Se questo sito ti piace, puoi dircelo così

Dimensione carattere: +

"Privo di Titolo"

rizzo

Non so quanti amavano rileggere libri che hanno già letto. E' un piacere che, di tanto in tanto mi concedo e il più delle volte riscontro realtà immutate.

Il libro, uno dei tantissimi di Andrea Camilleri, "Privo di titolo" Sellerio, €. 11, pubblicato nel 2005 e che riprende il filone storico dello scrittore siciliano.

"Privo di titolo", ma non di fatti!

Fatti che ci rimandano all'attualità, con uno Stato sempre alla ricerca di compromessi per eterni "rimandi" al futuro!

Si inserisce in quel contesto che Camilleri ha scelto come scenario per alcuni suoi romanzi precedenti, scritti verso la fine del secolo scorso: da "La Bolla di Componenda" alla "Concessione del telefono".

"Privo di titolo" si occupa di un fatto realmente accaduto a Caltanissetta il 24 aprile 1921, quando era in atto, e non solo in Sicilia, una strategia di violenza continua che avrebbe dovuto preparare il terreno alla presa del potere da parte di Benito Mussolini e delle sue squadracce fasciste. Una preparazione a base di bastonature, di olio di ricino, di devastazioni delle Case del popolo, di omicidi, di prevaricazioni, grandi o piccole ma, soprattutto, di messe in atto di tecniche atte ad accaparrarsi quel consenso della pubblica opinione. Un consenso, che autorizza a parlare in "nome della gente", creando stati emotivi non propriamente virtuosi e ingenerando paure: individuali e collettive.

Ieri come oggi!

In quel giorno viene ucciso, durante una manifestazione a Caltanissetta, un giovane fascista di 18 anni, Gigino Gattuso, con un colpo di pistola. Autore dell'omicidio il comunista Michele Ferrara. 

Caltanissetta, così come moltissimi Comuni della provincia, vanta una militanza antifascista dalla prima ora e ha dato i natali a persone di spicco nella lotta armata al fascismo. I Colajanni, i Cortesi, i Macaluso, i Boccadutri, gli Alessi sono figure di spicco che, dopo l'8 settembre 1943, anziché approfittare della liberazione della Sicilia, passarono le linee e andarono ad arruolarsi nelle brigate partigiane.

E sarà Pompeo Colajanni, il mitico comandante "Barbato" a liberare Torino dalle forze nazifasciste.

Ma non è il solo fatto storico che Camilleri fa entrare nella storia descritta nel suo romanzo.

Nel bosco di Santo Pietro, una frazione di Caltagirone in provincia di Catania, viene deciso di costruire una città, Mussolinia, che sarebbe dovuta essere destinata alla gloria del "duce", mai costruita. Una beffa, come tante. Costruita come in un fotomontaggio.

E non sarà un caso che Mussolini, durante una delle sue poche visite in Sicilia, decide di optare per Enna come provincia scippando il titolo che doveva spettare a Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo.

Ma Caltagirone è una città di forti origini feudatarie piena di rampolli di antiche nobiltà, oltre alla ceramica che l'ha resa famosa in tutto il mondo; ma è anche la città di don Luigi Sturzo, di Mario Scelba, di Silvio Milazzo, uomini politici che hanno scritto anche pagine di storia dell'antifascismo militante.

Questo l'ambiente, questo il contesto.

Andrea Camilleri ricorda di aver partecipato, anch'egli bambino ad una di queste adunate fasciste nel 1941 per commemorare l'anniversario del martire fascista Gigino Gattuso, ucciso dal comunista Michele Ferrara.

E' l'incipit del libro.

Il resto è una sequenza di fotogrammi, di stop alla moviola per ricostruire fatti ed episodi che alla fine, grazie anche all'impegno del tenente dei carabinieri Pellegriti, riuscirà a venire a capo, districandosi nella giungla di una ottusa burocrazia, di un finale a "sorpresa", ma non tanto, visti i tempi che correvano.

Camilleri riesce a mettere alla grande la sua esperienza di regista e di uomo di teatro nella costruzione di questo bellissimo racconto. 

Analizza, ricostruisce, smonta, rimonta attraverso la tecnica fotografica, i vari momenti di questa vicenda.

I personaggi Calogero Grattuso, Michele Lopardo, Antonio Impalloméni vengono presentati e affidati, in un interessante gioco di smontaggio, alle tecniche filmiche.

"Il fermo immagine in una moviola di montaggio, serve a bloccare un fotogramma, per studiarvi ogni particolare che vi è impresso".

Con questa tecnica Camilleri ci racconta cosa successe in via Arco Arena presentandoci diverse ipotesi, analizzando, fotogramma per fotogramma, gli spari, la posizione delle persone presenti, l'illuminazione.

Dai verbali degli investigatori, descritti con puntiglio burocratico ma godibilissimi, le dichiarazioni dei testimoni non risultano concordanti e alla fine il processo per l'assassinio di Gigino Grattuso manda assolto il presunto omicida.

Un libro denso di riproduzioni di periodici dell'epoca, di manifesti, di annunci funebri, di funerali di stato, di fonogrammi, di verbali che, alla fine, non poteva non creare polemiche proprio per quella realtà "virtuale" alla quale cominciavano ad abituarci, proprio in quegli anni, quando usciva il libro.

E non mancarono le polemiche contro Camilleri, che precisava, in un intervista ad un "Quotidiano":

"Il 'martire' fascista Gigino Gattuso fu ucciso a 18 anni, nel 1921, dai suoi compagni per sbaglio. Non da un muratore comunista. La sentenza definitiva - del '24, con il fascismo saldamente al potere, dopo l'assassinio Matteotti – dice che Ferrara, cioè a dire il comunista accusato di aver ucciso Gattuso, ha agito in stato di legittima difesa, e pertanto va rimesso in libertà, e gli va restituita l'arma illegalmente detenuta. Una di quelle sentenze che salvano capra e cavoli: non accetta la tesi della difesa, che a sparare sia stato un fascista, ma nello stesso tempo rimette in libertà il presunto assassino, riconoscendogli il diritto alla difesa. Si volle mettere a tacere una verità scomoda. Nessuno ricorse in Cassazione, né i fascisti, né i comunisti".

Il solito pasticcio "all'italiana". 

 

Tutti gli articoli pubblicati in questo portale possono essere riprodotti, in tutto o in parte, solo a condizione che sia indicata la fonte e sia, in ogni caso, riprodotto il link dell'articolo.

Causa persa ab initio, SC: “Nessuna responsabilità...
Tar Lazio, ricercatori universitari: non alla comm...

Forse potrebbero interessarti anche questi articoli