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In questi anni ti odio ma ti prego, tu resta dall´altro capo della fune. Quel conflitto chiamato adolescenza

Capita sempre più spesso a tanti di noi, a tutti coloro, in particolare, che hanno la fortuna, ma anche la grandissima responsabilità, di essere genitori, papà o mamme.
Capita che ad un certo punto della vita, quando i figli finiscono di essere bambini e diventano adolescenti, le cose improvvisamente cambiano. Cambiano anche i rapporti. Quelli della fase precedente, fondati sulla immediata complicità, comprensione, su quel vivere gli uni per gli altri, gli uni immersi negli altri, lasciano spazio a rapporti conflittuali, quando, addirittura, sì stenta a riconoscersi. I ragazzi e le ragazze, queste ultime forse in misura apparentemente minore ma in realtà solo un po´ più latente e meno espressa, tendono a non riconoscere e riconoscersi più nei genitori, sembrando, alcune volte, che quelle senso crescente di estraneità sia anche espressione di odio.
Così come capita che i genitori, che molto spesso a quel punto non sono più una coppia ma due monadi che vivono separatamente dall´altro/a, e che per di più molto spesso sono così concentrati sulle dimensioni esterne, gli impegni professionali e lavorativi, per risultare molto distratti e poco attenti alle relazioni familiari e con i figli, se ne facciano una colpa, e non abbiano gli strumenti per intervenire, per sapere gestire una situazione del tutto nuova per loro. Così, la distanza cresce e sembra eterna.
Molto bene, ma è opportuno sapere che nulla accade per caso e che ci sono dei mutamenti fisiologici nell´età dell´adolescenza. Un´età in cui i teenagers sono posti di fronte a grandi messaggio comunali che dipendono dalle esperienze, dalle nuove relazioni, dalle nuove percezioni di sè e degli altri. Ecco che in questo preciso momento gli adolescenti sono alla ricerca di una nuova definizione di sé, di una nuova identità. Ecco le radici del conflitto.
Nel 2015, Gretchen Schmelzer, una psicologa statunitense, scrisse una lettera bellissima "La lettera che il tuo adolescente non può scriverti" (A letter your teenager can´t write you, Schmelzer G., 2015). Eccone un passaggio, che può aiutare molti di noi a gestire una situazione comune e tremendamente difficile, a tal punto da far tremare i polsi:
La lettera che il tuo adolescente non può scriverti
 
Caro Genitore,
Questa è la lettera che vorrei poterti scrivere.
Di questa battaglia in cui siamo, ora. Ne ho bisogno. Io ho bisogno di questa lotta. Non te lo posso dire perché non ho le parole per farlo e in ogni caso non avrebbe senso quello che direi. Ma, sappi, che ho bisogno di questa lotta. Ne ho bisogno disperatamente.
Ora ho bisogno di odiarti, e ho bisogno che tu sopravviva a questo odio. Ho bisogno che tu sopravviva al mio odiarti, e al tuo odiare me. Ho bisogno di questo conflitto, anche se, nello stemmo momento, pure io lo detesto. Non importa nemmeno su cosa stiamo a litigare: sull´ora di rientro a casa, sui compiti, i panni sporchi, sulla mia stanza incasinata, sull´uscire, sul restare a casa, sull´andare via di casa, vivere in famiglia, fidanzato, fidanzata, sul non avere amici, o sull´avere cattivi amici. Non ha importanza. Ho bisogno di litigare con te su queste cose e ho bisogno che tu lo faccia con me.
Ho disperatamente bisogno che tu mantenga l´altro capo della corda. Che lo mantieni forte mentre io strattono l´altro capo dalla mia parte, mentre cerco di trovare appigli e punti d´appoggio per vivere questo mondo nuovo in cui mi sento dentro. Prima sapevo chi io fossi, chi fossi tu, chi fossimo noi. Ma ora, non lo so più. In questo momento sono alla ricerca dei miei confini e a volte riesco a trovarli solo quando tiro questa fune con te. Quando spingo tutto quello che conoscevo al suo limite.
In quel momento io mi sento di esistere, e per un minuto riesco a respirare. E lo so che ti manca quel dolcissimo bambino che ero. Lo so, perché manca quel bambino manca anche a me e a volte questa nostalgia è quello che rende tutto così doloroso in questo momento.
Io ho bisogno di questa lotta e ho bisogno di vedere che i miei sentimenti, non importa quanto tremendi o esagerati siano, non distruggeranno nè me e né te. Ho bisogno che tu mi ami anche quando sono il peggiore, anche quando può sembrare che io non ti ami. In questo momento ho bisogno che tu ami te stesso e me, che tu ci ami entrambi e per conto di tutti e due. Lo so che fa schifo essere antipatici e avere l´etichette di "ragazzo cattivo". Anche io provo la stessa cosa dentro, ma ho bisogno che tu la tolleri, e che ti faccia aiutare da altri adulti a farlo. Perché io non posso farlo in questo momento. Se vuoi stare insieme ai tuoi amici adulti e fare un "gruppo di auto-mutuo-aiuto-per-sopravvivere-al-tuo-adolescente", fa´ pure. O parlare di me alle mie spalle, non mi importa. Solo ti chiedo di non rinunciare a me, di non rinunciare a questo conflitto. Io ne ho bisogno.
Questa battaglia con te mi insegnerà che la mia ombra non è più grande della mia luce. Questo conflitto mi insegnerà che i sentimenti negativi non significano la fine di una relazione. Questo è il conflitto che mi insegnerà come ascoltare me stesso, anche quando questo potrebbe deludere gli altri.
E questa battaglia particolare, finirà. Come ogni tempesta, sarà spazzata via. E io dimenticherò, e tu dimenticherai. E poi tornerà di nuovo. E allora io avrò bisogno che tu regga la corda ancora. Avrò bisogno di questo ancora per anni.
Lo so che non c´è nulla di intrinsecamente soddisfacente in questa situazione per te. Lo so che probabilmente non ti ringrazierò mai per questo, o neanche riconoscertelo. Anzi probabilmente ti criticherò per tutto questo duro lavoro. Sembrerà come se niente che tu faccia sia mai abbastanza per me. Eppure, mi affido interamente alla tua capacità di restare in questa battaglia. Non importa quanto io polemizzi, non importa quanto io mi lamenti. Non importa quanto io mi chiuda in silenzio.
Per favore, resta dall´altro capo della fune. Sappi che stai facendo il lavoro più importante che qualcuno possa mai fare per me in questo momento.
Con amore, il tuo teenager.
Fonte: Gretchen L Schmelzer PhD - Il testo originale, in lingua inglese è stato tratto da: www.gretchenschmelzer.com

 

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