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Il rispetto per i colleghi anziani non si compra. E' qualcosa che ti fa scattare in modo automatico

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 Si siede vicino a me che mi trovavo già in piedi per salutarlo come si conviene ad un uomo del suo rango. Il rispetto per i colleghi anziani non si compra. E' qualcosa che ti fa scattare in modo automatico, come i seggiolini ad espulsione degli aerei. Mi dice che ha un processo un po' delicato in materia di quadri, una ricettazione al suo livello. Roba da milioni di euro, una questione seria. Qualcosa ho letto sui giornali. Finiamo a parlare della giustizia e dei giudici. Mi racconta una storia quantomeno singolare su Tardito. Non so come, ma mi ritrovo a raccontargli tutta la mia vicenda. In cinque minuti netti. Io seduto su una sedia con una gamba sbilenca e lui sull'altra. Ascolta con attenzione. I suoi occhi chiari non perdono una parola. Ogni tanto si toglie gli occhiali e li pulisce con un fazzoletto. Con cura. Respira un po' ansando. Alla fine mi guarda e mi dice che se ho bisogno di aiuto, lui c'è. Si, ce l'ho, disperatamente. Se vuoi, vado a parlare con il Procuratore, mi dice. Grazie, Signore, di avere esaudito la mia preghiera. Gli dico che c'è Massimo a difendermi e che siamo in disaccordo su questo punto ma a me non importa. Voglio soltanto che il mio lavoro non venga scalfito, che non mi succeda niente. Il penale non mi preoccupa. Dammi qualche giorno, mi dice. Mi racconta una storia di vecchia amicizia con il Procuratore, e di antica ruggine tra loro due. Qualcosa che ancora oggi non riesco a capire e forse non ho mai ben compreso, anche ora, quando tutto è finito e per cui – ogni tanto, alla sera – sento una malinconia sottile, come un velo, salirmi dal profondo mare dell'anima. Chiamano il mio processo. Patteggio e vado via, leggero come una nuvola. Lascio Franco con un'occhiata complice ed il cuore un poco più voltato verso il cielo. Forse ho trovato il modo per dormire un po' e pensare meno a tutte le spine che hanno deciso di conficcarsi nella mia parte di mondo.

 Sono contento. Forse si sta aprendo uno spiraglio. E' tanto che sto sotto pressione. Mi arriva un messaggio sul cellulare. Magari è Agata, penso. Non vedo l'ora di riferirle il mio colloquio con Franco.

- La tua amica fa i pompini ad un altro, ma non te ne sei ancora accorto ?

Porco schifo. Questa è una nuvola nera sul mio giorno che pensavo il più bello da sei mesi a questa parte. Non riesco a vedere il mittente, come l'ultima volta. Sto cominciando ad infastidirmi. Gli anonimi li detesto. Sono gli esseri più spregevoli che conosca. Ma se fosse un amico, che cerca di avvertirmi ? Non posso fare a meno di pensare una cosa del genere. Agata è una donna seria, la conosco da tanti anni. Ma non come amante, penso subito dopo. Mi sto agitando. Un unico messaggio può non significare nulla ma due cominciano a formare un indizio, se non una prova. La provenienza è anonima, d'accordo, ma la materia scotta. Mi rendo conto di avere profuso in questa storia d'amore – si, è d'amore, che cazzo volete – tutto il mio equilibrio ritrovato di cinquantenne sull'orlo del precipizio. Sono arrivato fin qui con un sistema nervoso solido ma fiaccato da troppe lesioni interne. Pensavo di avere trovato un porto silenzioso in cui rifugiarmi dopo aver corso tutta la vita. E adesso che stavo cominciando a tirare il fiato, arriva l'ombra del tradimento. La cosa che più detesto. Ho sempre sostenuto che chi ti tradisce anche una sola volta, è degno della damnatio memoriae più atroce.Come i romani.Distruggevano ogni vestigia di un uomo, e poi spargevano il sale sul terreno bruciato, così che anche la sua immagine non fosse più visibile. Su quel terreno bagnato dal tradimento e calcinato dal fuoco purificatore, neanche più un filo d'erba. Ogni ricordo, svanito. Adesso, a cinquant'anni, mi ritrovo davanti allo stesso concetto ma con una mentalità diversa. Avrei ancora la forza di operare un taglio così netto con chi mi prende per il culo ? Non mi fa più paura restare da solo, con le mie abitudini del cazzo, come un vecchio sclerotico ? Non mi sono mai posto il problema di restare con una donna che ti tradisce o ti ha tradito. Le motivazioni – se tradimento c'è – dovrebbero interessare, per capire quantomeno dove uno abbia sbagliato. Ma non so se voglio capire. Quando mi lascio andare in una storia d'amore, è come se salpassi per sempre, per l'ultima volta, o per la prima. Per me, quando succede, è davvero il grande viaggio, quello finale, anche se poi mi rendo conto di avere sbagliato biglietto, o meta. Sorrido e penso al viaggio ultimo, quello di Frodo nel Signore degli Anelli, quello che conclude tutta la storia. Vedo quel grande, sparigliante sorriso che illumina lo schermo e rende coerente anche se dolorosissima tutta la storia, quando capisci come non esista sacrificio che non ti venga a chiedere il prezzo, il suo prezzo. Non voglio pagare dazio per stare con Agata se poi lei mi tradisce. Almeno, non ancora. Di questo so di essere certo.

Forse.

 Vado in ufficio. A testa bassa. Devo studiare il processo della Salmaso. Il tempo per cazzeggiare è finito. Devo pensare a lei. Agata mi viene ad aprire. Non faccio tempo a salutarla che mi lancia le braccia al collo e mi bacia. Questa donna mi fa impazzire. Mi accarezza e facciamo l'amore, lì, sulla scrivania, manco fossimo due ragazzi. Non sento telefoni, non sento fax, non voglio più sentire nessuno, voglio solo amarla e perdermi dentro questa ragazza che ho desiderato tutta la vita. Sembriamo folli, assetati, sitibondi di carezze, lascivi allo stato puro. La prendo da dietro quasi fino a farle male, e mentre urla la tengo per i seni che sento grossi e duri come pesche. Mentre eiaculo per la seconda volta, quasi sento il cuore andare via, imboccare la strada del cielo manco fossi una farfalla. Era una vita che non mi sentivo così, un uomo a tutti gli effetti, un conquistatore di mondi di cui avevo perduto il sapore e il ricordo. Il telefono squilla e lei risponde come se niente fosse. Ci rassettiamo e le dico di non passarmi nessuno, chè devo concentrarmi. Tra due giorni abbiamo il processo. Mi fa una carezza e mi dice di non preoccuparmi. Penserà lei a tutto. Mi immergo in quelle carte che ormai comincio a conoscere quasi a memoria. Sono lucido come mai, attento. Fare l'amore mi trasmette un'energia notevole. Anche il tono muscolare mi sembra più reattivo. L'esame e il controesame della psicologa è qualcosa di molto delicato, esplosivo direi. Dalle risposte che mi darà la dottoressa trarrò o meno l'aiuto che mi serve per raddrizzare il processo. In teoria non dovrebbero esistere grandi problemi. Il metodo seguito per acquisire le informazioni dal bambino è molto discutibile. La psicologa ha sentito il bambino a scuola, e poi a casa, in presenza della madre. La convinzione che questo figlio abbia voluto, ad un certo punto, compiacere gli adulti che lo pressavano con domande inconsuete, non mi abbandona. Più leggo, e più mi convinco di questa circostanza. Anche le domande poste al bambino appaiono suggestive, terribili. In alcuni casi è possibile capire già dalla domanda quale sarà la risposta. E' il modo peggiore per esaminare un teste minorenne. Quello più efficace per inquinarlo e ilpiù distruttivo che conosca per annientare le suedifese così porose. Non dovrebbero arrivare dentro un fascicolo processuale atti di questo tipo. Devo stare attento a non scaldarmi troppo quando arriverò in udienza. Si tratta del momento più delicato di tutto il processo. Il bambino va protetto ma tutta l'impalcatura creata a tavolino deve essere spazzata via. Studio, e ancora studio, fino a quando vedo la luce fuori svanire come per magia e sento una fame feroce arrivare allo stomaco, a reclamare qualcosa di solido. Esco dalla mia porta, e vedo che Agata non c'è. Sono le nove di sera. Non mi sono accorto di nulla. C'è un pacco sulla sua scrivania con un biglietto pinzato. Con sopra un fiocco dorato. Apro il pacco e ci trovo una camicia leggerissima, azzurra tenue come il colore dei Savoia, ed una cravatta blu scura,a piquet, che stacca in modo prodigioso. Il biglietto dice che è già andata a casa a preparare la cena.

Ti amo, Mario.

Finisce così.

Possibile che mi sia sbagliato su una donna del genere ?

 

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