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L'ombra della Colpa - Io, un avvocato indagato per favoreggiamento di un cliente

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 Sono davanti al segretario del sostituto che – capisco subito – la prende un po' alla lontana.

Ho parecchie cose da fare. Gli dico di spiegarmi in fretta il motivo di una convocazione così irrituale. Estrae da una pratica smilza come lui un foglio e me lo passa. Leggo. Deglutisco. Non ho capito bene ma mi sembra un decreto con il quale si fissa un interrogatorio a me personalmente per un reato di favoreggiamento di un mio cliente.

Alzo gli occhi dopo aver letto quel foglio almeno tre volte.

- Stai scherzando ?

- Guarda Mario, mi dispiace.

- Ma poi questa merda non me la poteva dare il tuo capo ? State scherzando ?

Mi rendo conto che la mia voce sta salendo di alcuni decibel in modo inconsapevole.

- Mario, lo sai che è un atto dovuto.

- Dovuto il cazzo ! Sbotto.

- Se c'è uno che fa l'avvocato seriamente sono io e qui vengo a scoprire che sono indagato per favoreggiamento di un mio cliente che oltretutto ha rubato del prosciutto perché aveva fame. Ma vaffanculo !

- Mario, lo so, ma il PM…

- Aveva fame, capito, non mangiava da tre giorni, un ragazzo di diciannove anni !

Mi alzo di scatto. Sono furibondo. Una cosa del genere non me la sarei mai aspettata in vita mia. Non solo vengo trattato come l'ultimo dei delinquenti, ma un Pm mi fa notificare una comunicazione del genere dal suo assistente, quando sa benissimo come stanno le cose nel procedimento penale da cui prenderebbe avvio una mia ipotetica responsabilità penale.

- Mi firmi per ricevuta per…

- Non ti firmo un cazzo !

Urlo e me ne vado sbattendo la porta. Almeno il PM – asserragliato nella sua stanza – avrà certamente sentito. 

 Sono incazzato e sto sudando freddo per la paura e la rabbia che mi monta addosso. Sudore acido, verde, quello della bile.

Torno indietro al galoppo, tanto nei corridoi mi hanno sentito tutti, e rispalanco la porta senza bussare.

- Fatemelo notificare il vostro interrogatorio dalla Polizia Giudiziaria, tanto sapete dove trovarmi – abbaio e gli risbatto il foglio sul tavolo.

Vado via. Ora inizia la mia giornata di lavoro. La mia concentrazione è allo sbando. La cosa è tanto assurda quanto vera. Vedo ancora quelle parole danzarmi davanti agli occhi in tutta la loro evidenza grafica.Per l'ennesima volta ho riassaporato un detto antico che deve rimanere familiare anche al più scalcinato degli avvocati: Credo quia absurdum. Ci credo perché è assurdo. Lo diceva Tertulliano, che in fatto di assurdità se ne intendeva, dovendo sopportare tutte le nequizie e le torture inferte ai cristiani di cui era l'alfiere. Incontro Agata nei corridoi. Sta correndo verso di me in soccorso. La voce è già girata.

Potenza dei miei polmoni o forza del venticello chiamato calunnia ?

 

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