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Nuto Revèlli dà voce a chi non ne ha avuto mai diritto Nasceva 100 anni fa

rizzo

 Il 21 luglio 1919 nasce a Cuneo Nuto (Benvenuto) Revèlli, scrittore che si è occupato, con intelligenza e grande sensibilità di due argomenti ai quali ha consacrato tutte la sua intera esistenza: la Seconda guerra mondiale e il Mondo contadino.

Numerose le opere a testimoniare, con metodica puntualità e ricchezza di argomenti, la complessità dei temi trattati: la guerra e la resistenza e le storie dei suoi personaggi del cosiddetto "Mondo dei vinti".

Troviamo Nuto Revèlli, Ufficiale degli Alpini, a combattere nella disastrosa campagna di Russia nel 1941.

Benito Mussolini aveva chiesto all'alleato germanico, Adolfo Hitler, di poter partecipare fin dall'inizio all'attacco delle truppe naziste all'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (U.R.S.S.). Ma Hitler attese fino il 12 luglio 1941 prima di dare il via al coinvolgimento delle truppe italiane. Proprio quando sfuma la speranza della guerra lampo.

Così inizia l'avventura delle truppe italiane nell'U.R.S.S., mandando alla sbaraglio 229.000 uomini mal equipaggiati e senza mezzi sufficienti per poter competere con la veloce avanzata delle truppe germaniche.

Al termine di questa sciagurata presenza italiana in U.R.S.S. I morti furono 74.800.

Nuto Revèlli fece parte di quei sopravvissuti che rientrarono in Italia dopo una drammatica ritirata.

Sarà nel 1946 che Revèlli pubblica, presso la casa editrice Panfilo di Cuneo, il libro "Mai tardi. Diario di un Alpino in Russia". Libro che, dopo una revisione, formerà, la prima parte del volume "La guerra dei poveri", pubblicato da Einaudi nel 1962.

Anche in questo libro Revèlli, Ufficiale degli alpini in Russia, darà voce "… ai dimenticati di sempre: i soldati, i reduci, i contadini delle campagne più povere. Questa è la testimonianza delle storie vere e tragiche di cui furono protagonisti gli alpini della Cuneese sul fronte russo: lo sfacelo di un esercito, la tragedia di uomini gettati allo sbaraglio, beffati e traditi, che pure riscoprirono in sé le profonde ragioni della dignità del vivere".

La strada del Davai ("avanti, cammina!" in russo) non mi ha fatto dormire - ricorderà Mario Rigoni Stern, scrittore e un altro testimone oculare di quella tragedia - non perché i fatti raccontati mi siano nuovi, ma per la verità atroce che continua nella vita dei sopravvissuti, e per la luce in cui sono messe queste testimonianze".

Dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, e lo sconquasso istituzionale, morale, civile, economico in cui si venne a trovare tra l'Italia del Sud, in mano alle Forze alleate; e il Centro-Nord occupato dalle forze tedesche, Nuto Revèlli partecipa alla guerra di liberazione partigiana nelle file delle brigate "Giustizia e Libertà", di cui la figura più importante era Aldo Garosci, antifascista della prima ora.

E quando Nuto Revèlli pubblica "La guerra dei poveri",1962 sarà affidata proprio a Garosci la presentazione di questo libro. E sarà proprio Garosci nell'Avvertenza" a focalizzare il rapporto tra i poveri e la guerra.

"La guerra dei poveri, cioè degli umili degli 'offesi', dei traditi, pur passando attraverso i ricordi di un'esperienza individuale non facilmente ripetibile nella sua eccezionalità, diventa per volere preciso dell'autore anche un romanzo corale. Perchè vivono tutti coloro che dal tunnel del fascismo seppero uscire da un bisogno di verità e di conoscenza".

Nel 1985 Nuto Revèlli pubblica "L'anello forte. La donna: storie di vita contadina", editore Einaudi.

Un libro entusiasmante. Una saga che si trasmette, grazie alla storia orale di 260 donne, intelligentemente raccolte da Nuto Revèlli, e affidata a questo libro.

"Sono duecentosessanta le testimonianze che ho raccolto, di cui sessanta di donne che provengono dal Meridione (trentacinque dalla Calabria, diciotto dalla Campania, quattro dalla Basilicata, tre dalla Puglia)". I nomi di queste "Guerriere" sono tutti debitamente elencate.

Anche nei suoi libri precedenti, durante il periodo di guerra le Donne hanno avuto un ruolo interessante. Anzi: essenziale, nel mandare avanti le aziende mentre i loro uomini combattevano le "guerre dei poveri". 

In questo libro gli scenari non sono di guerra armata tra Nazioni. Ma di guerra antropologica nella difesa del Territorio, di antiche vallate del Piemonte che, grazie all'euforia economica del dopo guerra cedevano la terra all'industria nascente. Causando una devastazione del Territorio.

Un'industria che richiedeva "braccia", specialisti e donne che, dopo i matrimoni combinati, si dovevano occupare della campagna.

Scrive Nuto Revèlli: "Erano gli anni sessanta, gli anni del 'miracolo economico'. A Cuneo era sorta la Michelin, ad Alba la 'Ferrero del cioccolato' cresceva a vista d'occhio come una torta ricca di lievito. Ormai tutto cambiava in fretta. Nelle città le gru dell'edilizia, fitte come siepi, erano il segnale dell'urbanesimo imminente. Lungo le periferie delle città ed in aperta campagna si contavano a dozzine le macchie di cemento, le piccole e le medie industrie che nascevano. Anche l'agricoltura quasi ricca o ricca era inserita nella 'corsa verso il progresso'. Le cascine medie e grandi della pianura — grazie ai miliardi dei 'piani-verde' rifiorivano, prosperavano, si trasformavano in aziende modello. I magazzini-frigorifero di Lagnasco, che emergevano come navi di cemento dal mare dei frutteti, sembravano delle vere e proprie industrie tanto erano anonimi, imponenti. Ma questa crescita improvvisa e caotica, gestita dal potere economico, aveva messo in crisi la piccola proprietà contadina, aveva messo in ginocchio la campagna povera, già fragile, già dissanguata dalle emorragie trascorse e recenti. I giovani abbandonavano la terra, cercavano l'industria, la fabbrica. L'esodo dalle grandi aree depresse della collina e della montagna era ormai sul punto di trasformarsi in valanga).

Nuto Revèlli è morto il 5 febbraio 2004, in tempo per registrare la "visione" politico-economica di un Paese che non ha saputo mettere radici virtuose nel suo cammino.

Ieri come oggi. 

 

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