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Il vecchio avvocato guardò la signora dal seno prorompente e dalle spalle nude (da "Avvocà, per ora grazie")

 Il vecchio avvocato guardò la signora in panni stretti, con il seno prorompente e le spalle nude. Era un processo strano, balordo, non gli piaceva il suo cliente, non gli piaceva la parte offesa, non gli piaceva l'impronta che aveva preso la vicenda, finita senza un perché sulle pagine dei giornali locali. Si trattava di molestie sessuali, che probabilmente, anzi sicuramente ci stavano tutte. Ma il suo cliente era chiaramente un babbeo, che si era fatto trascinare dalla passione bieca e travalicato i limiti intravalicabili, ed essendo un villano non aveva saputo fermarsi per tempo. Dall'altra parte, peraltro, non c'era sicuramente una viola mammola. Lui odiava questo genere di processi, ma un avvocato è un avvocato, se accetta una difesa la deve portare fino in fondo. Aveva scelto quindi una strada tranquilla, fatta di silenzio, di strada apparentemente lasciata libera al Collega di parte civile, con puntuali precisazioni e piccole frecciatine.

Poi aveva fatto la sua irruzione la stampa, e lui scappava dai cronisti con le biro sotto il naso, con i taccuini, con i microfoni, con le telecamere. Non voleva, no, non voleva, dare spazio al prurito mediatico, e appena finiva l'udienza usciva con il volto corrucciato e a grandi falcate si allontanava.

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I suoi occhi erano neri, come il costume della vedova e come la morte (da "Avvocà, per ora grazie")

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"Non ho beni al sole se non la mia testa e l'unica poltrona che ho è quella del mio studio"

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I corridoi di Palazzaccio, tra i quali si cammina senza che si arrivi mai (da "Avvocà, per ora grazie")

 I corridoi di Palazzaccio, il grande palazzo di travertino sede della Suprema Corte di Cassazione, sono immensi corridoi con grandi vetrate: sono ampi, larghi dieci metri, alti almeno 20 metri, lunghissimi, a volte angosciosi, perché si cammina e sembra di non arrivare mai da nessuna parte. Ogni tanto piccole porte rivelano una fuga di corridoi, o portoni grandi come quelli di un condominio del quartiere Prati si aprono su scale che scendono e salgono. Qualche commesso appare e scompare nei corridoi laterali, spingendo carrelli pieni di fascicoli.

Mi viene in mente un dramma di Ugo Betti, nel quale un commesso che lavora all'archivio dei processi definiti dice: "Io sono il becchino. "Questo (battendo sul carrello carico di fascicoli) è il carro funebre, e questi sono i cadaveri. E mostrò i fascicoli. E poi continuò: Quando penso alla quantità di sudore, soldi e sospiri racchiusa anche nella più stupida delle carte che formano il più piccolo di questi fascicoli! Noi ci incolliamo un numero, li registriamo in un bel librone, e la gente fa finta di credere che tutto ciò resti importante per saecula saeculorum, e si possa sempre ritrovare il filo di tutto...e poi, prima ancora dei topi e dei tarli, sono gli stessi interessati a dimenticare..."

Nelle navate del Palazzaccio, in questi grandi, enormi corridoi dove ci si sente soli e smarriti, e piccoli di fronte all'immensità della Giustizia e ai suoi misteri, il sole entra dalle grandissime vetrate: come in un enorme porticato, con gli archi altissimi chiusi da vere e proprie finestre. A volte, il sole entra di traverso, e disegna sul pavimento quattro grandi riquadri di luce, che corrispondono alla ripartizione delle vetrate in altrettanti riquadri di vetro. E quindi i fasci della luce del sole entrano di sbieco, e sono perfettamente visibili nella lieve penombra del corridoio, e finiscono come ho detto contro il pavimento.

Proprio l'altro giorno, in uno di questi riquadri di luce era fermo un signore su una carrozzella da invalido.

Mi avvicino lentamente (con incedere elegante). Sembra dormire, e l'unica nota di colore è una sciarpa rossa che porta al collo: la carrozzella è scura, il vestito è nero, appesa dietro la carrozzella una borsa nera, i capelli della testa china in avanti sono neri. Solo la sciarpa rossa spicca nel riquadro disegnato dal sole, e quei raggi la rendono ancora più rossa e viva, quasi l'unica cosa animata.

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"Non siete voi a dirci chi siamo, se foste legislatori attenti, noi avvocati non esisteremmo".

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"Io, avvocato anziano, dico a voi, giovani Colleghi: siate pazzi e abbiate coraggio!"

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"Quanti uomini vili si alterneranno per frustare una donna? Collega Nasrin, non sei sola"

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Avvocati, il mio appello: andate a votare!

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Si, alla parola "Diritto" in tanti hanno sostituito "Denaro". Buon anno a chi sa ancora seguire le strade del cuore

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Auguri, Colleghi, ritroviamo insieme la strada di casa e in bocca al lupo a noi tutti!

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Composizione delle liti e arbitrato amministrato

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Piscine e mare aperto

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I capaci e meritevoli , anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi - Articolo 34 della Costituzione

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La mediazione come approccio alla soluzione delle controversie

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A Congresso, a Congresso

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Avvocati: cialtroni o baluardi di libertà?

Attingendo alla realtà quotidiana, sia l'uomo comune sia il libero professionista si trovano quotidianamente notizie di non facile lettura. Per essere precisi, non è di facile lettura il messaggio tra...
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