La violenza delle parole - Avvocatirandogurrieri

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La violenza delle parole

rizzo

Non temo le parole dei violenti,

ma il silenzio dei giusti"

Martin Luther King

Negli ultimi decenni, e non solo in Italia, abbiamo rilevato un impoverimento del linguaggio, e non solo politico, per cui, purtroppo il più delle volte, abbiamo assistito a contrapposizione ideologiche o difese d'ufficio, che hanno impedito di confrontarsi con la sostanza dei problemi. Che nel frattempo si sono incancreniti.

Alcuni decenni fa, Gesualdo Bufalino, aveva iniziato una campagna di sensibilizzazione sulla necessità di ridare dignità alle parole che, a quell'epoca, cominciavano a perdere senso e significato. E venivano manipolate a piacimento dai demagoghi di turno. Era l'inizio dell'uso di linguaggi offensivi nei confronti di persone le cui colpe erano solo ed esclusivamente quelle di non accodarsi alla logica del turpiloquio. Senza imbarazzo e senza pudore.

Bufalino temeva, ciò che poi è puntualmente accaduto: il suicidio di uno stile misurato e il radicamento di una violenza verbale insolita per affermare le "proprie idee (?). E' prevalsa l'esigenza, quasi fisiologica, di "costruire un nemico", anche quando il nemico è figura più fittizia che concreta. Il più delle volte abbiamo assistito a virulenti attacchi, contro questo o contro quello, solo ed esclusivamente, a volte, per motivi di ataviche vendette personali, per favori mancati, promessi e non ricevuti, per propri tornaconti. Il tutto a detrimento del bene comune. Sono saltati i legami tra politica e società, tra interesse privato e interesse pubblico ed ha portato alla mancanza di una visione generale dei problemi, che attanagliano, e non da oggi, le nostre Comunità. 

Il confronto civile cede il passo ad un becero antagonismo.

E come dimenticare le "performance" di Umberto Bossi, padre-padrone della Lega Nord, in TV, con il noto linguaggio colorito contro tutto e contro tutti.

Eravamo agli inizi degli Anni Ottanta e la Lega Padana comincia a balbettare di federalismo padano.

Nel tempo riesce a coinvolgere anche lo studioso Gianfranco Miglio, federalista convinto. "Una breve esperienza politica nella Lega Nord, nei mesi infuocati che accompagnarono il tracollo della 'Prima Repubblica, rese Miglio un personaggio pubblico a livello nazionale. Ma la notorietà che gli diedero l'impegno politico e le apparizioni televisive finirono per cristallizzare un'immagine di Gianfranco Miglio quanto meno schematica, se non in alcuni casi addirittura caricaturale", come dirà il prof. Damiano Palano, direttore del Dipartimento di Scienze politiche Facoltà di Scienze politiche e sociali Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione del 70° compleanno del prof. Miglio.

Ma la rottura con Bossi avviene quando Bossi comincia a parlare di secessione e definisce Gianfranco Miglio: "un peto nello spazio"!

La Lega Nord organizza un Parlamento del Nord, il 12 maggio 1996 da politici eletti per la Lega Nord, ed ebbe sede a Mantova. Questo Parlamento "…avrebbe dovuto sostenere un governo ombra, battezzato Governo Sole, con a capo Giancarlo Pagliarini. In seguito il Parlamento ebbe scopi organizzativi in preparazione per la prima manifestazione sul Po del 15 settembre 1996 e come giunta elettorale per il referendum per l'indipendenza della Padania del 25 maggio 1997".

Un anno dopo la Lega Nord, il 26 ottobre 1997, organizza le elezioni per il primo Parlamento della Padania.

Furono presentate numerose liste ed una, "I comunisti padani" aveva come capolista il giovane Matteo Salvini, in rappresentanza dell'area della sinistra padana.

Un'epoca in cui, quel "galantuomo" di Umberto Bossi, rispondeva serafico, ad una precisa domanda: "La cultura? E' una cosa che si mangia?".

E' l'inizio dell'avvelenamento delle menti. E dei pozzi del vivere civile!



Oggi si paga lo scotto dei silenzi di ieri. Chi avrebbe dovuto intervenire non l'ha fatto.

In un paese democratico è inconcepibile l'uso della violenza, anche verbale, gravissimo secondo un monito di Norberto Bobbio: "Libertà e violenza sono antitetiche. Questa è la ragione per cui un governo libero deve difendersi dagli uomini violenti ed essere severo con tutto ciò che seconda i loro istinti".

Mentre ai cittadini disinteressati, sempre Bobbio, ricordava che: <<La democrazia non sa che farsene di cittadini passivi, apatici, indifferenti. Vive e prospera solo se i cittadini hanno a cuore le sorti della propria città come quelle della propria casa>>.

Tutto ciò ieri e ieri l'altro.

Oggi assistiamo, al trionfo di quell' "ignoranza attiva" che ha fatto la fortuna di tanti personaggi, divenuti "famosi", e con le "tasche piene" che in altre epoca avrebbe passato la loro vita al bar del paese a giocare a tre sette.

C'è ancora spazio e tempo per delineare un futuro condiviso all'insegna del rispetto reciproco della dignità delle persone, della solidarietà e della costruzione del bene comune?

E' più di un augurio. E' una necessità. 

 

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