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SC: sufficiente IP per individuare autore sostituzione abusiva persona su Fb

I giudici della Quinta Sezione della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20485 del 9 maggio 2018, hanno affermato il principio secondo cui è sufficiente accertare l´indirizzo IP di un dispositivo per individuare il responsabile del reato di accesso abusivo e sostituzione di persona.

I Fatti
La Corte di Appello di Milano cemetteva sentenza con la quale confermava quella del Tribunale di Monza, con la quale l´imputato era stato condannato, all´esito del giudizio abbreviato, per il reato di accesso abusivo a sistema informatico e sostituzione di persona, ex art. 615 ter cod. pen.. . Avverso la citata decisione, veniva proposto dall´imputato ricorso per cassazione deducendo un unico motivo.

Con il ricorso la difesa del ricorrente denunciava la mancata valutazione dei motivi di appello con i quali veniva censutala motivazione della sentenza di primo grado che in ordine alla identificazione dell´autore della condotta di abusiva introduzione nei profili Facebook delle persone offese, aveva utilizzato in mancanza di elementi individualizzanti, specifiche deduzioni tecniche.


Ragioni della Decisione
I giudici di legittimità della Quinta Sezione ha ritenuto infondato il ricorso.
Con l´atto di impugnazione il ricorrente sostanzialmente poneva l´attenzione sul tema della attribuibilità delle condotte illecite consumate mediante accesso ed uso della rete attraverso una postazione informatica.
Sul punto hanno ricordato i giudici della Corte che è assolutamente pacifico che si possa arrivare alla individuazione dell´autotore dell´accesso, attraverso la prova dell´utilizzazione di un sistema telematico mediante specifici accertamenti tecnici. Con questo sistema si può quindi arrivare con certezza a identificare l´´operatore che abbia effettuato connessioni attraverso un dispositivo connesso alla rete attraverso l´indirizzo IP.

I giudici di legittimità hanno ritenuto non fondate le censure mosse dal ricorrente, infatti i giudici della corte territoriale avevano fatto emergere come dagli elementi indiziari, complessivamente apprezzati, si sia pervenuti alla conclusione di attribuire la illecita condotta all´imputato, in quanto lo stesso era risultato essere stato l´esclusivo utilizzatore del personal computer collegato all´indirizzo IP.
Non meritevole di accoglimento è stata giudicata poi la doglianza relativa alla mancata assunzione della prova che l´imputato aveva sollevato con i motivi d´impugnazione.


Sul punto i giudici della Quinta Sezione hanno evidenziato come " la mancata assunzione di una prova decisiva nel giudizio abbreviato non condizionato non sia deducibile come motivo di ricorso per cassazione (Sez. 5, Sentenza n.27985 del 05/02/2013, Rv. 255566, N. 5931 del 2006 Rv. 233845, N. 15086 del 2011 Rv. 249910), in presenza di una mera sollecitazione dell´imputato all´esercizio dei poteri giudiziali officiosi in tema di prova (Sez. 6, Sentenza n.15086 del 08/03/2011Ud. (dep. 13/04/2011) Rv. 249910.) ".
Appurato pertanto la correttezza della ricostruzione logico giuridica effettuata dalla Corte Territoriale nel rigettare l´atto di appello, in applicazione del pacifico indirizzo della stessa Corte, che preclude in sede di legittimità ogni rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata (Sez. 5, n. 1803 del 13/06/2016, Dragone, Rv. 38304; Sez. 2, n. 8076 del 21/11/2012, dep. 2013, Consolo, Rv. 254535), i giudici hanno concluso per il rigetto del ricorso
Si allega sentenza





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