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Il segreto professionale, la via più semplice da imboccare in occasioni critiche (e un dovere deontologico)

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 E' il giorno del mio interrogatorio. Per la prima volta nella mia vita vado in tribunale come indagato e non da difensore. Non mi sono mai sentito così. Massimo mi ha detto di stare tranquillo e di non affaticarmi neanche a pensarci un secondo di più. Mi avvarrò della facoltà di non rispondere, o meglio del segreto professionale. Per un avvocato è la via più semplice da imboccare in occasioni critiche come questa ma è anche un dovere deontologico. Abbiamo l'obbligo di non rivelare nulla di quanto è a nostra conoscenza circa i fatti e misfatti che un cliente ci abbia rivelato. Una cintura fatta di acciaio ed etica. Una specie di scudo da brandire a tutti i costi, anche al prezzo del sacrificio personale. Piuttosto ti fai squartare, mi diceva sempre il mio capo, ma non rivelare mai nulla di quanto sai. Altrimenti, non sarai mai più un avvocato. Peggio di essere un falsario c'è soltanto l'avvocato che non sappia mantenere i segreti che i suoi clienti gli affidino. So già che tutti sanno. Devo anche calibrare la mia faccia quando metto piede nel palazzo. Per la prima volta sento le farfalle nello stomaco che danzano per me e non per un cliente. C'è una prima volta per tutto. Me l'ha detto anche Massimo. Che mi aspetta di sopra, al terzo piano, dove c'è un ufficiale di Pg delegato dal Pm per l'incombente. E' un amico e credo sarà imbarazzato almeno quanto me. Sfodero il mio sorriso da grandi occasioni e salgo su a piedi, per le scale. Cammino piano, come faceva il mio vecchio dominus tanti anni fa. Vestito soltanto di una cravatta di Marinella e di un sorriso contagioso, nonché della sua dignità di re del foro. Saliva sempre a lato delle scale, in modo da non intralciare nessuno. Dopo tanti anni, mi ritrovo anch'io ad imitarne i gesti, gli stessi atteggiamenti. Senza la sua forza, penso. Massimo è già nel corridoio ad aspettarmi. Sta fumando una sigaretta per ingannare l'attesa. Dice che il maresciallo ha già preparato il verbale e mi informa di avergli comunicato l'intendimento di non rispondere. Così non perdiamo tempo nessuno dei tre.

Dà l'ultima aspirata alla sigaretta, la schiaccia per bene in un posacenere di ottone che non avevo mai notato, ed entriamo.Giovanni, l'ufficiale di Pg, si alza e mi stringe la mano, imbarazzatissimo. L'interrogatorio dura dieci nano secondi.L'ultima occhiata che mi rivolge Giovanni non me la scordo finchè campo.Molto espressiva.Quando esco dalla porta del suo ufficio non so come definire lo stato d'animo in cui mi ritrovo. Scendiamo le scale in silenzio. Massimo è un grande avvocato anche in questo. Comprende lo stato d'animo in cui sto nuotando in religioso silenzio. Faccio fatica a respirare. Sono un avvocato di lungo corso ma mi sento impreparato come il primo giorno di pratica. Sono ritornato indietro, quando ogni minimo intoppo che non rientrasse nella normalità mi procurava un'agitazione marcata. Facciamo finta che sia un sorso di giovinezza, dico a Massimo. Sorride, ora che siamo fuori. Il sole non brucia più, ed anche il vento è diventato un ponente gentile.

- Facciamo finta che sia vino doc, però.

Mi risponde. Poi mi stringe la mano, mi abbraccia stretto per un attimo togliendomi il fiato dai polmoni e se ne va. Questo suo gesto alla sprovvista mi commuove. Deve essere accaduto anche a lui perché si è girato all'improvviso infilandosi gli occhiali a specchio. Questi cazzo di avvocati di esperienza si sdilinquiscono per un nonnulla, penso tra di me.

Non sarà che per fare questo mestiere delle armi ci vuole la pelle di un rinoceronte e la sensibilità di un'ancella ?

Agata è tornata in studio con tutti i documenti depositati dal Pm per l'incidente probatorio. Abbiamo poco tempo e dobbiamo scrivere una nuova memoria. In un linguaggio elegante dove anche le note si sprechino. Una bibliografia piuttosto agile non può mai mancare. Come ho imparato a fare dall'Uomo della pioggia di Grisham. Scherzo, ma mica poi tanto. I legal thriller che arrivano da oltreoceano possiedono echi di un'esperienza che qui da noi deve ancora prendere piede. Se pensate che i grandi studi meneghini o romani usano a bracciate la dottrina da appuntare in fondo alle pagine degli atti in bei caratteri corsivi, anche Grisham appare meno scemo e meno leggero di quanto si possa pensare. Gli atti fotocopiati da Agata sono alti circa tre centimetri. Pensavo peggio. Resta il fatto che il PM mi volesse fregare con uno stuolo di documenti a sorpresa. Oltre ad un'ambientale, mi ritrovo un colloquio intercettato tra la Salmaso ed un avvocato, che era il suo difensore al momento della separazione.Pensa a te. Manco lo sapevo che la Salmaso fosse sposata. Mai saputo prima. A volte credo che la mia inclinazione ad occuparmi soltanto dei casi miei possa essere quasi esiziale. Non mi rendo conto di ciò che mi accade intorno. Mentre leggo attentamente il contenuto dell'intercettazione comincio a sentire dei gemiti di piacere.

- Si, si , si… 

 Sono i nuovi vicini del piano di sotto. Scopano a tutte le ore, con le finestre aperte. Agata spalanca la porta e mi fissa. Manco fosse colpa mia. La richiude di scatto, come un coltello. Questo condominio è una specie di alveare umano i cui occupanti mutano a seconda delle stagioni. D'estate siamo invasi da ecuadoregni che cantano e mettono la musica a palla, o da gente che scopa en plein air. Io invece devo stare chino sulle carte come un monaco zen. Tutti i clienti mi dicono che dovrei far installare un impianto di aria condizionata ma mi sono sempre rifiutato. All'inizio fu una vecchina a lamentarsi con l'amministratore dicendo che il mio impianto non la faceva dormire. Tenete presente che non l'ho mai avuto. Era solo per rompermi le palle. La cosa più importante è che l'aria condizionata la odio e questi sono muri vecchi, fatti ancora con le pietre di una volta, quelle del mare. Uso un ventilatore, di quelli verticali e lascio sempre le persiane socchiuse. Fa molto ligure ed io sto comunque fresco senza contrarre raffreddori e bronchiti in serie. Non mi interessa avere l'aria condizionata per apparire un professionista arrivato. Se bastassero i condizionatori per stabilire un traguardo, saremmo sommersi da principi del foro. Siccome non posso andare a far casino con gli scopatori del piano di sotto – che peraltro invidio – faccio finta di niente. Anzi, quando hanno finito mi alzo di scatto. Vado nella stanza di Agata e apro di scatto la sua porta. 

Hanno finito !

E me ne vado. Rido sotto i baffi.
Ogni tanto riesco ancora a farla arrossire, questa bionda  dalle cosce chilometriche.

 

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