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La qualità della scuola

rizzo

 La formazione del nuovo governo 5stelle-Lega ha già proceduto, in alcuni casi si tratta ancora di poche settimane, alla nomina degli organigrammi nei vari settori degli Enti pubblici, nei vari ministeri, in tutti quegli organismi in cui il governo ne vanta diritto: dalla Rai alla Cassa depositi e prestiti, dall'Inps alle poste, alle Ferrovie dello Stato…!

In altre epoche, quelle, per intenderci, gestite dalle "caste" che, oramai è luogo comune, hanno portato l'Italia sulle soglie del "baratro", si usava il cosiddetto "manuale Cencelli" per la spartizione delle poltrone.

Oggi, in un clima di "grandi cambiamenti", nella forma, l'aborrito "manuale" è stato mandato in soffitta, nella sostanza è vivo e vegeto.

E' sempre stato così e difficilmente assisteremo ad un vero e reale cambiamento.

Il futuro ci dirà se, almeno, le "nuove" persone che vanno ad occupare le "vecchie" poltrone faranno meglio o peggio.

Da queste scelte dipenderà la qualità delle decisioni di chi dovrà amministrarci per i prossimi cinque (?) anni.

Tra i nuovi ministri, Marco Bussetti, classe 1962, della Lega andrà ad occupare la poltrona che fu di Giovanni Gentile e la cui riforma ha tenuto banco fino gli Anni Sessanta del secolo scorso, a fronte di tante, piccole riforme, sempre sbandierate e mai realizzate, degli ultimi anni.

In 40 anni abbiamo avuto 72 ministri dell'Istruzione, tanto per intenderci, ma nessuno ha lascito tracce profonde.

Il compianto linguista Tullio De Mauro, Partito democratico, tra il 2000 e il 2001 ha accorpato il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica e ha costituito il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Letizia Moratti, Forza Italia, tra il 2005 e il 2006 è ritornata alla Pubblica istruzione e Università e ricerca.

Fabio Mussi Democratici di Sinistra/ Sinistra Democratica, tra il 2006 e il 2008 ha ripreso la formula dell'ex ministro Tullio De Mauro: Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Come si vede si tratta di "intitolazioni" che non hanno inciso nella struttura del sistema scolastico. E che siano servite poco o nulla, lo dimostra il tira e molla tra un governo e l'altro.

 Due sono state le riforme strombazzate, dai governi dell'epoca, e che avrebbero dovuto risolvere i problemi della scuola italiana.

La "riforma Moratti". Quella delle tre "I": inglese, internet, impresa, che avrebbero dovuto rivoluzionare il sistema scolastico italiano. E dell'industria.

Ebbene, le tre ore assegnate all'insegnamento dell'inglese nella scuola elementare, nella finanziaria 2004, sono diventate solo una, con la raccomandazione che l'insegnante avrebbe dovuto ugualmente portare a termine il programma previsto nelle tre ore settimanali.

Due ore in meno di insegnamento per la Moratti, ma soprattutto, per l'allora ministro al bilancio Tremonti, ha significato un bel risparmio ed un congruo numero di insegnanti da pagare in meno.E a questo proposito va ricordato il taglio di decine di migliaia nella scuola dell'obbligo con il ritorno del singolo maestro nelle scuole elementari. Tutto sacrificato al "dio" risparmio.

Ed è stata questa una costante di tutti i ministri dell'Istruzione, incapaci di sostenere che le somme messe a bilancio per l'istruzione e la cultura non sono spese, ma investimenti.

Gli 'ex ministri dell'istruzione dei governi Renzi e Gentiloni,   Stefania GianniniValeria Fedeli, hanno gestito, in malissimo modo, la riforma "la Buona Scuola". Una riforma che ha creato più problemi di quelli che avrebbe dovuto risolvere.

E' sotto gli occhi di ogni persona di buona volontà, la preparazione, l'impegno, la professionalità, la passione, sì proprio la passione, dei nostri uomini politici che non hanno dimostrato grandi visioni per un futuro virtuoso dei nostri giovani. E non è un caso che proprio questa fascia di età conosce un'impressionante disoccupazione.

Chi non ricorda le figuracce di alcuni nostri ministri di un recente passato.

Una per tutte ha coinvolto Maria Stella Gelmini, quando con un comunicato stampa del 23 settembre 2011 il ministro, facendo i complimenti agli scienziati del CERN e dell'INFN che avevano rilevato dei neutrini che avrebbero viaggiato ad una velocità superiore a quella della luce (cosa poi smentita da un più accurato controllo dei percorsi dei segnali GPS), ha affermato "Alla costruzione del tunnel tra il CERN ed i Laboratori nazionali del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro". Un tunnel di 750 Km. esistente solo nella "fantasia dell'ex ministro".

 Penso che ognuno di noi sia al corrente che ogni uomo politico faccia capo a professionisti che lo sostengono nelle proprie funzioni.

Il panorama non offre menti eccelse, per cui ci si accontenta di cosa offre il "mercato" dell'area politica a lui vicina.

Ma, cosa ancora più inquietante, non sempre si riesce ad approfittare di quei professionisti, seri e preparati, ma non disposti a sottostare alle intemperanze del "bulletto" di turno.

Ancora oggi si ricorda la riforma di Giovanni Gentile, non solo, e non tanto, per il tempo che ha retto le sorti della nostra scuola con dignità e con punte di vera e propria eccellenza. Quanto per il clima culturale esistente in quell'epoca e che uomini capaci erano riusciti ad elaborare una riforma degna di questo nome.

Ma chi erano questi uomini. Da Giovanni Gentile a Benedetto Croce, da Giuseppe Prezzolini ad Augusto Monti, da Giuseppe Lombardo Radici a Gaetano Salvemini a Giovanni Papini… che, pur avendo idee diverse e provenienti da ideologie contrapposte si confrontavano, fin dal 1908, sulla mitica rivista "La Voce" affinché la scuola rappresentasse per i giovani una valida fucina dove formarsi.

Giovani Gentile, Ministro dell'Istruzione, coadiuvato da Giuseppe Lombardo Radici, riuscì a dare al paese una riforma capace di organizzare la scuola in Italia, dal 1923 fin dall'inizio degli Anni Sessanta.

Il paese ha bisogno di una riforma organica della Scuola che permetta alle nuove generazioni una formazione, intellettuale e professionale, conforme ai nostri tempi.

E a quelli che verranno.

Soprattutto, a quelli che verranno.

 

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