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Walter Veltroni “Odiare l’odio”

rizzo

E' fresco di stampa il nuovo libro di Walter Veltroni, "Odiare l'odio", Rizzoli, Milano 2020.

Il sotto titolo, inquietante e drammatico, "Dalle grandi persecuzioni del Novecento alla violenza sui social: le conseguenze tragiche di una malattia del nostro tempo".

Già, a partite dal titolo e dal sottotitolo, ci sembra di immaginare le perplessità dei più, di quanti vivono in stati di sofferenza, economico finanziaria, di quanti non hanno dimenticato che, fino a qualche hanno fa, non hanno avuto alcuna esitazione a pioppare a Walter Veltroni il termine di "buonista" operando una riduzione della "bontà", termine altamente positivo, con qualcosa d'altro. Ma di negativo.

E risulta chiaro che non è un libro per quanti, nonostante tutto e tutti, continuano ad ostinarsi a percepire nell'altro, nel "prossimo", come troviamo scritto nei Vangeli, ogni pericolo alla nostra esistenza, al nostro benessere, alla nostra società, alla nostra civiltà.

Una percezione che contrasta con la realtà. Una percezione che ci fa vedere "nemici" terribili e prossimi all'attacco in ogni povero "cristo", direbbe Ignazio Silone.

Scrive Veltroni: "Franklin Delano Roosevelt diceva che l'unica cosa di cui bisogna aver paura è la paura. Oggi l'unica cosa che bisogna odiare è l'odio. L'odio è la malattia grave che si è impossessata del nostro tempo. Ed è una malattia carica di conseguenze. È un sentimento livido, una lunga bava di lumaca nella vita di ciascuno di noi. L'odio si insinua nei pertugi delle nostre incertezze, delle nostre inquietudini, dei nostri disagi, della coscienza talvolta rabbiosa delle ingiustizie del mondo. Di quelle sociali, di quelle civili. Si infila nelle ferite del nostro tempo e progressivamente ci domina. Si impadronisce delle nostre parole, dei nostri stati d'animo, ci fa guardare con occhi diversi coloro che sono di fronte a noi. L'odio, quando si è diffuso, ha determinato, nella storia dell'umanità, i momenti più tragici e le pagine più scure". 

E sembra incomprensibile che all'alba del Terzo Millennio non siamo ancora riusciti a rinunciare all'eterno "capro espiatorio" dove convogliare tutte le nostre attese tradite, i nostri problemi irrisolti …!

Il libro inizia con alcuni episodi verificatisi a Roma nel 1944, quando la città stava per essere liberata dalle forze nazifasciste. Il nonno di Veltroni conobbe la famigerata palazzina di Via Tasso, dove i nazisti portavano gli italiani, partigiani e cittadini, per sottoporli alle torture più inaudite nella "speranza" di estorcere delle confessioni. Fu torturato e dopo qualche mese, molto provato, esce dal carcere, dove era stato nel frattempo rinchiuso, e muore.

Certo i tedeschi sicuramente avevano le colpe maggiori per tutto quello che era successo, dal 1939 al 1945, in Europa e nel mondo con i suoi cinquanta milioni di morti. Ma non solo!

"I cattivi non erano soltanto i nazisti, sui quali la storia ha fatto ricadere giustamente la maggiore responsabilità della Shoah, ma anche gli italiani, gente comune, vicini di quartiere che per cinque mila lire avevano venduto un uomo, il suo destino e la sua famiglia agli occupanti stranieri. Mio nonno era odiato perché non era fascista, e i fascisti in nome di quell'odio lo avevano denunciato".

Tanti gli episodi del terrorismo italiano raccontati da persone umili, professionisti, intellettuali, giornalisti che venivano presi di mira e uccisi, gambizzati, torturati senza un perché. A volte solo ed esclusivamente per un "banale" scambio di persona. E' il caso di Sergio Lenci, al quale, dopo la sua morte nel 2001, Veltroni quando era sindaco di Roma gli intitolò una strada.

Nel mese di maggio del 1980 Lenci fu sequestrato nel suo ufficio da un gruppo di "Prima linea", una "banda terroristica", lo portato nel bagno e cercarono di finirlo con un colpo di pistola alla nuca. Lenci sopravvisse. Quella esperienza la riporta su un libro, "Colpo alla nuca". 

Un giorno decise di andare a trovare in carcere i terroristi che gli avevano sparato con un esito molto sconfortante: "Chi mi ha detto che volevano punire in me il servo dello Stato, che migliorando il carcere diminuiva il potenziale rivoluzionario dei detenuti. Chi mi ha detto che mi hanno sparato perché avevo progettato il carcere di Palmi, che io non ho mai progettato. Chi mi ha detto per i libri che ho scritto, ma senza dirmi quali libri ho scritto".

Certo erano altri tempi, allora i "prescelti" venivano uccisi con le pallottole. Oggi, ad eccezione di alcuni casi veramente devastanti, ci si limita a sbattere su un social qualsiasi foto o una frase, al di là che l'abbia detta o non detta, quindi a prescindere, e parte il frasario, osceno e vile, orchestrato da "menti soprafini", direbbe il compianto Giovanni Falcone.

Questo libro suscita il desiderio di essere riprodotto per intero, tanto è denso di esempi "reali", incontrovertibili, non discutibili. Due citazioni limitano uno spazio geografico e temporale interessante per capire le problematiche più devastanti dalla nostra epoca

L'11 settembre 2001, abbattimento delle Torri Gemelle a New York. E il 9 agosto 2007 il congelamento dei tre fondi, garantiti da "mutui ad alto rischio" che determinano la più devastante crisi finanziaria che l'Occidente abbia vissuto: "In quei due giorni crollano, come castelli di carte, le certezze che avevano accompagnato il breve periodo, ormai possiamo considerarlo un flash della storia, che intercorre tra la caduta del Muro di Berlino, 9 novembre 1989, e il fuoco che fa implodere il cemento delle Torri, la vita di migliaia di persone e la fiducia dell'umanità nel proprio futuro".

Statistiche, numeri, indagini, non solo ci introducono in quei meccanismi che della cultura della denigrazione hanno fatto scelta di vita. Ma ci rende attenti sulle prospettive future delle nuove generazioni.

Dati sconfortanti, racchiusi in uno studio di Yuval Noah Harari, "Homo Deus. Breve storia del futuro": La rivoluzione tecnologica potrebbe in breve tempo estromettere miliardi di essere umani dal mercato del lavoro, e creare una nuova, enorme classe di individui inutili, provocando sovvertimenti sociali e politici per i quali non esiste ideologia capace di controllarne le conseguenze".

Altro che "soluzioni facili" proposte da pifferai del momento. 

 

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