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Lei lo sa, mi sento già dire, lei è un avvocato e queste cose doveva rispettarle, è doppiamente colpevole!

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 Mi ha telefonato Massimo. Non l'ha presa larga. Mi ha comunicato che è già arrivato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a mio carico. Molto presto verrà notificato anche a me. Che bello. La notizia della giornata. Di solito i Pubblici Ministeri impiegano anche un anno e mezzo prima di chiudere le indagini.Per me hanno imboccato una corsia preferenziale. Nell'arco di un mese sono già stato interrogato e ho avuto la conclusione delle indagini. Complimenti, bravi, bis. Massimo mi dice di stare tranquillo e che il processo verrà fissato tra sei mesi. A questo punto, così mi ha detto tutto, dovrebbe arrivare anche l'avviso di avvio del procedimento disciplinare davanti all'Ordine che – però, mi rassicura – verrà sospeso in attesa che si celebri il processo penale. Ma sono cose che sai già,dice. Stai tranquillo e continua a fare il tuo lavoro. Come se fosse semplice. Un'accusa di favoreggiamento per un avvocato è infamante, mi recito in sordina. Anzi, lo urlo a squarciagola dentro di me. Aver favorito un soggetto responsabile di aver commesso un reato per ostacolare le ricerche o comunque la giustizia non è proprio una medaglia da far rilucere al sole. Non riesco a digerire il fatto che un Pubblico Ministero abbia anticipato volutamente il mio processo. Riesco a capire come ci si senta davvero a stare dietro la mia scrivania, dalla parte dei clienti. Tutte le paure egli incubi sono rinviati ai giorni del processo. So che in realtà non sarà così. Ogni minuto è ormai consegnato al buio e all'incertezza, fino alla fine. Tutte le emozioni saranno inquinate da questo mio stato d'animo. Meno male che Massimo mi ha già informato, almeno quando l'atto arriverà non stupirò come al solito. Mi domando se un avvocato della mia esperienza possa sentirsi così intimamente minato da un'accusa simile. So di avere aiutato il mio cliente, perfino di averlo favorito, ma sono consapevole che questo ragazzo non si nutriva da alcune settimane e che aveva necessità di mangiare quel maledetto prosciutto per fame. Sapete cos'è la fame vera ? So io cosa sia la fame, quella che penso possa farti vedere il mondo come qualcosa di feroce, di irreparabile, dove lo stomaco finisce per comandare e spingerti a gesti disperati? Argomentazioni nobili, avvocato Squinzati, ma che non la esentano dal rispetto per la legge e dalla osservanza dei suoi dettami. Lei lo sa, mi sento già dire, lei è un avvocato e queste cose doveva rispettarle più di tutti gli altri. E' doppiamente colpevole. Mi sono già girato un personalissimo film interiore in cui Squinzati perde il processo e viene condannato. A volte penso che avrei dovuto rispondere all'interrogatorio ammettendo la mia responsabilità per poi patteggiare una pena mite e chiudere il tutto in perfetta sordina, senza ulteriori strascichi psicologici o eventuali clamori mediatici. Se la notizia arriva alle orecchie dei miei amici giornalisti, sono fritto. Ogni volta che mi arriva addosso qualcosa relativo a questo maledetto processo penale, la giornata vira al rosso e tutte le nubi si trasformano in un cielo di piombo fuso. Mi sento nudo, solo, davanti ad un territorio navaho dove il mio cavallo è scappato qualche minuto prima ed il vento soffia nei canyon. Ho paura, una paura irrazionale che non posso rivelare a nessun altro. Paura che mi arrestino, paura di entrare in tribunale ogni giorno con quel marchio inciso sulla fronte. La lettera scarlatta non è una finzione,è una realtà. Noi sappiamo, e per noi intendo noi colpevoli, sappiamo che gli altri la vedono, la nostra colpa cucita a sangue sulla nostra pelle. Non è una favola ma una realtà coincidente con l'oggettività. Tra due giorni ho il riesame della Salmaso e non posso piangermi addosso. Agata entra di corsa con un fax in mano.

- Mario, abbiamo perso la causa del condominio di tuo papà, quella in cui tu sei erede. Devi pagare 10.000 euro di spese legali ! mi dice trafelata, con il pianto che sta per traboccarle dagli occhi velati.

Ok, ragazzi. Per oggi mi avete mandato al tappeto.

Va bene così.

 Più di così no, mi dico. Non si può avere dalla vita di più. Mi viene in mente Karen Blixen quando nel film La mia Africa – per bocca di Meryl Streep – diceva che quando tutto le andava male e ancora di più, si costringeva a pensare ai suoi anni felici in Africa. Leggo questo fax che mi annuncia un'ennesima sconfitta infertami da un GOT che non sa nemmeno come chiamarsi e che pure è stato in grado di condannarmi ad una mole di spese legali portentosa. Qual è la mia Africa, a cui pensare in questo momento, per difendermi dalla solitudine e da tanta rabbia ? Mi tocco la coda di cavallo. Non ho questi soldi, maledizione. Ho il conto in banca ai limiti del rosso ed una spesa del genere non posso affrontarla. Mi rimane un'unica soluzione. Scrivo in velocità una riservata personale al collega che pretende i suoi soldi, frutto di una sentenza dissennata.

Gli accludo un piccolo assegno di 500,00 euro quale acconto e gli propongo un piano di rientro con scadenze mensili. Tanto per tamponare l'emorragia e bloccare eventuali iniziative poco simpatiche di natura esecutiva nei miei confronti. La motivazione che ho adottato parla di famiglia, la mia.

 Ho scritto che si tratta di soldi derivanti dall'eredità paterna e che debbono ancora essere sbloccati. Una palla ma va bene per prendere tempo. Chiamo Agata e davanti a lei stacco il primo assegno di questa causa stramaledetta. Si trattava di grondaie condominiali e mio papà ci aveva perso il sonno. Gli avevo fatto la causa perché per un periodo mi parlava soltanto di amministratori poco diligenti e lavori edilizi non eseguiti a regola d'arte. Aveva ragione. Gli operai avevano eseguito lavori difettosi ed ancora oggi – quando piove forte – l'acqua sgotta letteralmente e più di una volta ho dovuto far intervenire altri operai sul tetto per tamponare alcune perdite. Sono felice soltanto di una cosa. Che mio padre non abbia assistito a questo scempio di causa e non mi abbia visto perdere. La motivazione della sentenza è ridicola ed io ho sperimentato sulla mia pelle cosa significhi affrontare il giudizio di un Tribunale quando sia un giudice onorario a valutare la tua vita. Consegno assegno e lettera ad Agata e la prego di portarli subito al collega avversario. Vediamo se accetterà la proposta di rientro mensile. Lei mi guarda con uno sguardo tra il preoccupato ed il io ti salverò involandosi al galoppo giù per le scale. Non so più cosa dire e non so neanche cosa perfino Agata cominci a pensare del sottoscritto. Ultimamente sto assomigliando sempre di più ad un sacco sgonfio, esausto per i troppi colpi ricevuti. Gli echi delle vicende giudiziarie che di solito aggrediscono i miei clienti, pare si siano rivolti tutti contro di me. Mi hanno assalito come linguedi un fuoco che non intende ritirarsi da sotto le mie terga. O bevo una pozione miracolosa o sperimento fino in fondo cosa significhi la malagiustizia da sempre invocata da chi si sedeva nel mio ufficio dall'altra parte della scrivania. Nutro il sospetto che non si tratti di una sindrome da naufragio, come ero portato a pensare da sempre. Non è la nostra condizione personale ad essere sbagliata, o fondata su basi labili come le nostre speranze di vincere in aula. E' la giustizia che non marcia come dovrebbe, anzi cigola in maniera evidente. Sono ancora un avvocato ? O sono soltanto uno dei tanti individui senza bussola finiti dentro un tritacarne giudiziario da cui la luce si vede a sprazzi intermittenti ? E a chi posso chiedere di accendermi un lumino di speranza, io ?

A chi ?

 

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