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Il dramma e il sorriso. La serendipity di Sonia

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Ci sono storie che non hanno bisogno di un narratore per essere scritte. Storie reali che potrebbero sembrare la sceneggiatura di un film, come quella di Sonia Sànchez. 

 "Esperanzas Multiples", diretto da Camilo Villaverde, racconta di persone che, come Sonia Sànchez, hanno affrontato di petto la Sclerosi Multipla. Ho incontrato Sonia a La Elipa, dove vive e dove ha sede anche la Asociación de Esclerosis Múltiple de Madrid. Ci ho messo poco a capire cosa significa affrontare a muso duro una malattia devastante. Pochi convenevoli, un caffè e una valanga di emozioni che mi hanno fatto dimenticare di aprire il taccuino dove avevo appuntato le domande. Sonia si racconta da sola, senza filtri. "Era la primavera del 2010 quando ho sentito il suono sgradevole di quelle parole: Sclerosi Multipla. La mia diagnosi era già ufficiale, difficile assimilarlo all'inizio. Da quel momento si sono sgretolati tutti quelli che credevo fossero gli aspetti fondamentali della vita, come il rapporto sentimentale, il lavoro e le mie relazioni sociali. Per fortuna ero madre di un bambino di 5 anni, e la depressione non era un'opzione da tenere in considerazione. Avevo 37 anni, ora ne ho 46 e nove di esperienza con la mia "amica" sclerosi multipla. Cosa mi ha spinto a chiedere di più alla vita con la SM? Oggi direi che è stata lei a venire a ricordarmi che era arrivato il momento di affrontare i miei conti in sospeso. Non puoi perderti qualcosa che non hai mai avuto; per molti anni ho fatto finta di niente, ma se vuoi colmare i vuoti devi guardarti dentro. Per spiegarmi meglio devo fare un salto indietro nel tempo. Sono figlia di una ragazza madre e non ho mai conosciuto mio padre. Da adolescente ho fatto alcune domande a mamma, alla nonna o agli zii e ho sempre avuto la stessa risposta: "Cosa vuoi sapere? Stai meglio così".

Ho smesso di fare domande, ma gli adulti parlano del passato senza tener conto che i bambini ascoltano tutto anche quando sembra che siano assorbiti dai loro giochi. In questo modo ho registrato alcuni dati rilevanti nella mia testa. Tra studio e lavoro sono cresciuta, mi sono anche divertita e sono diventata una donna adulta. Poi mi sono innamorata e sono diventata madre. Sembrava che avessi il controllo della mia vita. Nell'estate del 2010, a pochi mesi dalla diagnosi, ero già separata dal padre di mio figlio, ero stata licenziata dal lavoro e la mia salute mi impediva di fare molta vita sociale. Così mi sono rifugiata in internet, nei social network, nei forum e negli articoli relativi alla Sclerosi Multipla, fino al giorno in cui mi sono imbattuta in un progetto scientifico che indagava su possibili cause genetiche alla base dello sviluppo della SM. Temevo per la salute di mio figlio e fu allora che ricordai quei dati registrati nella mia memoria e cominciai a filtrarli in Rete, con la speranza di ottenere risposte sulla mia famiglia paterna, sulle sue origini e sui possibili casi di SM all'interno della stessa. Mi ricordai di aver sentito, durante la mia infanzia, il nome completo di mio padre, il nome di una donna legata a lui e l'esistenza di cinque, sei o forse più figli e presunti fratellastri. Ho passato anni a cercare senza successo, con poche speranze. Poi, tra una ricaduta e l'altra, sono tornata a lavorare e sono stata occupata, ma mi ero ripromessa che non avrei più lasciato conti in sospeso e, pur ritrovandomi esausta e con meno tempo a disposizione, ho continuato la mia ricerca.

Fino a quando, ad agosto 2015, ho trovato in Rete un PDF aveva l'aria di essere un tentativo di costruzione di un albero genealogico: la foto con i nomi di un uomo e una donna, la data del loro matrimonio e cinque discendenti senza foto ma con nomi completi. Sì, mi sono detta, sono i miei cinque fratelli e io la sesta figlia di quell'uomo... Uomini e donne all'incirca della mia età che potevano essere registrati in qualche social network, quindi non sarebbe stato difficile per me trovarne qualcuno, ed è quello che è successo. Quella stessa notte ho trovato il più grande dei miei fratelli, siamo diventati amici virtuali, ho avuto modo di conoscerlo in chat e abbiamo avuto una conversazione telefonica che non dimenticherò mai. Quella calda notte d'estate, per la prima volta, mio ​​fratello, il primogenito, mi augurò la buonanotte prima di andare a dormire. Negli anni ho scoperto che mio padre vive ancora, ha avuto figli da quattro donne e il numero dei fratelli supera i nove, ma il numero definitivo è in continua evoluzione. Non ti dico quanti nipoti e parenti vari! Ho sempre sognato di avere una famiglia numerosa, dei nipoti, dei cugini per mio figlio. Ora ce l'ho una grande famiglia, sparsa in tutto il mondo. Intanto abbiamo aperto un gruppo WhatsApp chiamato "I bambini perduti" per essere in contatto e organizzare eventi in cui conoscerci a poco a poco. Ho vinto, ho guadagnato una grande famiglia grazie alla "scossa" che mi ha dato l'arrivo della Sclerosi Multipla. Forse era un prezzo caro che dovevo pagare, ma ne valeva la pena. Ora so chi sono, mi sento completa e grata alla vita. Le cose non sempre accadono come avevamo programmato, ma ciò non esclude che un evento spiacevole e inaspettato non possa portarne un altro piacevole e sorprendente. Ci sono anche drammi che, come effetto collaterale, portano il sorriso".

 

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