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L'ombra della Colpa - La deformazione professionale degli avvocati, peggio di un edema

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 Non è doma, però.

Il nipote deve infonderle forza anche in carcere. La storia della consulenza tecnica mi è venuta d'acchitto, così. Prima non ci avevo pensato. Devo spingere al massimo le macchine ed il mio motore personale. Chiamo il mio psichiatra forense preferito. Giovanni è un omaccione che fa ancora rugby. E' stato l'allievo prediletto di uno dei mostri sacri della psichiatria forense ed oggi si divide tra Milano e Torino dove i grandi studi professionali si sono accorti di questo professionista fino che alterna il pallone ovale con le passioni della mente. Mi ha sempre detto che la sua grande abilità professionale – lui la chiama fortuna perché è modesto – gli deriva dal fatto di venire dal mare. Sostiene che vince e fa vincere agli avvocati i processi contro gli psichiatri di "terra" perché chi ha confidenza con l'acqua salata conosce le onde e sa quanto siano mutevoli. La mente umana è come il mare, caro Mario: questo è il suo personale mantra, e non puoi mai darla per scontata.

Proprio come il mare, a cui dai sempre del Voi. Come diceva mio padre. Gli telefono e gli spiego la questione in tre minuti. Con Giovanni la sintesi è tutto. Ha sempre poco tempo e capisce la situazione al volo. Mi dice che dopodomani verrà giù. Devo procurarmi l'autorizzazione per farlo autorizzare a visitare la dottoressa in carcere. La conosce bene e spesso lo ha nominato come perito d'ufficio. La stima e gli dispiace della storia. Appeno chiudo la telefonata, il cellulare squilla di nuovo. Maledetto. Sto rientrando in studio e mi sono fermato sul ciglio della strada, come faccio spesso per le telefonate urgenti. Intanto mi prendo una vista della valle che sta sotto il carcere. Prati verdi con serre. Brillano al sole. Il mare in lontananza emette un rumore roco che si percepisce fin qui. Oggi il vento impazza e le onde appaiono in libertà.

- Pronto ?

- Avvocato buongiorno, sono Giannini.

- Signora, adesso basta ! Ha capito ? La deve smettere con queste telefonate! Non mi piace che lei commetta dei reati e poi mi chiami come se niente fosse, mi ha capito ?? Cazzo !

Mi rendo conto che sto urlando sul ciglio della strada come un forsennato.

- Non capisco questo suo atteggiamento.

Mi risponde così. La Giannini ha un tono pacato, fermo.

- Volevo soltanto dirle che mi sono rimessa con mio marito e che ci amiamo sempre di più. Mi dispiace di averlo picchiato ma la gelosia è una brutta bestia. Ci siamo spiegati e non succederà più. Volevo soltanto sapere quanto fosse il suo disturbo.

Ecco, mi ci mancava anche questa. Urlare come un pazzo ad una persona colpita dal pentimento sulla via di Damasco.

- Signora, non mi deve proprio niente. Mi scusi. Sono felice per voi, ci mancherebbe. Io non ho fatto proprio niente.

- Bene avvocato, allora le farà piacere sapere che adesso è mio marito a picchiarmi tutte le notti.

Click. E butta giù.

Pazza,una pazza. Anzi, questi sono pazzi da legare entrambi. Maledetti.

Mi reinfilo il casco e vado giù a manetta. Ho un sacco di cose da fare e questa telefonata mi ha alzato il tasso dell'adrenalina. Perché debba essere io il bersaglio di una folle, devo ancora scoprirlo. Lo chiederò a Giovanni. Magari mi aiuta a togliermela dalle scatole in qualche modo. Altrimenti qui ne esco pazzo io, prima o poi.

  Mi catapulto in studio per scrivere la richiesta di autorizzazione per la visita psichiatrica di Giovanni. Trovo un messaggio in segreteria di Ottavio. Dice che mi vede stanco ultimamente. Mi ha lasciato le acciughe in forno per stasera. Devo soltanto dargli una scaldata a 180° gradi per dieci minuti netti. Di riposarmi, chè ho la faccia sbattuta. Gliel'ha detto pure Giulia, la mia ex moglie sempiterna. Vorrei capire dove mi hanno visto per sapere che la mia faccia è stropicciata. Mi viene in mente che ultimamente i giornali non si sono risparmiati nelle foto di repertorio del mio muso. Ne è sfuggita qualcuna carpita di straforo mentre esco dal carcere o cammino per andare in studio. Facce di merda. I cronisti, dico, non le mie vestali. Giulia non smette di inviarmi messaggini tutte le sere, tanto per darmi manforte anche a livello psicologico. A volte mi chiedo per quale motivo abbia lasciato una donna che mi voleva così bene. Non l'amavo, tutto qui. Me lo ripeto ogniqualvolta mi rifaccia la domanda. Mi sembrava di avere una sorella, o un'amica, mica una moglie. Con Ottavio formano una specie di coppia invisibile. Quando ci si mette Agata in più, è il triangolo delle Bermuda. Nutrono un'attenzione concentrica verso di me, nel senso che non posso e non debbo mai uscire dal loro raggio d'azione. Il fatto di sapere che le acciughe di Ottavio mi attendono dentro il forno della cucina, mi spinge ad andare avanti nella giornata con lo scopo preciso di mangiarmele questa sera. Andrò pure a comprarmi una bottiglia di Sauvignon per celebrarle come Dio comanda.

 Agata non c'è. Mi ha lasciato un biglietto con su scritto che è fare una mediazione. Penso abbia fatto pace con il fidanzato attuale perché la sua grafia è svolazzante e sottile come uno sciame di farfalle vespertine. Deve essere allegra. Meno male.

C'è anche un PS in fondo in cui annota che mi deve parlare e di aspettarla. Penso subito al peggio. La deformazione degli avvocati è come una specie di edema cerebrale permanente che non si vede, ma c'è. Mi metto a scrivere la richiesta per la Salmaso. La scrittura è il miglior antidoto contro la stregoneria che conosca. Non fa funzionare la testa e la allontana dai pensieri tinti, detto alla siciliana. Il buio è un nemico della scrittura. Finchè scrivi, le tenebre non calano. Quando abbandoni la pagina, tornano i pensieri, ed i misteri che le preoccupazioni si portano dietro. Solo quando le dai corda, una preoccupazione si materializza. Prima è aria e basta.La richiesta per la Salmaso è pronta. La invio a mezzo pec. Aspetto che il computer sputi le ricevute – in questo caso due soltanto – e mi accingo ad andarmene. Non ho voglia di aspettare Agata, oggi. Ho delle acciughe in forno, un vino da comprare e la convinzione ferrea che se deve comunicarmi brutte notizie, questa sera aspetteranno. Mi guardo allo specchio e noto che la mia faccia non appare stanca. Sembra un deserto fatto di pietre, tutto qui.Una passeggiata di salute all'inferno. Mi chiudo la porta dello studio alle spalle e vado.

Vaffanculo a tout le monde.

 

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