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Annamaria Franzoni e il quarto grado di giudizio, quello di Facebook

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Sono le 8.30 del mattino del 30 gennaio del 2002, quando una donna di Cogne, in Val d'Aosta, telefona al 118 dicendo che suo figlio sta vomitando sangue. È Annamaria Franzoni, e il suo bambino, Samuele, tre anni, viene trovato dai medici con numerose ferite alla testa e alle mani. A sei anni dal delitto viene condannata in via definitiva per omicidio a una pena di 16 anni: secondo la sentenza colpì il figlio alla testa per 17 volte, con un oggetto mai identificato e mai ritrovato. Dal 2014 viene posta agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Ripoli Santa Caterina, in provincia di Bologna. Nell'autunno del 2018 la fine della pena: Annamaria Franzoni torna ad essere una donna libera. La notizia viene resa pubblica solo pochi giorni fa, a febbraio 2019.

 

"Ma com'è possibile? I conti non tornano!" insorge inorridito il Tribunale di Facebook invocando la pena capitale o, a voler essere buoni, il salviniano "Doveva marcire in galera". Non potevano assolutamente mancare quelli che "E Corona…per due foto?", insieme all'immancabile "La legge non è uguale per tutti" che sta bene ovunque. Le pance affamate di giustizia non perdonano alla Franzoni di essersi sempre dichiarata innocente. E lo avrebbe confermato anche in questa circostanza: "Da un lato sono contenta (per aver terminato di scontare la pena…), dall'altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io". Questo, per i giudici della Rete, è intollerabile. La Franzoni è stata insultata sui social network, fatta oggetto di scherno e meme, è stata definita "raccomandata" per il trattamento penitenziario e per la libertà anticipata.

 

I conti tornano eccome, e la spiegazione è semplice: i 16 anni di pena (e non di carcere) si sono ridotti a meno di 11 grazie a tre anni di indulto e ai giorni concessi di liberazione anticipata, il cui presupposto è che il detenuto partecipi all'opera di rieducazione e di reinserimento nella società come indicato all'art. 27 della Costituzione: è possibile –infatti- ottenere fino a 45 giorni ogni semestre di detenzione, considerando anche quella domiciliare. Annamaria Franzoni ora è libera perché ha scontato la sua pena. Non ha ricevuto uno "sconto" ma ha usufruito dei benefici previsti dalla legge. Non servono a nulla quindi le imprecazioni, abbastanza retoriche, sulla mancanza di "certezza della pena": i benefici sono previsti con certezza dalla legge. È la linea di demarcazione tra giustizia e giustizialismo. Ma in un paese dominato da un'ignoranza diffusa in materia giuridica e pervaso da risentimenti giustizialisti, era quasi impensabile attendersi una reazione diversa dallo sdegno. Abbiamo già dubitato, commentato e criticato esternando tutta la nostra riprovazione per quel sangue innocente versato. È arrivato il momento di deporre le armi, anzi, i commenti. Non lo farà mai più, dice il tribunale di Sorveglianza che l'ha definita non socialmente pericolosa, ora vuole essere lasciata in pace, dimenticata, e probabilmente vivrà una vita tranquilla in seno alla sua famiglia.

 

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