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Avvocati: cialtroni o baluardi di libertà?

Giuseppe Caravita

Attingendo alla realtà quotidiana, sia l'uomo comune sia il libero professionista si trovano quotidianamente notizie di non facile lettura.

Per essere precisi, non è di facile lettura il messaggio trasversale che passa insieme alla notizia.
Questa settimana, ad esempio abbiamo avuto un incidente terrificante su un'autostrada, dove è esplosa una cisterna. Morti, feriti, danni ingentissimi.
Immediatamente è fiorita sui social una organizzazione, non meglio qualificata (associazione? Società di Capitali?) che ha offerto di farsi carico delle azioni di risarcimento assumendosi addirittura le spese delle procedure. Una espressione in particolare mi ha colpito "I nostri legali": mi domando cosa voglia dire questa espressione.
L'avvocato non è, che io sappia, di nessuno. L'affermazione è dunque studiata e non buttata lì: voi non dovete preoccuparvi del rapporto con l'avvocato (ah, malandrino) perché gli avvocati sono i nostri.
Cioè abbiamo: accaparramento di clientela, interposizione tra assistito e avvocato, interruzione del rapporto di fiducia, avvocati che lavorano su istruzioni impartite dall'ideatore della intrapresa e non certamente secondo il proprio convincimento, società di capitali che operano sul mercato legale riservato agli avvocati, da un lato.
E dall'altro, quello nostro, il silenzio totale. Chi dovrebbe intervenire, con lo stesso clamore e con gli stessi mezzi usati da chi si propone in questo modo, tace.
Sui social si levano indignate le voci dei singoli, o delle associazioni. Ma non è la stessa cosa.
Chi usa il bastone contro i suoi stessi Colleghi, sospendendo, esigendo, costringendo ad accettare a cose fatte prebende, compensi, giornali di cui non viene pubblicato il bilancio, rimane inerte e silente davanti a un simile scempio, che mortifica la professione.
Questo silenzio, ovviamente, autorizza coloro che si lanciano in simili imprese a sentirsi dalla parte della ragione. Non una parola sulla correttezza etica, morale, professionale. Non un dubbio sulla legittimità dell'operato proviene da chi ci rappresenta.
E noi dunque siamo soli, come al solito, pronti ad andare ad un Congresso in cui si parlerà dell'Avvocato nella Costituzione, mentre tutt'intorno c'è chi fa scempio delle regole che rispettiamo solo noi, avvocati veri.
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Succede poi da un altro lato, che il professore Nando Dalla Chiesa si opponga all'ingresso dell'Avvocato Maria Teresa Zampogna nella Commissione Regionale Antimafia della Regione Lombardia motivando la propria posizione con la circostanza che la collega ha assunto la difesa di persone accusate di reati mafiosi.
Dimenticando cosi, o fingendo di dimenticare che l'avvocato non può essere identificato con il crimine contestato al suo assistito.
Molto ci sarebbe da dire, molto hanno detto associazioni e singoli.
Silenzio, invece, assordante da parte di chi ci rappresenta. Questo vuoto penumatico delle nostri istituzioni forensi, occupate in altri pensieri che non sono i nostri (evidentemente) aiuta chi vorrebbe l'isolamento della classe forense, l'estraniamento di un corpo sociale da una funzione fondamentale, che è quella della difesa del diritto non in astratto, ma sul campo.
Questo silenzio, questa pervicace assenza di lealtà solidale verso il proprio corpo elettorale sicuramente alimenta il dubbio: Avvocati, cialtroni o baluardi di libertà?

 

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