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Difensori d'ufficio, Francesca denuncia un sistema ingiusto: "Trattati senza rispetto dallo Stato".

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Erroneamente i difensori d'ufficio sono individuati dalla collettività come gli Avvocati "gratis". Molto più triste è l'opinione diffusa tra i penalisti blasonati per cui i difensori d'ufficio sarebbero Avvocati di serie B. Per non parlare della gravità delle recenti accuse di lobbismo. Invece, il difensore d'ufficio rappresenta lo strumento di effettiva applicazione del diritto di difesa previsto dall' art. 24 Cost. ed è , dunque, la massima espressione di quell' "Avvocato in Costituzione", che qualcuno vorrebbe cercare al prossimo Congresso di Catania, quando basterebbe semplicemente applicare la Costituzione per trovarlo.

Francesca Ruggeri è iscritta negli elenchi dei difensori d'ufficio da 10 anni e come tanti altri difensori d'ufficio è stata colpita, anche sotto il profilo reddituale oltre che professionale, dal Regolamento CNF del 22.05.2015 e ss mm (ex dlgs n. 6/2015 di attuazione dell' art. 16 della LP 247/2012), che ha introdotto nuovi requisiti di permanenza nelle liste dei difensori d'ufficio, slegati da criteri meritocratici, dalla logica e dal principio di economia processuale. In particolare, l' aver partecipato ad almeno 10 udienze penali in 1 anno (camerali o dibattimentali) non significa essere un buon penalista (è un po' come i 5 affari l'anno previsti per la permanenza all' Albo), giacché un professionista potrebbe benissimo aver partecipato ad una sola udienza penale in 1 anno, ma in un processo per mafia con 50 imputati e migliaia di pagine da studiare, così come potrebbe aver partecipato a 20 udienze in un anno, ma per furto di mele. L'incongruenza tra requisiti e merito emerge ancor più là dove si prevede che non possano rientrare nel computo delle 10 udienze penali quelle di mero rinvio, come se nelle udienze di mero rinvio l' Avvocato non incorresse nelle medesime responsabilità professionali o non dovesse osservare i medesimi doveri deontologici di un'udienza di discussione; o come se non avesse comunque dedicato il proprio tempo per studiarsi il fascicolo e nell'attesa di essere chiamato dal Giudice; o come se il rinvio dipendesse tout court da una sua negligenza o volontà. Stesse perplessità si possono avanzare per il limite fissato alle udienze da sostituto ex art. 97 co. 4 o dinanzi il Giudice di Pace, che non sempre sono ritenute valide ai fini del raggiungimento del requisito delle 10 udienze penali nell'anno.

Discorso ancora più complesso si dovrebbe fare per le difese minorili , inserite in questo Regolamento senza considerare la complessità della materia, la finalità del processo penale minorile, la specialità degli istituti (si pensi al "perdono giudiziale") e della fonte normativa (DPR 448/88), per cui il difensore minorile molto spesso non era un penalista prima del Regolamento, ma un civilista specializzato in diritto e processo minorile, che oggi è stato espulso dal processo minorile, con inutile spreco di competenze. Rappresentai questi dubbi a suo tempo ad un Consigliere, il quale condivise le osservazioni e le preoccupazioni dei magistrati rispetto al grave sfoltimento degli elenchi che il Regolamento avrebbe determinato (come di fatto è stato), ma…. "CNF dixit" e così chiudemmo.

Pubblichiamo la lettera di Francesca

"Salve a tutti, sono una collega iscritta da più di 10 anni all' Albo e difensore d'Ufficio presso il Tribunale di Frosinone. Approfitto per pochi secondi della vostra attenzione per descrivere le difficoltà di chi, come me, svolge con passione e assiduità questa attività ormai divenuta davvero gravosa.

Il primo ostacolo nell'esecuzione di quella che io definisco "missione" è l'approccio con i futuri Assistiti e la loro ignoranza assoluta su questa particolare figura, nel senso che la gente comune ritiene che questa attività venga esercitata GRATUITAMENTE, perché pagata dallo Stato, come, ad esempio, il gratuito patrocinio. Chiarito immediatamente questo aspetto, ben specificato in ogni atto della Procura, secondo cui al difensore d'Ufficio deve essere corrisposto un compenso, il viso degli assistiti cambia e le frasi ricorrenti sono del tipo: "ma io… ehm… pensavo pagasse lo Stato.. come in America…". In realtà, lo Stato a noi non pensa proprio, i nostri compensi sono per legge diminuiti di un terzo, il recupero forzoso in sede civile è lungo e davvero estenuante, e vengono liquidati dalle Corti di Appello dopo anni, se tutto va bene, altrimenti, finiti i soldi in bilancio, svaniscono nel nulla. A questo, si aggiunga il mancato rispetto dei colleghi di comunicare di essere stati nominati di fiducia e quindi di sollevare la sottoscritta dall'incarico, in tempi congrui, (spesso accade il giorno della prima udienza) che, sebbene sia sancito e sanzionato dal nostro codice deontologico viene puntualmente disatteso.​​​ Proprio in questi giorni sono stata nominata in un procedimento che riguarda 16 persone e solo un Collega si è degnato di farmelo sapere (immaginatevi approntare 16 difese in 20 giorni, più di 6.000 pagine da leggere !!).

Si potrebbe obiettare che nessuno mi abbia costretto e che la mia sia stata una scelta volontaria, ma, purtroppo, necessaria ed inevitabile; le motivazioni reali risiedono da un lato, nell'amore per la materia processual-penalistica e dall'altro, non meno importante, nell'esigenza di emergere, senza avere santi in paradiso, per costruirmi un futuro economicamente decente.

In sostanza ciò significa: essere reperibile sempre, presenziare a turni infiniti in Tribunale, sostituire colleghi, affrontare in udienza qualsiasi tipo di fattispecie, avere la prontezza di elaborare strategie, colloquiare con persone, magari arrestati mai visti, detenuti, stranieri, personaggi per un verso non proprio rassicuranti, oltre a presenziare quasi quotidianamente nelle cancellerie penali e civili per accedere agli atti, copie, sentenze, fascicoli, insomma, una costante di tutti i giorni che distoglie, a volte, il tempo per la preparazione di un processo. Ma questo è!

Anche se pesante, grazie ad uno studio costante e una piccola dose di perseveranza, provo conforto, il più delle volte, nel dipanare le situazioni più difficili con l'ottenimento di sentenze favorevoli.

Tuttavia, proprio negli ultimi anni, grazie ad un intervento normativo-regolamentare contenuto nel Decreto Legislativo n. 6/2015 e nel Regolamento del C.N.F., ho notato che, sebbene, venisse ottemperato l'art. 6 della CEDU, attraverso la creazione di un unico Elenco Nazionale dei Difensori d'Ufficio, e, quindi, la previsione di un obbligo formativo con l'attestazione alla frequentazione dei corsi di aggiornamento, veniva introdotto un ulteriore onere, quello di presentazione dell' istanza di permanenza presso il predetto Elenco con cadenza annuale corredato da un' autocertificazione di un numero di partecipazione ad almeno 10 udienze penale, a dir poco assurdo!

Infatti, oltre a dover reperire tutte le udienze svolte e affrontare le modalità telematiche dell'invio che, ad esempio, nell'ultimo anno hanno mandato in tilt tutto il sito del CNF, il mancato assolvimento a tale onere comporterebbe persino la cancellazione dal predetto Elenco, situazione davvero aberrante dopo tutte le difficoltà sopra esposte.

Mi chiedo, a questo punto, aver sostenuto un esame di stato, un corso per ottenere il titolo per esercitare questa attività, ottemperato all'obbligo della formazione, aver assicurato sempre e in ogni momento lo svolgimento di tutti gli atti in cui è necessaria competenza e difesa dei diritti inviolabili della persona, non è sufficiente a dimostrare le mie capacità, e, soprattutto, a chi e perché devo ancora comprovare e documentare la mia scelta professionale??

Auspico un intervento da parte degli organi preposti che possano eliminare questa regola sull'istanza di permanenza con scadenza annuale, perché Vi assicuro che lo studio, l'impegno, la disponibilità, che quotidianamente i colleghi difensori prestano nel compimento del loro Ufficio, hanno un valore aggiunto e superiore a qualsiasi valutazione o parere da parte di coloro che, pari tra pari, dovrebbero eliminare qualsiasi disuguaglianza nel libero esercizio dell'attività, farsi portavoce, per una volta, di una vera modifica della materia che intervenga finalmente sulla certezza della liquidazione dei compensi in tempi veloci, promuovendo e garantendo il rispetto e la dignità di questa categoria fondamentale nel nostro ordinamento giudiziario."

 

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