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Quell'assenza di limiti dentro il diritto: pensi di conoscerne l'orizzonte ed invece ti accorgi di non sapere nulla

Alberto-Pezzini

  Torniamo in studio. Mi aspetta un pomeriggio di rotture di palle grande come la muraglia cinese. Devo scrivere una comparsa conclusionale che scade e ricevere due persone. Solo lai e niente sghei. A volte mi chiedo come sia possibile andare avanti così. Tutti i giorni passo qualche decina di minuti in contemplazione del mio conto corrente on line. Lavoro notte e giorno eppure non riesco ad uscire da una secca finanziaria che mi attossica anche il sonno. Quando vado a letto, a volte, non faccio altro che elaborare complicati calcoli matematici. Pagare una bolletta anziché un'altra, sbarcare il mutuo dello studio mensile, saldare i libri professionali. Non sono le spese in uscita a preoccuparmi. Sono i clienti non paganti. Gli avvocati sono diventati la ruota di scorta del sistema. Siamo sentinelle indifese al confine dell'impero. Quando avanza qualche buccia, ce le tirano. Resta l'esigenza di ottenere un servizio di altissima qualità per due soldi.L'idea dei clienti è questa, molto precisa. La mia personale è invece che per uscire da una crisi sistemica come la nostra l'unica via resti lo studio. Se non guadagni, almeno devi godere con il diritto. Ho sempre pensato così. Trovare il modo di divertirmi dentro una sentenza intrecciando sottili reti invisibili ad occhio nudo e percepibili soltantodall'occhio esperto del giocatore di scacchi.

 E' una magra consolazione, lo so. Divertirsi con il diritto e il portafoglio vuoto è un po' come guardare una figa dal buco della serratura. Da masochisti. Comunque. L'antidoto valido che conosca consiste nel piazzare il culo sulla sedia ed accendere il computer. Cominciare a scrivere un atto e studiare. Non pensare e fare. E' tutto qui.

La frustrazione da lavoro sbagliato mi accompagna da una vita, ma ormai non ci faccio più caso. Il penale è il mio sfogo, la mia uscita di sicurezza. Quando vengo risucchiato da un processo in cui cerco di raddrizzare qualcosa che non va, sento il vento nelle vele. Divento un capitano di mare che prende forze dalla chiglia appena si immerge in acqua. E' la mia razione di spinaci. Più ti cali in un atto e più porti a casa qualcosa. Dentro il diritto esiste un'assoluta assenza di limiti. Pensi di conoscerne l'orizzonte ed invece ti accorgi di non sapere nulla. Scrivo ed imparo. Agata si è preparata un caffè ed è uscita a razzo. Destinazione Gip. Farà le copie di tutti gli atti della Salmaso. Appena rientra mi dice che la paginetta del riesame la scrive lei. Cerco di guadagnarmi un poco di serenità in una comparsa di civile. Faccio così. Lascio che il mio cervello si disintossichi dal caso che sto seguendo. Provo a guardarlo dall'alto, in modo più distaccato. Tentare di raggiungere lo sguardo d'insieme non è facile. Urge serenità cerebrale, diciamo così. Squilla il telefono e Agata è fuori.

 -Si ?

-Avvocato, sono Giannini.

-Dica.

-Mio marito l'ha fatto di nuovo.

-Cosa ?

-Mi ha guardato i messaggi sul cellulare.

-… ?

-L'ho picchiato.

-Senta signora…

-Glielo dico, almeno lei sa.

-Si, ma…

Click.

Maledetta pazza.

 

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