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Anna Maria Franzoni è passata alla cassa, ora basta, lasciatela in pace

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E' tornata in libertà Anna Maria Franzoni. 

Ha scontato i suoi anni. Punto. 

Una vicenda orribile, che sconvolse l'Italia.
Da quel commento rilasciato dalla dottoressa Ada Satragni – vicina di casa – che disse:a quel bambino è scoppiata la testa, prese il via un carosello di orrori.
Non vogliamo rimetterci né mani né naso.
Troppo male, troppo buio da non non sfiorare più.
E poi chi conosce gli atti di quel processo? 
Poche persone. Federico Grosso e Taormina.
I Pm. I carabinieri dei Ris. I giudici. Fa tutto parte di un processo ormai celebrato, con sentenza passata in giudicato.
Come sarebbe bello un paese in cui – quando hai espiato la pena – non ti rompono più le scatole. Basta giornalisti, bellezza.
Questa dovrebbe essere la regola di un paese civile. Hai espiato la tua condanna, hai pagato la tua pena ? Bene, nessuno può più scrivere di te, della tua vita, di ciò che hai passato bagnando le camicie o i vestiti con il sudore.

 Invece, no. I giornalisti ritrovano slancio e cannibalizzano nuovamente l'opinione pubblica con uno spettacolo mediatico sul quale avrebbe dovuto calare il sipario da tempo.
Non mi interessa ciò che fece di orribile quella donna, se lo fece.
Se lo ha fatto, ormai lo ha fatto. Quel bambino straziato me lo voglio dimenticare.
Ciò che non va bene è rimestare tutta la zuppa nel pentolone.
O i giornalisti si mettono in testa di fare giornalismo d'inchiesta, stile Una pallottola nel cuore con Gigi Projetti, oppure devono lasciare il colpo.
Chi subisce un processo e salda il conto, va lasciato vivere.
Nella sua ansia da reprobo. Quella, nessun Tribunale potrà mai sottrargliela.
Dal carico emotivo di un condannato non si estirpa la paura, il panico. Sto facendo il lavoro che deve fare un avvocato. Non difendo la Franzoni.
Quel processo mi fa orrore.
Sto difendendo un principio che sta a garantire tutti noi. Nel film The Post il direttore del giornale – il Washington Post – fa capire al proprio editore, una sensibile Maryl Streep, che difendere la libertà di stampa dei giornalisti – quando lavorano a difesa della democrazia – non è la battaglia isolata di una sola testata.
E' semmai la guerra di tutte.
Perciò, invocare la quiete, dopo una tempesta giudiziaria che ha inchiodato l'Italia per anni davanti al video, non è questione di una sola famiglia.
E' in gioco la libertà di tutti. Dopo i processi, dopo le condanne, quando si è passati alla cassa, basta,bellezza, tu non scrivi manco più un rigo.

 Un tempo Beniamino Placido, sulfureo intellettuale che scriveva da dio, disse che il Festival di Sanremo era il centro mitologico dell'Italia. Sapete perchè ?
Perchè era la stampa a farne una creatura mitica.
La stampa ha un potere enorme che deve fermarsi davanti a quanto è stato giudicato.
Altrimenti ha più potere di altri poteri e questo non è corretto.
Accettate le cose come fa la giustizia e non scherzate con i vecchi fantasmi.

 

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