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Alzheimer, assistenza e cura sono a carico dello Stato: la decisione della Cassazione apre a class action in tutta Italia

Un articolo di ieri sul quotidiano capitolino Il Messaggero fa il punto sulla class action nata dal pronunciamento della Cassazione che, al termine di una battaglia legale durata vent´anni, ha finalmente dichiarato che i costi sopportati per le cure e l´assistenza dei malati di Alzheimer sono a carico del servizio sanitario nazionale. Quindi, dello Stato.
Con la conseguenza che "le famiglie lasciate sole ad affrontare la malattia, e a pagare per anni quasi duemila euro al mese per garantire assistenza ai parenti affetti da Alzheimer" hanno diritto ad essere risarcite.
Una questione non da poco, ma che ha a che fare con i diritti delle persone, e poco importa, pertanto, che le amministrazioni pubbliche, ed in particolare le regioni, che gestiscono i servizi sanitari nei territori, possono essere gravate da oneri economici di tutto riguardo.
Come nel caso della Regione Lazio, che, come scritto dal Messaggero "rischia adesso di dover rimborsare migliaia di cittadini per le spese di degenza delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali".
D´altra parte, ormai i giudici di merito stanno per pronunciarsi: dieci cause sono già incardinate al Tribunale civile di Roma, ma sono oltre cento le adesioni arrivate finora sul tavolo dell´associazione "Avvocato del Cittadino" promotrice dell´azione collettiva.
È proprio il quotidiano capitolino a dare conto della ultima vicenda giudiziaria: "Il Tribunale civile di Roma aveva dato ragione alla figlia di un anziano, condannando la Regione a risarcire la donna per le spese sostenute nel periodo in cui il padre era stato ricoverato. Secondo i giudici, i costi per l´assistenza dei pazienti affetti dal Morbo di Alzheimer, infatti, devono essere interamente a carico del Sistema sanitario nazionale, senza gravare su pazienti e familiari.
Una decisione che ha fatto da apripista per la class action avviata dall´associazione romana e rappresenta una speranza per i familiari dei malati che, ancora oggi, devono sobbarcarsi l´onere - il più delle volte esclusivo - di garantire un´adeguata assistenza medica ai propri cari, a meno che non abbiano un Isee sotto i 15mila euro. Come nel caso della signora Rosa, che da cinque anni sta accanto alla madre malata e insieme alla sorella si fa carico di tutte le spese. È la sua una delle cause già avviate".
«Non è facile – racconta – in questi anni abbiamo fatto grandi sacrifici. Nel 2016 per poche centinaia di euro non abbiamo avuto diritto alla compartecipazione e abbiamo dovuto pagare 1.800 euro al mese. Adesso hanno innalzato la soglia di reddito e paghiamo 1.100 euro, un po´ di meno ma comunque moltissimo. Conosco persone che hanno dovuto vendere casa, o che si sono dovute licenziare per assistere personalmente i genitori. Non è una situazione facile. Paghiamo perché abbiamo paura di ricevere delle ingiunzioni, ma non spetterebbe a noi». In molti casi, effettivamente, la regione Lazio ha agito contro le famiglie "morose", multandole e inviando cartelle esattoriali".
In realtà, per quanto adesso si stia dando corso ad una serie di class action sul punto, la decisione della Cassazione non è recentissima, essendo la Suprema Corte pervenuta alla conclusione più garantista per le famiglie dei malati già alcuni anni fa, come ricostruito dal periodico disabili.com.
L´assunto di partenza dal quale si è mossa la riflessioneè semplice: nel caso di patologie gravi o gravissime, la distinzione tra cura e assistenza diventa davvero difficile, e i due universi, quando non si toccano soltanto, arrivano addirittura a sovrapporsi.
La Cassazione ha quindi deciso che le famiglie di malati di Alzheimer ricoverati in strutture di lungodegenza non sono tenute a pagare alcuna retta ai Comuni. Il motivo è presto detto: secondo la Cassazione, l´Alzheimer è una patologia per la quale non è possibile distinguere tra assistenza e cura, pertanto le spese devono essere sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale.
La sentenza, la numero 4558 del 22 marzo 2012, arriva dopo una battaglia legale durata vent´anni, intentata da una famiglia veneta. Ricoverata nel 1992 in una casa di cura, una donna trevigiana affetta da Alzheimer non autosufficiente, aveva avuto bisogno di assistenza continua per tutto. Assistenza che veniva fornita dal comune di residenza della famiglia, alla quale il comune stesso richiedeva il pagamento delle spese (quasi 2.500.000 delle vecchie lire), in quanto i congiunti avevano un loro reddito, e dovevano quindi contribuire alle spese. Spese che si andavano a sommare ai costi del ricovero.
Dopo una prima sentenza del Tribunale di Treviso, che aveva condannato la famiglia a pagare, la Corte di Appello di Venezia, nel 2005 aveva riaperto la partita, annullando la condanna. Ha dunque messo la parola fine alla vicenda la sentenza della Cassazione, che ha dato ragione alla famiglia, diventando un importante precedente per tutti i famigliari dei malati di Alzheimer. Secondo la Corte, nel caso delle persone affette da questa patologia, si è di fronte a condizioni di salute nelle quali le prestazioni assistenziali e quelle sanitarie non sono scindibili, nelle quali inoltre esiste una netta prevalenza degli aspetti di natura sanitaria". Motivo per cui viene a determinarsi la totale competenza del Sevizio sanitario nazionale.
Nel giungere alla sua decisione, la Suprema Corte ha rigettato le istanze dei legali del comune, i quali hanno fatto presente che la giunta aveva applicato la regolamentazione regionale, relativamente alla suddivisione del budget in quote di spesa rimborsabili, che vede l´eccezione di quelle per l´assistenza. La Cassazione si è rifatta invece alla Costituzione italiana, ricordando come questa affermi il diritto alla salute come inviolabile.

 

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