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Professionisti falcidiati dalla crisi, in troppi lasciano e qualcuno per sempre: due giornali squarciano il velo

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"Cifre rosso sangue quelle che riguardano i suicidi a causa della mancanza di lavoro. Tra loro anche tantissimi professionisti,soprattutto avvocati e commercialisti. Il capoluogo partenopeo, purtroppo, non fa eccezione: a Napoli negli ultimi tempi si sono registrati alcuni tragici episodi. Due avvocati si sono tolti la vita, il primo lanciandosi nel vuoto dal ponte del Virgiliano, il secondo impiccandosi nei bagni nella palazzina che ospitava i giudici di pace di Marano. E sono tante le segnalazioni che si aggiungono: casi ancora tutti da verificare (come quello di un ex penalista che sopravviverebbe, sempre al Vomero, vendendo cianfrusaglie su una bancarella), ma che indicano lo stato di profondo disagio umano ed economico vissuto da tanti avvocati e professionisti finiti nel baratro delle nuove povertà".

Parole di una giornalista, Verdiana Sasso, pubblicate il 12 scorso su www.locchiodinapoli.it

 Non solo, quindi l'avvocato clochard, del quale ha parlato prima Il Mattino, poi la stampa nazionale insieme ai grandi portali giuridici. Quella vicenda ha scosso l'opinione pubblica e l'avvocatura, permettendo anche, finalmente, di squarciare il velo di silenzio, spesso anche di omertà, su una realtà difficile, che nessuno sa o vuole affrontare, anche se si dice che i tavoli delle presidenze dei Consigli dell'Ordine siano intasate da richieste di assistenza, di sussidi, di aiuti, provenienti da avvocati, ma anche da commercialisti, ingegneri ed architetti, altri professionisti, tutti alle prese con la crisi, molti travolti da un mercato ormai del tutto inospitale.

Una situazione, denuncia la stampa, che ha portato anche a diversi suicidi. Un avvocato si è suicidato a Milano nell'ottobre dello scorso anno, una giovane professionista a Salerno, un altro paio di casi in Campania, un altro ancora in Sicilia, per parlare di quelli che, ultimamente, sono stati ripresi dai giornali, anche se non sempre sulle cause che hanno condotto questi professionisti a gesti che tuttavia sanno di resa, vi è certezza. Questo, solo per stare ai casi, appunto, noti. Senza, ovviamente, che possano venire in rilievo, proprio perché ignoti e quindi neppure certi, quelli che si consumerebbero nella quotidianità, attorno ai quali familiari ed amici stendono, solitamente, veli di silenzio; e senza parlare, anche, di quelle morti lente, di quei vivi che lentamente, ma ineluttabilmente, sono sospinti ai margini della società, che a causa della crisi sono condannati alla disgregazione familiare e sociale. Quelle morti che possiamo chiamare bianche, e che secondo qualcuno, che si azzarda a dare qualche cifra, sono sicuramente migliaia, forse più. Dato peraltro confermato dalle statistiche sui redditi non sono degli avvocati, ma anche dei professionisti. Quando il reddito lordo di uno di essi oscilla tra i 12 e i €18000 l'anno, Non c'è storia. Neppure quella di una dignitosa sopravvivenza.

 Un dato, confermato, insieme a quello dei suicidi, in un altro articolo apparso in un secondo quotidiano napoletano. Una realtà quindi preoccupante, anche se Napoli, in questo senso, non è che il paradigma dell'intero paese. Napoli, Italia.

Quindi, è necessario intervenire a livello sistemico. 

 

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