici facciano i giudici e perseguano i reati, senza lasciarsi intimorire dai sondaggi o dai politici.

La politica si assuma la propria responsabilità, rivendicando la propria superiorità quando ritiene di aver agito, anche violando le leggi, in nome di superiori interessi nazionali".

 

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