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PRG non ancora approvato: non possono essere realizzate le opere previste

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Con la sentenza n. 312 dello scorso 12 dicembre, la I sezione del Tar Abruzzo, sezione distaccata di Pescara, ha escluso che i proprietari di un fabbricato potessero trasformarlo in un edificio residenziale in virtù di una variante al P.R.G., non ancora approvata dalla Regione, con la quale si provvedeva a inserire l'area di proprietà degli istanti nella zona B3 di completamento e recupero.

Si è difatti precisato che la mera adozione di uno strumento urbanistico non ancora approvato non consente la realizzazione delle opere in esso previste, in quanto l'approvazione della Regione costituisce atto di perfezionamento dell'iter amministrativo e produce la legittimità e l'efficacia dello strumento stesso, mentre la sua adozione ha il solo effetto di far scattare le cd. misure di salvaguardia.

Un fabbricato, al momento dell'acquisto, risultava classificato nella sottozona B3 di completamento e recupero sicché, vigente tale destinazione urbanistica, i proprietari presentavano istanza di permesso di costruire, per realizzare un edificio residenziale.

Tuttavia, con successiva deliberazione del Consiglio Comunale, il Comune di Pescara adottava una variante parziale al P.R.G., in forza della quale l'immobile formava oggetto di una nuova zonizzazione e veniva classificato nella sottozona B9: la nuova destinazione risultava gravemente lesiva dei diritti ed interessi dei proprietari, spogliandoli del diritto di realizzare in via diretta l'intervento progettato. 

In ragione di tanto, i proprietari presentavano ricorso al Tar, chiedendo l'annullamento di quella deliberazione nella parte in cui, recando l'approvazione di una variante parziale al P.R.G., inseriva il fabbricato di loro proprietà nella nuova sottozona B9 del P.R.G.; contestualmente presentavano un'istanza al Comune con cui chiedevano il ripristino della destinazione del lotto di proprietà a zona B3.

Il Comune di Pescara, in accoglimento dell'istanza proposta, con deliberazione del Consiglio Comunale, adottava una variante al P.R.G. recante "revisione dei comparti di PRG e correzione degli errori di pianificazione", con la quale si provvedeva a reinserire l'area di proprietà degli istanti nella zona B3 di completamento e recupero.

In virtù dell'adozione di siffatta delibera, il Comune, costituendosi nel giudizio amministrativo instauratosi su impulso dei proprietari, chiedeva che il ricorso presentato fosse dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse; i proprietari, invece, insistevano affinché il Collegio si pronunciasse nel merito, evidenziando come la variante adottata con l'ultima deliberazione consiliare fosse inidonea a dettare la nuova disciplina dell'assetto urbanistico dell'immobile di loro proprietà, non essendo ancora intervenuta l'approvazione regionale della variante stessa.

Il Tar condivide la posizione dei proprietari. 

In punto di diritto il Collegio Amministrativo ricorda come la deliberazione di adozione della variante al P.R.G. costituisce un elemento della fattispecie complessa che si completa con l'atto di approvazione regionale, sicché il sub-procedimento di adozione del Piano Regolatore Generale (e delle sue varianti) ha carattere non definitivo, anche se produce normalmente effetti interinali e cautelativi, essendo l'atto di approvazione a porre termine all'intero procedimento ed a dare veste definitiva al Piano.

Ne deriva che la mera adozione di uno strumento urbanistico non ancora approvato non consente la realizzazione delle opere in esso previste, in quanto l'approvazione della Regione costituisce atto di perfezionamento dell'iter amministrativo e produce la legittimità e l'efficacia dello strumento stesso, mentre la sua adozione ha il solo effetto di impedire gli interventi edilizi ed urbanistici contrastanti con essa e far scattare le cd. misure di salvaguardia.

Con specifico riferimento al caso di specie, correttamente i ricorrenti sostengono l'inidoneità della variante adottata con la deliberazione consiliare a dettare la nuova disciplina dell'assetto urbanistico dell'immobile di loro proprietà, ripristinandone la destinazione nella sottozona B3, non essendo ancora intervenuta l'approvazione della variante stessa.

Alla luce di tanto, il Tar accoglie il ricorso e, per l'effetto, annulla il provvedimento impugnato, condannando il Comune di Pescara al pagamento in favore dei ricorrenti di spese ed onorari di causa.

 

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