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Arrestato il giudice Francesco Bellomo, maltrattamento ed estorsione ai danni delle borsiste

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Il provvedimento era atteso da tempo, da quando, con incredulità, l'intera Italia aveva appreso dai servizi ai telegiornali come anche dalle interviste rilasciate dalle sue ex studentesse, come un magistrato di punta della Giustizia amministrativa, Consigliere di Stato da anni, Francesco Bellomo, fondatore ed anima di una tra le scuole di preparazione al concorso di magistratura più note d'Italia,  si fosse reso protagonista di condotte moralmente inammissibili, di minaccia, coercizione, ed addirittura estorsione nei confronti di numerose studentesse. Che erano state obbligate dal giudice ad una serie di atteggiamenti compiacenti, secondo un codice da lui stesso costruito, che andavano dall'indossare abiti succinti ed in grado, probabilmente, di compiacerlo, ad una serie di norme cui attenersi nelle relazioni sentimentali da esse eventualmente intraprese.  Incredibile che tutto ciò si possa essere consumato nel silenzio di chi, riteniamo tanti, suoi colleghi e non, sapeva,  probabilmente ammiccava e non parlava. Incredibile che ad un soggetto di questa tipologia possa essere stato per anni consentito frequentare palazzo Spada ed importanti sedi istituzionali e decidere  "in nome del popolo italiano" su questioni  anche rilevanti delle nostre istituzioni e della vita quotidiana di migliaia di cittadini, imprenditori, rappresentanti di realtà economiche.  Ciò nonostante,  continuava ad insegnare, anche dopo essere stato estromesso  dai collegi di cui faceva parte. Le riprese su YouTube delle sue lezioni hanno dato a tutti il senso dell'impunità assoluta, diventata in Italia abuso ed arbitrio. Ed è per questo che sono stati in tanti,  stamane, a gioire per un atto finalmente coerente anche se assunto con inescusabile ritardo, il suo arresto. Una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata infatti notificata a Francesco Bellomo, ex giudice barese del Consiglio di Stato, docente e direttore scientifico dei corsi post-universitari per la preparazione al concorso in magistratura della Scuola di Formazione Giuridica Avanzata 'Diritto e Scienza'.

Bellomo risponderà dei reati di maltrattamento nei confronti di quattro donne, tre borsiste e una ricercatrice, alle quali aveva imposto anche un dress code, ed estorsione aggravata ai danni di un'altra corsista. Come ricorda Ansa, le borsiste della Scuola di Formazione dovevano "attenersi ad un dress code suddiviso in 'classico' per gli 'eventi burocratici', 'intermedio' per 'corsi e convegni' ed 'estremo' per 'eventi mondani'" e dovevano "curare la propria immagine anche dal punto di vista dinamico (gesti, conversazione, movimenti), onde assicurare il più possibile l'armonia, l'eleganza e la superiore trasgressività' al fine di pubblicizzare l'immagine della scuola e della società". Regole, addirittura, scritte nel contratto ad essere presentato prima della loro ammissione ai corsi e che obbligatoriamente doveva essere da loro sottoscritto. Dimostrazione, questa, nel senso di impunità assoluta di cui Bellomo riteneva di beneficiare. L'abbigliamento definito "estremo" - annota ancora l'agenzia di stampa -  prevedeva "gonna molto corta (1/3 della lunghezza tra giro vita e ginocchio), sia stretta che morbida + maglioncino o maglina, oppure vestito di analoga lunghezza"; quello "intermedio" "gonna corta (da 1/3 a ½ della lunghezza tra giro vita e ginocchio), sia stretta che morbida + camicetta, oppure vestito morbido di analoga lunghezza, anche senza maniche; il "classico" "gonna sopra il ginocchio (da ½ a 2/3 della lunghezza tra giro vita e ginocchio) diritta + camicetta, oppure tailleur, oppure pantaloni aderenti + maglia scollata. Alternati". Ed ancora, "gonne e vestiti di colore preferibilmente nero o, nella stagione estiva, bianco. Nella stagione invernale calze chiare o velate leggere, non con pizzo o disegni di fantasia; cappotto poco sopra al ginocchio o piumino di colore rosso o nero, oppure giacca di pelle. Stivali o scarpe non a punta, anche eleganti in vernice, tacco 8-12 cm a seconda dell'altezza, preferibilmente non a spillo. Borsa piccola. Trucco calcato o intermedio, preferibilmente un rossetto acceso e valorizzazione di zigomi e sopracciglia; smalto sulle mani di colore chiaro o medio (no rosso e no nero) oppure french".

Ad alcune era imposto "il divieto di contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa". Tutti particolari contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per i reati di maltrattamenti ed estorsione. 

Bellomo è anche indagato per i reati di calunnia e minaccia ai danni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. L'accusa, contenuta nell'ordinanza di arresto per maltrattamenti ed estorsione nei confronti di cinque ex borsiste, risale al settembre 2017, quando Conte era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi su Bellomo.

L'ex magistrato - racconta ancora Ansa  -aveva citato per danni dinanzi al Tribunale di Bari Conte e un'altra ex componente della commissione disciplinare, Concetta Plantamura, "incolpandoli falsamente" di aver esercitato "in modo strumentale e illegale il potere disciplinare", svolgendo "deliberatamente e sistematicamente" una "attività di oppressione" nei suoi confronti, "mossa - denunciava Bellomo - da un palese intento persecutorio, dipanatosi in un numero impressionante di violazioni procedurali e sostanziali, in dichiarazioni e comportamenti apertamente contrassegnate dal pregiudizio".

Pochi giorni dopo la notifica della citazione e nell'imminenza della seduta del Plenum per la discussione finale del procedimento disciplinare a suo carico, Bellomo avrebbe depositato una memoria chiedendo "l'annullamento in autotutela degli atti del giudizio disciplinare per vizio di procedura" e il suo "proscioglimento immediato" per "evitare ogni ulteriore aggravamento dei danni ingiusti già subiti". Per la Procura di Bari, Bellomo avrebbe così "implicitamente prospettato oltre all'aggravarsi dell'entità del risarcimento chiesto, anche il possibile esercizio di azioni civili in caso di ulteriori danni". Avrebbe quindi minacciato Conte e Plantamura "per turbarne l'attività nel procedimento disciplinare a suo carico - si legge nell'imputazione - e impedire la loro partecipazione alla discussione finale, influenzandone la libertà di scelta e determinando la loro estensione, benché il CPGA avesse votato all'unanimità, ed in loro assenza, l'insussistenza di cause di astensione e ricusazione".

 

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