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Noi avvocati non viviamo come si dovrebbe, c'è sempre qualcosa nell'aria che ci tiene svegli come animali al tramonto

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 Siccome non è nel mio stile continuare a crogiolarmi nelle spire di una sfiga che sembra martellante, ho preso su l'atto della Salmaso e sono venuto sugli scogli, dove il porto si allarga verso l'infinito. Qui pescava mio padre. Da qui mi telefonava quando un'orata abboccava. In questo punto ha smobilitato le canne per l'ultima volta nella sua vita, prima di salpare verso il viaggio più importante, quello in cui gli ho tenuto la mano quasi fino in fondo. Il medico mi disse che era perfettamente inutile vegliarlo tutta la notte perché l'incoscienza se lo era già preso. Mi ricordo il sorriso magnifico che lo illuminò prima di morire per sempre. Dicono che qualcuno di molto caro ci venga a prendere dall'altra parte del fiume, quando stiamo per volare via. Sono sicuro che fosse mia nonna, sua mamma. Quando tutto mi crolla attorno, capisco che la mia personale Africa resta mio padre. I miei anni più belli stanno tutti attorno a lui. Noi avvocati nasciamo dentro la valanga della vita e per questo non viviamo come si dovrebbe. Mai. C'è sempre qualcosa nell'aria che ci tiene svegli come animali al tramonto. Un fax, una mail all'improvviso distrugge il nostro quotidiano, lo può annientare, mandare tutto all'aria, come un rigo sopra un foglio bianco. Quando sono così, alla deriva, mi piace pensare che mio padre possa aiutarmi ad uscire dal soffio. C'è ancora una persona a cui chiedo aiuto quando soffoco di una vita troppo stretta. E' mia nonna, Giuseppina, ma per lei devo fare un viaggio in Piemonte. Se mio padre sta nell'acqua del mare, lei è sotto le montagne. Sono i due medaglioni che mi porto al collo. Due facce dello stesso bene. Spesso tre dita. Per vivere come si deve ho un assoluto bisogno dei miei morti. Le porterò una rosa.

Posso farlo dopo la Salmaso, però.

Soltanto dopo.

 Siamo arrivati al gran giorno del riesame. Era ora. Nonostante tutto, sono pure riuscito a dormire otto ore filate. Siamo in aula da un po' ma la Salmaso non si è ancora vista. Agata è fuori, al telefono. Sto chiuso in aula, e ripasso i miei motivi. Mi sembra di non sapere nulla di quanto abbia scritto. Eppure li ho vergati io, direttamente sulla carta e dopo avere studiato la materia mica un solo giorno. Nello stomaco ho uno stormo di condor. Non penso a nulla. Devo soltanto superare questa udienza. Poi, tutto il resto, si vedrà. Il cancelliere mi fa segno di avvicinarmi. E' appena sbucato dalla camera di consiglio con un fax in mano. Mi avvicino subito. Mi dice che la Salmaso non presenzierà. Ha tentato il suicidio questa notte. La notizia sortisce su di me l'effetto di una carica del toro della Navarra nell'arena. Un danno collaterale del genere non l'avevo messo in conto e neanche immaginato. Ringrazio e vado a cercare Agata, anche per respirare meglio. In aula mi sembra di stare in apnea. Anche a lei la notizia fa lo stesso effetto della carica del toro di prima, che mi sembra stia ancora lì a guardarmi. Muto, con i muscoli del collo in tensione.

- Dobbiamo rientrare e cercare di sfruttare questa notizia al meglio.

- Mario, non vorrei fosse un boomerang tremendo.

- Un tentativo di suicidio può avere migliaia di motivazioni diverse, Agata, e non tutte portano alla colpevolezza.

 Annuisce, ma mi sembra poco convinta. Un gesto simile, in questo momento, può farmi davvero male, come una carica di ulani contro un muro di cartongesso. Chiamano l'udienza. Entro di corsa e vado a riprendere il mio posto. Con la coda dell'occhio noto il Pubblico Ministero accomodarsi. E' talmente basso che le gambe non toccano il pavimento. Il Presidente in persona legge il fax che attesta l'impedimento a comparire della Salmaso, senza neanche un rigo di commento. Mi chiede se intenda domandare un rinvio. Gli spiego che la notizia è per me un fulmine a ciel sereno e che – non avendo avuto notizia dalla mia cliente personalmente – non intendo chiedere un ulteriore differimento dell'udienza. Il peggio che possa capitare è di vedermi riconfermata l'ordinanza. Nella migliore delle ipotesi, invece, potrei ottenere perfino gli arresti domiciliari. Il Presidente comunica che l'udienza prosegue anche perché in allegato al certificato rilasciato dall'infermeria della casa circondariale non c'è nessuna richiesta di essere presente personalmente all'udienza da parte della Salmaso. Il Pubblico Ministero si riporta nuovamente ai propri documenti già depositati e chiede la conferma dell'ordinanza. Questa volta ci va giù cauto. Non aggiunge nulla di nuovo e mantiene un profilo molto basso. Tocca a me. Mi alzo e vado subito al punto. Dico che le intercettazioni sono criptiche e non vogliono dire nulla, le ambientali poco aggiungono e la relazione della psicologa – come l'audizione del bambino – è del tutto nulla perché effettuata in violazione della Carta di Noto.

- Avvocato, sa meglio di me che la Carta di Noto per il codice significa ben poco, mi ammonisce il Presidente, interrompendomi.

La Carta di Noto, come vi dicevo, è un decalogo – creato da avvocati, psicologi e magistrati – su come debbano essere esaminati correttamente i minorenni abusati. Le sue regole fondamentali sono la videoregistrazione, perché capace di imprigionare le più impercettibili espressioni facciali, e l'incidente probatorio. Si tratta di regole che – per quanto posseggano un valore scientifico significativo – ad oggi non sono ancora state recepitenel nostro codice di procedura penale se non in minima parte. La Cassazione continua a trattarle come meri suggerimenti, privi di un valore cogente. Sentire tuttavia un bimbo in contrasto con queste regole significa inquinarlo, violarlo ancora una volta nel suo ricordo che resta argilla esposta al vento.

- Presidente, la Carta di Noto possiede un valore scientifico che continua a non venire osservato ancora oggi. Francamente mi stupisco – ogni volta che difendo in questa materia – a sentir dire che la Carta di Noto è un semplice assembramento di regole senza un valore vincolante. Penso che già il fatto per cui la Cassazione abbia speso del tempo a dissacrarle con motivazioni del tutto prive di una spiegazione scientifica, le renda, come dire, un po' più attendibili di quanto non si creda.

- Avvocato, venga al punto. Le sue personali considerazioni sulla Carta di Noto non ci interessano.

- Subito. Il nipote della mia cliente è stato sentito al di fuori dell'incidente probatorio che resta – con buona pace di tutti – l'unica sede davvero legittima per ascoltare un bambino presunta vittima di abusi. Dico soltanto che il semplice fatto per cui il Pubblico Ministero abbia richiesto – subito dopo le audizioni effettuate dalla PG – un incidente probatorio, è la dimostrazione pratica di quanto sto sostenendo in questa sede. Termino dicendo ancora che le audizioni effettuate dalla PG – seppur alla presenza di uno psicologo – hanno sortito l'unico effetto di inquinare il minore in modo irreversibile. L'incidente probatorio richiesto sarà pertanto già zoppo prima ancora di partire, e mi perdoni la coloritura dell'espressione.

- Va bene avvocato, sul punto è stato chiaro. Ha altro da aggiungere ?

- Si, Presidente, ma sarò sintetico. La telefonata intercettata tra la mia cliente ed il suo difensore al tempo del divorzio è stata utilizzata in modo illegittimo. Tenga presente che è stata indicata come fonte di prova principe dei rapporti "morbosi" tra la Dr.ssa Salmaso e il di lei nipote. Non è utilizzabile per il semplice motivo che si tratta di una telefonata tra un difensore ed il suo assistito. Tanto per essere chiari – e concludo così non le faccio più perdere tempo – segnalo che l'allora difensore della signora Salmaso – durante siffatta conversazione – le ha dispensato almeno cinque consigli di natura legale il chè dovrebbe deporre per la natura professionale della chiamata che anche un cieco avrebbe dovuto così interpretare. Sappiamo tutti che quando nel corso di una telefonata un difensore fa il suo lavoro dispensando consigli al suo cliente, quella resta una telefonata professionale del tutto inutilizzabile in questa sede. Mi rimetto alle conclusioni già tolte nei miei motivi insistendo per la liberazione della mia cliente e/o in difetto per la concessione della misura degli arresti domiciliari.

- Grazie avvocato.

Finito. Il Tribunale si alza e si ritira. Questa maledetta udienza è andata finalmente. Mi volto indietro. Dal sorriso di Agata deduco che forse non sono andato così male. Nella discussione ho travasato di tutto: la mia personale disperazione del momento, i miei debiti, lo sgomento per aver appreso del tentativo di suicidio della Salmaso appena un'ora fa, la mia vita al confine tra avvocatura e violazione della legge al cui servizio dovrei forse essere. Mi alzo ed esco in corridoio. Vado via. Per oggi va bene così. Agata indossa una gonna leggera come il vento.

Mi piacerebbe toccarla.

 

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