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Mazzini: noi Italiani esuli raminghi

giuseppe_mazzini

 Questa lettura ci aiuta ad entrare nel mondo spirituale del Mazzini. Egli incita a superare gli egoismi e ad agire per la rivoluzione e ricorda che le grandi rivoluzioni sono prima di tutto un fatto spirituale. Infine Mazzini proclama la sua fede nella verità, che è una sola e la cui ricerca impegna il lavoro di tutta l'umanità, un lavoro che deve essere prima di tutto educativo. Egli conclude affermando che di tutto ciò sono testimonianza "i nostri martiri di oggi" (si riferisce alla repressione di alcuni moti rivoluzionari nelle Romagne) e "la nostra vittoria di domani".

G. Mazzini, Manifesto della Giovine Italia

Se un Giornale a noi Italiani esuli raminghi e sbattuti dalla fortuna fra gente straniera, senza conforto fuorché di speranza, senza pascolo all'anima fuorché d'ira e dolore, non dovesse riuscire che sfogo sterile, noi taceremmo. Fra noi, finora s'è speso anche troppo tempo in parole: poco in opere; e se non guardassimo che a' suggerimenti dell'indole propria, il silenzio ci parrebbe degna risposta alle accuse non meditate, e alla prepotenza de' nostri destini: il silenzio, che freme e sollecita l'ora della giustificazione solenne; ma guardando alle condizioni presenti, e al voto, che i nostri fratelli ci manifestano, noi sentiamo la necessità di rinnegare ogni tendenza individuale a fronte del vantaggio comune: noi sentiamo urgente il bisogno di alzare una voce libera, franca e severa che parli la parola della verità ai nostri concittadini, e a' popoli che contemplano la nostra sventura.

 Le grandi rivoluzioni si compiono piú coi principii, che colle baionette; dapprima nell'ordine morale, poi nel materiale. Le baionette non valgono, se non quando rivendicano, o tutelano un diritto: e diritti e doveri nella società emergono tutti da una coscienza profonda, radicata ne' piú; la cieca forza può generare vittime e martiri e trionfatori; ma il trionfo, collochi la sua corona sulla testa d'un re o d'un tribuno, quand'osta al volere dei piú, rovina pur sempre in tirannide.

I soli principii diffusi e propagati per via di sviluppo intellettuale nell'anime manifestano ne' popoli il diritto alla libertà, e creandone il bisogno, danno vigore e giustizia di legge alla forza. Quindi la urgenza dell'istruzione.

La verità è una sola. I principii che la compongono sono pochi: enunciati per la piú parte. Bensí le applicazioni, le deduzioni, le conseguenze de' principii sono molteplici; né intelletto umano può afferrarle tutte ad un tratto, né, afferrate, comprenderle intelligibili e coordinate, in un quadro limitato, e assoluto. I potenti d'ingegno e di cuore, cacciano i semi d'un grado di progresso nel mondo; ma non fruttano, che per lavoro di molti uomini, ed anni. La umanità non s'educa a slanci: ma per via d'applicazioni lunghe e minute, scendendo a particolari e paragonando fatti, e cagioni, impara le sue credenze.

[...]

Questo sa la Giovine Italia e s'intende l'altezza della sua missione, e l'adempirà, noi lo giuriamo per le mille vittime che si succedono instancabili da dieci anni a provare, che colle persecuzioni non si spengono, bensí si ritemprano le opinioni: lo giuriamo per lo spirito, che insegna il progresso, pei giovani combattenti di Rimini, pel sangue dei martiri Modenesi. V'è tutta una religione in quel sangue; nessuna forza può soffocare la semenza di libertà, però ch'essa ha germogliato nel sangue dei forti. Oggi ancora la nostra è la religione del martirio: domani sarà la religione della vittoria.

E a noi giovani, e credenti nell'istessa fede, corre debito di soccorrere alla santa causa in tutti i modi possibili. Poiché i tempi ci vietano l'opere del braccio, noi scriveremo. La Giovine Italia ha bisogno di ordinare a sistema le idee che fremono sconnesse e isolate nelle sue file: ha bisogno di purificare d'ogni abitudine di servaggio, d'ogni affetto men che grande questo elemento nuovo e potente di vita che la spinge a rigenerarsi; e noi, fidando nell'aiuto Italiano, tenteremo di farlo: tenteremo di farci interpreti di quanti bisogni, di quante sciagure, di quante speranze costituiscono la Italia del secolo XIX.

Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, l97l, vol. XX, pagg. 334-335 e 337

 

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