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Troppi debiti? La casa non va all´asta. Giudice Lodi: Se default inevitabile, esecuzione non può proseguire"

La casa non è un bene qualsiasi e, su questo principio, Lodi fa scuola in Italia. E´ rivoluzionaria, infatti, la decisione presa il 3 marzo dal giudice, che – a pochi minuti dall´asta – ha sospeso la procedura che avrebbe buttato in strada un ex imprenditore della provincia e la moglie, schiacciati dai debiti.
Ma proprio l´eccesso di debiti e l´impossibilità dell´imprenditore di farvi fronte ha determinato la decisione dei giudici di bloccare la messa all´asta dell´abitazione, nel nome del principio che gettare sul lastrico chi è in difficoltà non aiuta certo a ripagare i creditori. Gli avvocati, infatti, hanno fatto appello alla cosiddetta legge "salva suicidi", la 3/2012 che – in estrema sintesi – stabilisce che l´esecuzione non possa proseguire se il debitore è sovra-indebitato.
Mancava un soffio e la casa sarebbe finita in vendita. E, così un ex imprenditore di 65 anni residente a Senna, oltre ad essere oberato dai debiti, «colpevole» solo di aver lavorato tutta la vita, ma di non essere riuscito a tenere in piedi la propria azienda, avrebbe rischiato seriamente di finire sulla strada senza un tetto sopra la testa. Ed invece, il 3 marzo scorso, il Tribunale di Lodi, con una sentenza senza precedenti, ha sancito che la casa non è un bene qualsiasi ed ha sospeso la procedura di alienazione. Protagonista della vicenda a lieto fine è, appunto, un 65enne che, con la moglie, vive nella propria abitazione finita all´asta. A causa del mancato incasso di somme ed oppresso dal peso degli interessi bancari, nel 2007 l´uomo è stato costretto a chiudere la propria azienda, accumulando un debito molto maggiore dei beni a sua disposizione, casa compresa. Ma proprio l´eccesso di debiti e l´impossibilità di farvi fronte ha determinato la decisione dei giudici: quell´asta non s´ha da fare, nel nome del principio che gettare sul lastrico chi è in difficoltà non aiuta certo a ripagare i creditori. Sono stati gli avvocati Monica Pagano, Danilo Griffo e Matteo Marini con Laura Girelli a strappare una sentenza positiva dal giudice, appellandosi alla cosiddetta legge «salva suicidi», la numero 3 del 2012 che, in pratica, stabilisce che l´esecuzione non possa proseguire se l´insolvente è sovra-indebitato. "L´ex imprenditore e la moglie – ha sottolineato l´avvocato Pagano – si trovano in una situazione economica non idilliaca per colpe non imputabili a loro e la perdita della casa avrebbe rappresentato una violazione dei basilari principi di solidarietà del nostro ordinamento". Hanno, ovviamente, tirato un sospiro di sollievo anche i coniugi. "Nessuna fuga dai debiti – hanno voluto precisare –, ma se la nostra casa fosse stata venduta all´asta saremmo rimasti senza un tetto sulla testa e di certo non si sarebbe risolto il problema della morosità. La situazione insomma sarebbe soltanto peggiorata". Lo spirito della legge, che si rivolge ai privati, alle piccole imprese non fallibili e ai professionisti, fissa dunque alcuni «paletti» importanti: cioè stabilisce che l´accanimento non paga e che chi ha delle pendenze può continuare a disporre di un bene primario come la casa per trovare soluzioni che estinguano gradualmente il debito.
Fonte: Il Giorno

 

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