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La castrazione chimica e quei "bravi ragazzi" di Viterbo

inienzione

  Uno stupro sprezzante, beffardo e violento ripreso con il telefono. Ma "era un rapporto consenziente"

Secondo il sindaco di Viterbo si tratta solo di «bullismo che non c'entra con l'ideologia». Quel "bullismo" viene raccontato dai video dello stupro che i poliziotti descrivono come troppo bestiali per essere visti, il che rende superflue in questo caso le cautele dovute alla presunzione di innocenza. In una decina di pagine di ordinanza, il gip inchioda Francesco Chiricozzi (19 anni) e Riccardo Lecci (21) alle proprie responsabilità: «Immagini di reiterati amplessi, posti in essere congiuntamente dagli indagati, con atteggiamento sprezzante e beffardo, intercalato da insulti e minacce, mentre le vittima versava in uno stato di semicoscienza, emettendo solo flebili lamenti, culminati nella richiesta, con voce sfinita, di porre fine alle violenze» si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. La ragazza, avrebbe tentato di fermarli. Ma la sua iniziale resistenza si sarebbe infranta contro un pugno in faccia. Dopo lo svenimento della donna, i due l'hanno spogliata, avrebbero iniziato a stuprarla, mentre lei - continua l'ordinanza - «si trovava in un evidente stato confusionale, ai limiti dell'incoscienza, conseguente sia all'aggressione subita che allo stordimento connesso all'abuso di alcol e ansiolitici». Le immagini ritraggono la vittima inerme, nuda, sdraiata sul pavimento in posizione fetale, con una mano sulla bocca. «Si vede la vittima nuda e incosciente», scrive il gip, mentre Chiricozzi dietro di lei fa il segno delle corna «e scuote la testa in segno di sbeffeggiamento». La 36enne, nel video di 7 minuti, viene colpita, violentata a turno e violentata anche con oggetti. Mentre i due bestemmiavano e ridevano. «Oh t'ammazzo, hai capito?», le ripetevano. Poi controllavano il telefono per accertarsi che le immagini fossero nitide. Una preoccupazione che fa dire a Licci: «Oh non si vede gnente». Poi, cambia angolazione e ricomincia, prima a riprendere la scena, poi a violentare la ragazza. Tutto si sarebbe svolto nel seminterrato del pub per più di 3 ore.

Dal telefono di Chiricozzi i video erano già stati rimossi. Amici e parenti glielo consigliavano nella chat "Blocco studentesco", l'organizzazione neofascista dove le immagini erano state condivise e nella quale c'era anche il padre di Licci, che consiglia al figlio di gettare via il telefono: «Riccardo, butta il cellulare subito», scrive. Un altro suggerisce: «Fai l'hard reset del telefono». Il comando in chat è chiaro: quei video devono sparire. Così come i filmati della telecamera di sorveglianza esterna del pub Old Manners, il circolo culturale di CasaPound dove la notte tra l'11 e il 12 aprile Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci, due giovani militanti, hanno trascinato una donna 36enne, in cura al Centro di salute mentale, con la scusa di bere gratis per poi stuprarla. I video, descritti con dettagli raccapriccianti nell'ordinanza che ha portato all'arresto dei due indagati, sono stati recuperati dagli investigatori il giorno successivo alla violenza.

Prevedibile, scontata e quasi banale l'impostazione della tesi difensiva, squadernata dai legali di Chiricozzi e Licci, durante il doppio interrogatorio di garanzia per la pesantissima accusa di stupro di gruppo. Secondo i difensori "sono ragazzi che hanno avuto un rapporto e ritengono che sia consenziente, per una serie di elementi che non possiamo dire. Non sono i mostri che vengono descritti ma ragazzi di 20 anni che si sono visti crollare il mondo addosso". Una linea difensiva difficile, ma che a Viterbo Casapound rilancia come un mantra: «Confidiamo nelle prove in mano agli avvocati le quali, ne siamo certi, scagioneranno i nostri ragazzi. E non intendiamo partecipare alla gogna mediatica». Già, un rapporto consenziente da cui la ragazza esce massacrata, piena di lividi e con un occhio nero, dopo aver preso un sacco di botte ed essere svenuta. Invocare la castrazione chimica sarebbe una scorciatoia semplicistica e imperdonabile, quasi banale, perché vorrebbe dire avallare la tesi dei "bravi ragazzi" con gli ormoni impazziti.

 

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