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Pamela, Innocent Oseghale condannato, e alla parola "ergastolo" tutta l'aula applaude

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Ergastolo per Innocent Oseghale, il trentenne nigeriano che ha ucciso, dopo averla stuprata e aver massacrato il suo corpo, la diciottenne romana Pamela Mastropietro. Un processo di primo grado rapido, durato appena un anno e quattro mesi, un tribunale, quello di Macerata, che ha proceduto celermente, con ritmi adeguati alla portata "pubblica" del processo, che è stato seguito da l'Italia intera. L'esito, in qualche modo scontato ma con quanto accade ultimamente nel mondo della Giustizia  non si sa mai. Innocent, il cui nome smentisce il detto latino "omen nomen" è stato altresì condannato dai giudici del tribunale di Macerata all'isolamento diurno quale unico responsabile dell'omicidio, dopo che altri due suoi connazionali hanno potuto dimostrare la loro estraneità e, conseguentemente, sono usciti dal processo. 

Una camera di consiglio durata appena 5 ore, poi il presidente Roberto Evangelisti ha letto la sentenza di condanna, che è stata sottolineata da un unanime e lunghissimo applauso quando il presidente ha pronunciato la parola "ergastolo". Colpevole, colpevole, colpevole ed ancora colpevole. Non ci sono stati sconti. Colpevole di tutto: l'omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, il vilipendio, la distruzione del cadavere e l'occultamento dei resti di Pamela in due valigie lasciate sulla strada. La sentenza, per quello che può valere, perché nessun verdetto restituirà ai propri genitori, ai familiari, agli amici Pamela è stata comunque accolta dalla famiglia con soddisfazione. "Non ci aspettiamo nulla meno dell'ergastolo, e spero proprio che finalmente arrivi", parole del papà di Pamela, Stefano Mastropietro, poco prima  dell'inizio della camera di consiglio, quando il dibattimento si stava esaurendo con le repliche del PM e degli avvocati.

Alessandra Verni, la mamma  di Pamela, non è però del tutto convinta dell'estraneità di altri: "Fuori uno, adesso tocca a tutti gli altri. Non credo che Oseghale abbia fatto tutto da solo, siamo convinti che ci siano altre colpevolezze da accertare. Quei segni di contenimento sul braccio di Pamela - aggiunge Alessandra - sono il segno che le hanno iniettato a forza la dose di eroina. Pamela odiava gli aghi, l'eroina la fumava ma sono sicura che non si bucava. Sono state dette e scritte tante cose non vere, su di lei".

 

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