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I dubbi di un avvocato

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Forse mi sono già sporcato

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Di corsa in studio

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La deformazione degli avvocati, una specie di edema cerebrale permanente che non si vede, ma c'è

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L'incubo si avvera, il passato non muore mai

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Un bell'avviso di garanzia, e mi ritrovo ad indossare la pelle che scotta dei miei clienti

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Il ritrovamento

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Se fai un riesame ed il TdL ti dà torto, sotto al tuo cliente si spalanca la botola per il tuffo in mare del condannato

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Una carriera in salita

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L'avvocato che chiede al cliente 50 centesimi in più del dovuto? E' un morto ambulante

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In aula

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Figlio mio ne uscirai, sei un gatto da tribunale

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La trappola

 Come aveva potuto essere così stupido da fidarsi?

Si capiva lontano un miglio che quell'appuntamento si sarebbe rivelato una maledetta, fottutissima, trappola.

Ci era cascato come un idiota qualsiasi. Proprio lui che non lo era mai stato.

Colpa dell'esca usata, altrimenti non si sarebbe nemmeno fatto vedere.

Quell'individuo non era mai stato particolarmente affidabile e lui lo sapeva bene.

Sarebbe stato molto più prudente allontanarsi per un po' di tempo. A qualche centinaio di chilometri di distanza.

Eppure c'era andato.

Nonostante l'indefinibile sensazione di pericolo che lo aveva attanagliato non appena ricevuta la telefonata, in lui aveva alla fine prevalso l'irrazionale e, forse un po' ingenua, speranza che tutto si sarebbe risolto con una bella chiacchierata. Un chiarimento insomma.

Non avrebbe mai immaginato che sarebbe stato tradito in quel modo.

Naturalmente le cose non erano andate come aveva sperato. Qualcuno evidentemente non era proprio riuscito a digerire certi suoi comportamenti. Certe parole, certi atteggiamenti si pagano. Alle volte, è meglio tacere e non avanzare pretese di nessun genere.

A questo pensava l'uomo, che, ancora stordito e confuso, stava lentamente riprendendo conoscenza.

Si trovava in una posizione a dir poco scomoda, imbavagliato e legato mani e piedi – "incaprettato" insomma – chiuso dentro il bagagliaio dell'auto, che, con ogni probabilità, lo stava conducendo sul luogo dove sarebbe stato ucciso.

Perché in effetti era quella la fine più probabile che gli avrebbero fatto fare. La sua speranza di dover subire soltanto un avvertimento, una lezione, per quanto dura, stava ormai svanendo del tutto.

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Mi sento inadeguato, sporco, un avvocato a metà

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ll ritorno a Roma

 Alessandro aveva sempre pensato che la domenica mattina Roma dimostrasse di essere una città ancor più bella di quanto di solito già non fosse. Poca gente per le strade e un traffico, prima delle dieci, non così intenso come durante gli altri giorni. Anche qualche bicicletta, retaggio di un passato ormai lontano, quando si poteva pedalare con sufficiente calma tutti i giorni, senza soffocare nello smog e senza distruggersi irrimediabilmen­te i polmoni.

Purtroppo, era consapevole del fatto che si trattasse solo di un'illusione passeggera e che bastasse aspettare un paio d'ore per tornare nella normalità d'una capitale tanto bella quanto caotica e convulsa.

Alessandro, tuttavia, stava assaporando fino in fondo quella sensazione di pace e tranquillità che Roma a quell'ora regalava ai pochi fortunati in giro per le strade. Stava gustandosi appieno il ritrovato contatto con la sua città, con la sua gente.

Una metropoli sporca e disordinata, ma bella in un modo impressionante, quasi incredibile, con i suoi palazzi, le sue strade, i suoi infiniti monumenti, che a ogni angolo, con qualsiasi tempo e in ogni momento del giorno, sembravano volerti ricor­dare che tutti noi siamo soltanto di passaggio in questo mondo, mentre lei, la Città Eterna, è lì da sempre, viva, paziente, disin­cantata, disposta ogni volta a sorprenderti.

Se ci si abitava, pensava Alessandro, non sempre era facile rendersene conto. Si correva il rischio di farci l'abitudine. Era solo quando ci si ritornava dopo un po' di tempo, o quando la si vedeva per la prima volta, che ci si accorgeva che Roma era e sarebbe rimasta sempre unica.

Con ogni probabilità, già il giorno dopo Gordiani si sarebbe scoperto a rimpiangere l'aria pulita e la silenziosa serenità di For­tedoria, tuttavia in quel momento sembrava prevalere in lui una strana e indefinibile sensazione da figliol prodigo, da chi insom­ma ha ripreso possesso di ciò che gli appartiene e che pensava d'aver perduto.

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Indagato per favoreggiamento di un cliente, ladro di prosciutto per fame, credo quia absurdum, diceva Tertulliano...

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L'ultima occasione

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Io, penalista, ho compreso dopo anni l'importanza del civile

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Incontro al proprio destino

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Quell'assenza di limiti dentro il diritto: pensi di conoscerne l'orizzonte ed invece ti accorgi di non sapere nulla

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