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Le lontane origini delle estorsioni e delle malversazioni

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I recenti arresti, solo in ordine di tempo, del sindaco di Legnano, Gianbattista Fratus della Lega di Matteo Salvini, e dell'assessora alle opere pubbliche, Chiara Lazzarin Forza Italia, entrambi agli arresti domiciliari. Mentre in carcere è finito l'assessore al bilancio e vice sindaco, Maurizio Cozzi, di Forza Italia.

Sia la Lazzarin sia Cozzi sono stati espulsi dal partito di Silvio Berlusconi.

L'indagine è stata portata a termine dalla guardia di finanza di Milano.

Il giudice delle indagini preliminari, nell'ordinanza di arresto, in cui viene fatto anche il nome dell'attuale ministro dell'interno, vice ministro e segretario della Lega, Matteo Salvini, scrive di un "…modus operandi ispirato a logiche di supremazia personale e di controllo totalitario delle amministrazioni pubbliche". E oltre, anche della "…gravità è la serialità delle condotte in contestazione appare caratterizzata da particolare pervicacia e da totale mancanza di percezione del disvalore (oltre che sociale) anche penale delle stesse, che si traduce in una sistematica violazione delle norme giuridiche, ed in una propensione alla realizzazione dei propri interessi ed ambizioni personali, in spregio alle finalità pubbliche del ruolo rivestito".

L'ordinanza parla di bandi pubblici pilotati, di favoritismi, di mazzette.

Qualche mese fa, il presidente del Consiglio comunale di Roma, Marcello De Vito, Movimento 5stelle, veniva tratto in arresto per tutta una serie di reati e di malversazioni nell'ambito della sua carica istituzionale. Proprio ieri il tribunale del riesame ha confermato tutte le accuse e ha deciso che De Vito rimanga in cella. 

Qualche settimana fa Armando Siri, sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e senatore della Lega, viene indagato dalla procura di Roma per corruzione. Gli si contestata di essersi adoperato, nell'ambito delle sue funzioni parlamentari, di aver proposto degli emendamenti per favorire il faccendiere dell'eolico, prof. Paolo Arata, per una mazzetta di 30 mila euro che, allo stato presente, dovrà essere accertato se sia stata pagata o solo promessa.

Paolo Arata è sotto indagine dai magistrati della Direzione antimafia di Palermo per i suoi rapporti con un imprenditore dell'eolico del trapanese Vito Nicastri, attualmente agli arresti domiciliari, in quanto sospettato di essere un prestanome del latitante Matteo Messina Denaro.

Ci si potrebbe obiettare che, oramai le commistioni mafia-politica sono di vecchia data.

Infatti il terzo millennio si era aperto con la resa della politica alle organizzazioni malavitose.

Qualcuno ricorda Piero Lunardi, ministro delle infrastrutture e dei trasporti dei governi III e IV di Silvio Berlusconi, 2005/2006"?Ebbene, senza arrossire, affermò, durante il suo esercizio delle funzioni istituzionali che "… con la mafia bisogna trattare"!

Mentre il leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio dell'attuale Parlamento, proprio durante il tira e molla sulle dimissioni del collega sottosegretario Siri, così come abbiamo potuto leggere sulla stampa, non abbia esitato a dire: se un parlamentare ruba per il bene del paese, non è reato.

Ma se ci rivolgiamo alla Storia, quella Storia che si è vista ridimensionata nelle aule scolastiche le ore di studio dall'attuale governo, allora possiamo trovare un filo conduttore con il nostro passato remoto. Remotissimo!

"I pretori, poi con le loro estorsioni depauperavano le città ed i cittadini; sicché pareano mandati in Sicilia non già per esercitarvi il governo e amministrare la giustizia, ma per arricchirsi commettendo le frodi più ree, le crudeltà più inaudite», come possiamo leggere sul "Compendio della Storia di Sicilia" del prof. Sanfilippo" (pagg.108-109). 

Quindi se ne deduce che Verre, pretore romano in Sicilia (73-71 av.,Cr.) compiendo concussioni e ruberie altro non fece che portare avanti il lavoro dei pretori ai quali era succeduto. Verre fu denunciato da Marco Tullio Cicerone (106 – 43 av. Cristo), che venne ucciso.

In tempi più recenti possiamo leggere: "... non è certo Cosa Nostra a inventare la prespartizione degli appalti. La mafia si inserisce piuttosto in un sistema che prima era di esclusiva competenza di imprenditori e di politici", Serena Uccello e Nino Amadore in "L'Isola civile", (pag.152), Einaudi editore, libro interessantissimo.

Ad argomentare questa affermazione, i due Autori citano una dichiarazione del pentito Angelo Siino, noto anche come il "ministro dei lavori pubblici" di Cosa Nostra e pentitosi in un secondo tempo, verbalizzata davanti ai magistrati di Palermo.

Afferma Siino: "Cosa Nostra è sempre stata presente un po' in tutti gli affari, su ogni attività in Sicilia c'è il pizzo. Ma devo dire che la colpa dell'affacciarsi di Cosa Nostra nel settore degli appalti è dei politici, i quali, malversando, hanno indotto i mafiosi a dire: ma che, noi siamo scemi? Questi mangiano a quattro palmenti e noi stiamo qui a guardare? E allora Cosa Nostra entra pesantemente nel gioco. E' la metà degli anni Ottanta[...] con me la mafia diventa non solo imprenditrice, ma impone ai politici i suoi personaggi o le imprese di riferimento. I politici diventarono pazzi: perché fu imposto una specie di pizzo sulla loro tangente. Per i politici, poveracci, fu come avere il pizzo sul pane".

Dai Romani ai giorni nostri questo è l'humus dove hanno prosperato le tangenti, le ruberie, le concussioni...! Sempre, e comunque, a danno della collettività e degli strati più poveri dei cittadini. Perché, comunque vadano le cose, alla fine è sempre il povero cristiano che ne fa le spese. Verre fu denunciato pubblicamente da Cicerone per le sue malversazioni. Poi abbiamo atteso il racconto dei pentiti per avere certezze pubbliche, anche se da tempo conosciute nel privato di ognuno di noi.

Ogni anno circa 160 000 imprenditori sono vittime del racket delle estorsioni. Molti sono siciliani. Dopo decenni di silenzio alcuni hanno deciso di dire basta. Chi sono? Perché hanno fatto questa scelta? La loro storia è il racconto di una ribellione a un ricatto secolare. 

 

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