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Sandro Ruotolo privato della scorta, solidarietà del nostro giornale: "Stato protegga suoi uomini migliori, subito revoca"

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Sandro Ruotolo, il notissimo e coraggioso giornalista napoletano che il boss della camorra Zagaria, intercettato telefonicamente, avrebbe voluto "squartare vivo",  da lunedì sarà privato della propria scorta, peraltro limitata ad un solo uomo con un'automobile non blindata. La decisione, denunciata alcune ore fa dall'ex guardasigilli Andrea Orlando, pur se non ancora ufficialmente confermata, appare tuttavia fondata, considerato che in merito alla stessa si sono espresse personalità di primo piano delle istituzioni, a partire dal presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, che con un post  pubblicato nella propria bacheca Facebook, ha espresso la propria solidarietà al giornalista e ha così affermato: "Ho sentito poco fa Sandro Ruotolo. Inutile dire che ha tutta la mia stima ed apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie. Per il suo impegno è stato minacciato, perché sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole. Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il senatore Mario Giarrusso, capogruppo del Movimento nella medesima commissione: "Lasciare senza protezione un giornalista minacciato di morte da pericolosi boss della camorra è un fatto gravissimo e folle" - scrive in un comunicato e così prosegue: "La lotta alle mafie non può fare a meno dei giornalisti coraggiosi. Come Capogruppo in Commissione Antimafia del Movimento 5 Stelle chiederò al Presidente Morra di convocare con urgenza il Ministro dell'Interno ed il Capo della Polizia per riferire in Commissione e fornire tutte le dovute spiegazioni che la gravissima questione impone".

​Solidarietà a Sandro Ruotolo è espressa anche dal direttore e dalla redazione della nostra testata giornalistica: "Sandro Ruotolo è da tanti anni un esempio vivente di come si è chiamati ad essere giornalisti, nei territori di frontiera, nei quali stare dalla parte della ricerca della verità e della legalità comporta anche la scelta di mettere in disparte i rischi alla propria incolumità". "Non riusciamo a comprendere" - prosegue il comunicato - "quali possano essere state le ragioni che abbiano indotto l'amministrazione degli Interni a privare questo coraggioso giornalista del servizio di protezione a lui garantito, sia pure ridotto nei mezzi e negli uomini, ma ci auguriamo che questa decisione sia revocata immediatamente. Lo Stato deve proteggere i suoi uomini migliori, e Sandro Ruotolo è tra questi, per le inchieste di cui si è occupato e per quelle di cui anche attualmente si sta occupando. Se questa decisione non fosse immediatamente revocata, il ruolo dello Stato nella lotta alla criminalità finirebbe per apparire a molti cittadini notevolmente indebolito e perfino ambiguo".

Un appello è stato rivolto al premier Giuseppe Conte dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) e dal Sindacato unitario giornalisti della Campania: "Segnaliamo l'improvvisa decisione levare la scorta a Sandro Ruotolo, coraggioso cronista sottoposto a vigilanza dopo le sue inchieste sulla camorra a Caserta e dintorni. Lei medesimo, di recente a Napoli, ha avuto modo di apprezzare il coraggio e l'autorevolezza professionale di Ruotolo e avrà modo di ribadire anche la sua contrarietà a questa decisione".

Scrivono ancora il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti con il segretario del Sugc Claudio Silvestri: "Ruotolo, ancora oggi, continua ad essere un punto di riferimento per centinaia di giovani che tentano di contrastare la criminalità organizzata. La sue inchieste, pubblicate da Fanpage.it, hanno contributo ad "illuminare" territori occupati dalle mafie e hanno aiutato lo Stato a contrastarle. Sandro Ruotolo ha anche accettato l'incarico di presidente dell'Unione cronisti della Campania e rappresenta una punto di riferimento per tutte le istituzioni della professione e, soprattutto, per i cronisti più giovani, precari ed esposti alle aggressioni della criminalità. Levargli la scorta sarebbe una scelta incomprensibile, pericolosa e lo metterebbe in condizione di non poter più proseguire nell'impegno di questi anni. Siamo certi che non mancherà di far sentire la sua voce a sostegno i questa battaglia di civiltà e di libertà".

 

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