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Verso un nuovo diritto di famiglia: il principio della bigenitorialità e sua attuazione.

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 Di nuovo novità per il diritto di famiglia ed a settembre verrà discusso il disegno di legge " Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità" presentato in primis dal senatore Simone Pillon.

Il progetto di legge, rivendicando tempi paritari di frequentazione dei figli minori con i genitori separati, tenta di dare effettiva attuazione al regime dell' affidamento condiviso introdotto nel 2006. Nasce dall'esigenza di dare attuazione al diritto del minore ad una piena bigenitorialità , spesso mortificato dalla previsione di tempi di frequentazione fortemente sbilanciati, tanto che più volte la Corte Europea dei Diritti dell' Uomo è intervenuta per sanzionare il nostro Paese.

Ma esaminiamo innanzitutto il perché di questo progetto secondo quanto affermato proprio dal senatore Pillon.

"La filosofia, spiega è far sì che la separazione abbia il minor impatto possibile sulla vita dei figli. Quando i genitori sono conviventi non c'è uno dei due che è affidatario e l'altro che non lo è, ma entrambi si prendono insieme cura dei figli. Lo stesso paradigma va applicato in materia di separazione e divorzio. L'educazione non si fa via internet, occorre la presenza".

Il testo è chiaro: il minore ha "il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale". Ed ancora "salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio". In caso di difficoltà, sono previsti "adeguati meccanismi di recupero durante i periodi di vacanza".

 Sembrerebbe più una questione di tempo che di qualità del rapporto, anche se è pur vero, bisogna riconoscerlo, che la mancanza di frequentazione non consentealle volte al genitore ed al figlio di imparare a conoscersi.

Il testo ribadisce, inoltre, responsabilità e impegno dei genitori nei confronti del minori e sottolinea la condivisione, anche concreta dell'affidamento.

I motivi che hanno condotto a portare avanti tale progetto, sono indicati nella relazione introduttiva dove si legge che in Italia l'affido materialmente esclusivo riguarda oltre il 90 per cento dei minori, quindi, la necessità di intervenire.

La divisione dei tempi impone la doppia residenza per i figli ed anche tutta una serie di conseguenze come ad esempio la necessità che le comunicazioni scolastiche, mediche e simili arrivino ad entrambi i genitori. Il giudice può stabilire che il minore rimanga nella casa familiare, indicando quale genitore può risiedervi, dunque scomparirebbe il principio dell'assegnazione della casa.

Ovviamente le critiche mosse in particolare a questo articolo riguardano il fatto che una vera alternanza tra i genitori, in più casi, potrebbe risultare destabilizzante per i figli, costringendoli ogni settimana a faticosi trasferimenti. Quindi, se è corretto mitigare la discrezionalità del giudice, prevedendo un numero minimo di giorni/pernotti con ogni genitore, è altrettanto vero che vi sono molti fattori che il magistrato dovrà valutare, come età del bimbo, distanza delle abitazioni dei genitori, anche con riferimento alla scuola,orari lavorativi, impegni scolastici ed extra-scolastici dei minori, eventuale eccessiva conflittualità tra le parti.

 Ulteriore importante modifica riguarderebbe l'assegno di mantenimento sostanzialmente soppresso assegnando ad entrambi il compito di provvedere in maniera diretta, come accade nelle coppie conviventi.

Tali norme però avranno valore se la coppia non raggiunge un accordo.

Sempre secondo il senatore sulla base del fatto che l'educazione spetta ai genitori è corretto introdurre e regolamentare le figure di mediatore familiare e coordinatore genitoriale, figure che saranno utili per aiutare la ex coppia a trovare questo nuovo equilibrio, mentre, il giudice interverrà solo in caso di mancato o parziale accordo tra i genitori. In tal caso stabilirà il piano genitoriale sia per tempi e modalità della presenza presso ogni genitore, sia per il "mantenimento diretto" sulla base "del costo medio dei beni e servizi per i figli, individuato su base locale in ragione del costo medio della vita come calcolato dall'Istat".

La previsione di un percorso obbligatorio di mediazione familiare che possa indirizzare a una separazione maggiormente rispettosa dei diritti dei figli è quindi una scelta non solo positiva, ma, necessaria al fine di risolvere in via stragiudiziale le questioni familiari, purché affidata a professionisti qualificati e esperti come sottolineato dal disegno di legge.

Nel caso invece in cui sia strettamente necessario si stabilirà la corresponsione di una somma a carico di uno dei genitori in favore dell'altro a titolo di contributo al mantenimento del figlio minore.

Afferma ancora Pillon: "Se diciamo a una madre che il padre dei figli dovrà vederli tutti i giorni probabilmente dirà che non è possibile, se le diciamo che il padre li accompagnerà ogni giorno a scuola dirà che va bene"…e forse in questo il senatore non ha tutti i torti!

Noi come sempre auspichiamo che tutto venga fatto nell'interesse superiore dei minori senza favoritismi per mamme e papà, al solo fine di tutelare e sostenere i figli promuovendo sempre più azioni a sostegno della genitorialità e percorsi volti a incentivare la comune responsabilità genitoriale.

 

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