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Ricomincio da tre

caravita

Ricominciamo, ma per davvero. Ricominciamo e diciamo chi sono: qui sotto, da qualche parte, trovate una specie di curriculum. In realtà, quello che conta è che sono un avvocato di 63 anni, che ne ha viste di cotte e di crude, e al quale sono state raccontate fiabe e frottole in tutte le salse. Diciamo che sono disincantato, e forse abbiamo detto la parola giusta.

Da alcuni anni scrivo su un mio profilo Facebook, e sembra che abbia un bel modo di scrivere. Soprattutto, sembra che le cose che ho vissuto e che racconto siano né più né meno le cose che hanno vissuto tutti gli avvocati nei tribunali italiani: e poiché scrivo in modo semplice, quasi banale, ed è facile seguire il filo dei miei pensieri, molti Colleghi mi onorano del loro affetto.

Bene, direte voi, perché ce lo dici adesso?

Perché mi è stato offerto di scrivere su questo sito, io ho accettato, e sono partito in quarta, con questa rubrica, come se fossi il Verbo. Sbagliato. Sbagliatissimo. Occorre essere sempre umili, volare basso per prendere quota quando è il momento.

E' per questo che, dopo due o tre pezzi diciamo così sperimentali, riparto.

Come diceva Troisi, ricomincio da tre.

C'era una volta l'avvocatura, fatta di personcine brave e preparate. Poche, rispetto alla popolazione, e per questo si trattava di una categoria facoltosa.

Ma il potere solleticava molte persone: gli avvocati, infatti, erano organizzati in consigli, e come si sa chi fa parte di un consiglio deve essere chiamato consigliere. Per non parlare poi di chi doveva presiedere il consiglio, che per forza di cose doveva essere chiamato presidente.

Per poter chiamare un po' tutti consiglieri e presidenti, furono create commissioni, sicchè crebbero i presidenti (di commissione) e comparirono i componenti della commissione per lo studio del diritto comparato dello stato di Quark.

La corsa alle nomine era ormai inarrestabile: e nelle aule di udienza, era tutto un sussieguoso dispiegamento di presidenti e consiglieri, che si ossequiavano gli uni con gli altri.

Ma non bastava. Occorreva la plebe festante: e così il numero degli avvocati fu aumentato a dismisura, e furono ammessi tra i corridoi dei tribunali persone che mai e poi mai sarebbero diventati presidenti o consiglieri.

Raggiunto lo straordinario numero di 250.000 avvocati, i consessi presidenziali e consiliari appoggiarono, esternamente, la voce che si, forse 250.000 erano troppi.

Nacque una bella polemica: erano i controllori che dovevano controllare e magari procedere alla revisione degli albi, o i controllati che non dovevano approfittare della distrazione dei controllori? Gli abbiamo dato un dito, si prendono tutto il braccio, poffarbacco...

Come sta finendo lo vedete tutti quanti. Semplicemente non si capisce più niente. Clienti che ci odiano, commissioni disciplinari stracariche di arretrato, consigli che non vengono rinnovati, regolamenti elettorali al vaglio della magistratura amministrativa.

E' stato bello. Lo sarà ancora, anche se qualcuno si accanisce a fare cose che io, personalmente, non capisco: vogliono giocare a chiamarsi presidenti tra di loro.  Facciano.  A me basta che continuino a chiamarmi Avvocato, perchè quello sono e quello so fare.

Lascia perdere, siamo troppi. Ci vuole il numero chiuso all'Università. Ma tanto questo problema tu lo hai superato. Esami più difficili, ma anche questo, se sei avvocato, non è più un problema tuo.

Lascia perdere, non si guadagna. E' vero, c'è una crisi che morde, e le classi borghesi ne stanno pagando il conto, e anche pesantemente.

Lascia perdere, non c'è lavoro.

E allora perchè c'è questa guerra per essere presidenti, consiglieri, avvocati in generale? Dove non c'è acqua non c'è vita. Cosa vuol dire, che siamo una massa di imbecilli che per puro masochismo dà il cuore e la testa, senza portare a casa denaro?

Il lavoro c'è. Bisogna vedere chi lo piglia.

Bisogna che ognuno faccia il suo, e che gli avvocati - schiavi siano aboliti.

Io voglio le società di capitali, non ci trovo niente di immondo. E' più laida la violazione continua delle norme deontologiche in materia di pubblicità e accaparramento della clientela violata quotidianamente e non perseguita.

Io voglio che chi fa esposti ai Consigli di Disciplina per non pagare le parcelle possa essere denunciato in caso di accertata infondatezza dell'esposto.

Qualcuno mi deve spiegare perché da un lato si pretendono purezza e doti virginali, e dalla altra parte impazzano le cripto società organizzate dalle banche, dalle assicurazioni. Qualcuno mi deve spiegare perché ci sono studi con 60 avvocati, di cui 59 stipendiati con la bufala della Partita Iva e uno milionario.

Qualcuno mi deve spiegare perché le mediazioni possono essere gestite in forma societaria, e gli affari legali no.

E comunque, non è questo il punto.

Il punto è che nessuno deve osare pensare di poterci prendere in giro. Noi siamo 250.000, siamo un esercito. In mezzo a noi c'è chi pensa di essere più furbo, ma non è così. E così, quando ti diranno: troppi avvocati, tu rispondi. Rispondi chiedendo a chi fa questa affermazione perché non dà il buon esempio e non si cancella dall'Albo.

Ti hanno fatto arrivare sino ad avere il titolo di avvocato. E' tuo: nessuno te lo può togliere.

Non ti fare incantare, e vai dritto per la tua strada. Sei un avvocato: qualcuno dovrà pur farlo, questo lavoro.

E allora perché gli altri, e non te?

Vi chiedo di dire la vostra, di commentare, di aprire un dialogo anche qui. Più parliamo, più la nostra stessa voce ci dà forza.

Giuseppe Caravita di Toritto, uno di duecentocinquantamila. Uno come te. 

 

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