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12 febbraio '80, La Sapienza, B.R. uccidono Bachelet. Il figlio ai funerali: "Prego per chi ha colpito papà"

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Un uomo giusto e sensibile ai bisogni degli ultimi. Un giurista raffinato, un cultore del diritto pubblico ed un sostenitore dell'autonomia e dell'Indipendenza della magistratura in anni difficili.  Un politico attento, dalla coscienza retta e non aduso ai compromessi.  Un amico personale  di Aldo Moro, della stessa pasta dello statista democristiano.

Questo è stato Vittorio Bachelet,  Insigne giurista, professore universitario di diritto pubblico e costituzionale, eletto il 21 dicembre 1976 vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura e, meno di 4 anni più tardi, precisamente il 12 febbraio 1980, ammazzato come un cane a colpi di pistola all'Università di Roma La Sapienza davanti ad una sua assistente, Rosy Bindi, e a numerosi studenti attoniti. 

Sì, perché il professore, come tutti lo chiamavano, alle elezioni ci teneva, ed anche  a continuare a frequentare l'università nonostante il suo alto incarico  nello organo di autogoverno dei magistrati. Una passione, quella dell'insegnamento, forse la sua più grande insieme alla militanza nella Azione Cattolica italiana, che gli costò la vita. Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi, venne assassinato da un nucleo armato delle Brigate Rosse, sul mezzanino della scalinata che portava alle aule professori della facoltà di Scienze politiche della Sapienza, colpito con sette proiettili calibro 32.

Due giorni dopo si celebrarono i funerali a Roma. Uno dei due figli, Giovanni, all'epoca venticinquenne, durante la messa, disse:

«Preghiamo per i nostri governanti. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore.

Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri.»

 

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