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Maria Fida Moro: "Santità, fermi il processo di beatificazione, sciacalli attorno al nome di papà"

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Una lettera accorata, clamorosa,  trasmessa  dalla figlia primogenita dell'onorevole Aldo Moro, Maria Fida, a papa Francesco, per chiedere l'interruzione del processo di beatificazione aperto  dalla Chiesa per il padre. Manca poco al 9 maggio, data che in Italia sarà sempre ricordata come quella del ritrovamento del corpo dell'onorevole Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana ed ordinario di diritto penale e di diritto processuale penale in via Caetani nel centro di Roma, ucciso dalle Brigate Rosse dopo un lungo periodo di prigionia, e di un altro omicidio, quello, in Sicilia e per opera della mafia, di Peppino Impastato. Due tra gli uomini migliori per ragioni profondamente diverse a cui il nostro paese abbia dato i natali.

Di Aldo Moro si ricorda la formazione cattolica, l'impegno nella Fuci, la Federazione degli Universitari Cattolici nelle cui file conobbe Gian Battista Montini, futuro Paolo VI. Fu proprio lui, il pontefice, a rivolgere agli "uomini delle Brigate rosse", da Piazza San Pietro, un appello commovente, accurato ed inascoltato, perché lasciassero libero, incondizionatamente, Aldo Moro, uomo "buono, mite, giusto, innocente ed amico".

Il papa rimase inascoltato, ed ogni potessi di trattativa con le Brigate Rosse naufragò, a beneficio di una linea della fermezza su cui ancora dopo tanti anni si continua a discutere. Ma, nel frattempo, fu avviato il processo di beatificazione del professore e presidente della Democrazia Cristiana. Ed è proprio questa vicenda che è al centro di una lettera che la figlia ha rivolto al sommo Pontefice. Un atto d'amore, ma anche di denuncia, che riteniamo di pubblicare integralmente.

"Santità, la prego dal profondo del cuore di interrompere il processo di beatificazione di mio padre Aldo Moro sempre che non sia invece possibile riportarlo nei binari giuridici delle norme ecclesiastiche. Perché è contro la verità e la dignità della persona che tale processo sia stato trasformato, da estranei alla vicenda, in una specie di guerra tra bande per appropriarsi della beatificazione stessa strumentalizzandola a proprio favore". È l'incipit della lettera di Maria Fida Moro al Papa.

"A me risulta che il postulatore legittimo sia Nicola Giampaolo al quale ho consegnato due denunce, che sono state protocollate ed inserite nella documentazione della causa nonché inoltrate per via gerarchica a chi di dovere. Ma non ho avuto alcuna risposta e sono passati anni", continua."Nell'ambito dello stesso processo - sottolinea - ci sono delle infiltrazioni anomale e ributtanti da parte di persone alle quali non interessa altro che il proprio tornaconto e per questo motivo intendono fare propria e gestire la beatificazione per ambizione di potere. Poi è spuntato un ulteriore postulatore non si sa a quale titolo". "Vorrei proprio che la Chiesa facesse chiarezza nella forma e nel merito".

"Mio padre è stato tradito, rapito, tenuto prigioniero ed ucciso sotto tortura. Dal 9 maggio di 41 anni fa è cominciato il 'business' della morte e lo sciacallaggio continuativo per sfruttare il suo nome a fini indebiti - prosegue Maria Fida Moro - Mi viene in mente la scena, narrata nei Vangeli, dei soldati romani che si giocavano a dadi, ai piedi della Croce, il possesso della tunica di Gesù tessuta in un solo pezzo. I soldati erano, in qualche misura, inconsapevoli di quanto stavano facendo invece costoro sanno di compiere un'azione abbietta e lo fanno ugualmente in piena coscienza".

"Il mio nome significa fede e sono assolutamente certa della Comunione dei Santi e della vita eterna - prosegue la figlia di Aldo Moro - E so che mio padre è in salvo per sempre nella perfetta letizia dell'eternità e nessuna bruttura può ferirlo. Ma preferire mille volte che non fosse proclamato Santo – tanto lo è – se questo deve essere il prezzo: una viscida guerra fatta falsamente in nome della verità".

"Paolo VI descriveva mio padre così: uomo 'buono, mite, giusto, innocente ed amico' - sottolinea Maria Fida Moro rivolgendosi al pontefice - Regali, se può, a mio figlio Luca ed a me una giornata di pace in mezzo alla straordinaria amarezza di una non vita. Che il signore la benedica. Mio padre, dal luogo luminoso in cui si trova ora, saprà come ringraziarla. Sono mortificata di aver dovuto disturbare lei".

 

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